di
Giulia Taviani

Dieci anni fa moriva l’artista simbolo degli Ottanta, insieme a Madonna (con cui ebbe una relazione) e Michael Jackson. Causa ufficiale del decesso, overdose. Ma Prince aveva sempre condannato pubblicamente le droghe

Per Prince il tempo era solo «un trucco», qualcosa di irreale. Non festeggiava il compleanno, non contava i giorni, lasciava solo che il sole sorgesse e la luna calasse in un loop infinito. Un passare di cui, forse, nemmeno si rendeva conto, concentrato com’era sulla sua musica. Il tempo però passa, e dall’ultima volta che abbiamo visto e sentito Prince Rogers Nelson, o semplicemente Prince, sono passati dieci anni.

Aveva 57 anni quando è stato ritrovato, senza vita, nella sua tenuta di Paisley Park, fuori Minneapolis, dove è nato, cresciuto e morto a causa di un’overdose accidentale di fentanyl. Aveva 57 anni, ma il catalogo che ha lasciato sembra raccontare una vita molto più lunga: 39 album in studio, quattro dal vivo e varie compilation. Senza considerare gli oltre 50 video musicali completamente prodotti ma mai pubblicati e – probabilmente – ancora molte canzoni da ascoltare.



















































Simbolo degli anni Ottanta insieme a Madonna e Michael Jackson, nel corso della vita ha cambiato nome, look e religione, avvicinandosi ai Testimoni di Geova non tanto come una conversione ma più come una «riscoperta». Con le sue mise sgargianti ed eccentriche è stato innovativo non solo sul fronte dell’estetica ma anche su quello della musica, lottando contro le case discografiche che lo facevano sentire «in schiavitù», sognando un mondo dove la sua creatività potesse vagare libera.

Il contratto a 20 anni e i 27 strumenti suonati nel primo album

Prince Rogers Nelson nasce il 7 giugno 1958 a Minneapolis, città a cui rimarrà attaccato tutta la vita, tanto da costruire lì il complesso di Paisley Park dove morirà. Anzi, è anche merito suo se Minneapolis, città con il più alto tasso di omicidi d’America, riemerge sulla mappa, capace di riscattarsi grazie al suo figlio prediletto.

La sua famiglia, composta da altri otto fratelli, non è ricca. In un’intervista Prince racconta che a volte stava fuori da McDonald’s «e annusavo roba». Nel 1985 a Rolling Stone ha raccontato: «Ero molto amareggiato quando ero giovane. La povertà fa arrabbiare le persone, fa emergere il loro lato peggiore». Una situazione peggiorata dal difficile rapporto con i genitori, che divorziarono quando lui era ancora piccolo. Con il padre si riconcilierà intorno agli anni ’80, quando lo inviterà a collaborare a diversi progetti tra cui Around The World in a Day del 1985.

Eppure, Prince trova la forza nella musica – tramandata dai genitori, entrambi artisti jazz – e impara da solo a suonare. Durante il liceo viene notato dal produttore Jimmy Jam che, nel 1978, lo aiuterà a firmare, a 20 anni, il contratto discografico con la Warner Bros, con cui produrrà l’album For You. 

Pare che per questo progetto si sia occupato di tutto lui, suonando ogni strumento: 27 in tutto. Ma è solo grazie a Prince, l’album omonimo, che può assaporare il successo e un tour di quasi 40 date. Imbevuto della cultura funk anni ’70, figlio della Motown, orgoglio degli afroamericani, trasporta questa stessa cultura alla decade successiva, adattandola alle atmosfere più sintetiche dell’epoca.

Il look androgino

Negli anni Ottanta che Prince si presenta al pubblico con un nuovo look, androgino e volutamente ambiguo, con provocazioni e allusioni al sesso che si inseriscono – insieme alla denuncia sociale – nei brani del nuovo progetto Controversy. Uno stile che manterrà per tutta la vita, accentuandolo e giocandoci, con le sue mise sgargianti ed eccentriche.

È con 1999, album del 1982, che diventerà un esponente del rock di tutto il mondo, dei bianchi e dei neri, senza distinzione alcuna, ottenendo perfino un Oscar come miglior colonna sonora per Purple Rain, film in cui esordì come attore. Un rapporto, quello con il cinema, che consoliderà firmando la colonna sonora anche del Batman di Tim Burton. Sarà lui poi a firmare brani storici come Nothing Compares 2 U, portata al successo da Sinead O’Connor, o Kiss di Tom Jones. Ma fu anche autore per Madonna, Cyndi Lauper e Chaka Khan.

Con il passare degli anni però le vendite iniziarono a scarseggiare e i tour a ottenere meno successo. Ci riprovò anche con il cinema, con Under the Cherry Moon dove compare sia come protagonista che come regista: la pellicola gli valse però i Razzie Awards, il sarcastico premio per il peggior film dell’anno. Gli album del ’92 (Love Symbol Album) e del ’94 (Come) saranno di fatto gli ultimi progetti realizzati con una major. Nel 1995 si presenta ai Brit Award con la scritta «Slave» (schiavo) sul viso: «I contratti discografici sono proprio come schiavitù» dice.

La lotta contro le major

Nel 1996 abbandona la Warner Bros e taglia con il sistema delle major. A Rolling Stone nel 2014 dichiara: «La prima cosa che cercano è il personaggio. Meglio se fa subito qualche scandalo, partecipa a un reality show o se salta fuori un sex tape rubato. Li costruiscono alla perfezione». 

Prince vuole avere maggiore controllo sulla sua musica. È sotto l’etichetta EMI che verranno pubblicati gli album Emancipation (dedicata alla moglie e al figlio scomparso a pochi giorni dal parto), Newpower Soul, 1999: The New Master (nuova versione dell’album pubblicato con la Warner Bros) e Rave Un2 the Joy Fantastici.

Ma anche con i musicisti fatica a lavorare. Jam e Terry Lews dei Time vengono licenziati per aver saltato uno spettacolo, mentre Wendy Melvoin e Lisa Coleman dei The Revolution vengono lasciate a casa inaspettatamente nonostante il successo di cinque album. In sua difesa, sempre a Rolling Stone, l’artista confessa di lavorare così intensamente, e di dormire così poco, che «non c’è una persona in giro che possa rimanere sveglia di più, la musica è ciò che mi tiene sveglio».

La guerra legale allo streaming

Nel 2015 porta la lotta a un altro livello e, senza dare spiegazioni, ritira tutte le sue canzoni dai servizi di streaming online, ad eccezione di Tidal, il servizio diventato celebre dopo essere stato acquistato da Jay-Z per riprendere il controllo sui cataloghi in streaming. 

Per un periodo i legali del cantante hanno cercato di far cancellare tutta la sua musica anche da YouTube: «Vuole che tutti tolgano la sua musica e una volta fatto che possano negoziare le sue edizioni» spiegavano. Nel 2015 racconterà al Guardian: «Ditemi un solo musicista che si sia arricchito con le vendite digitali».

La conversione ai Testimoni di Geova e il cambio di nome

Sul finire del vecchio millennio, Prince cambia vita: diventa vegetariano, si converte ai Testimoni di Geova («Non la vedo davvero come una conversione – ha raccontato al New Yorker nel 2008 -. Di più, sai, è una realizzazione») e toglie riferimenti sessuali dalle sue canzoni, portando avanti la sua lotta contro l’industria discografica. The Rainbow Children viene reso disponibile solo per il download. 

Cambia anche nome, sostituendolo con un simbolo che combina le icone tradizionali per maschi e femmine. Diventa così noto come «Simbolo» o «Squiggle», essendo difficile per la stampa riprodurre quei simboli. Tale scelta viene fatta contro la casa discografica che possedeva i diritti sul nome «Prince». Ritornerà a usare il suo vero nome solo nel 2000, dopo aver rescisso definitivamente il contratto con la Warner Bros.

La perdita dell’unico figlio Amiir

Ma il nuovo millennio non parte al meglio anche a causa del divorzio da Mayte Garcia. I due si erano sposati nel 1996, quando la donna aveva 22 anni, ma il loro incontro risale a molto prima, quando lei era appena sedicenne e lui ne aveva 35 di anni, dopo che la donna le aveva inviato una videocassetta nella quale ballava. Garcia racconta che l’uomo le scrisse una volta di essere innamorato di lei «perché non hai una storia, e la cosa più bella è che non ne desideri una».

Il divorzio arriva in seguito alla tragica perdita del loro primo figlio, Amiir, deceduto pochi giorni dopo la nascita a causa della sindrome di Pfeiffer, una malattia genetica rara. La donna ha parlato della loro storia nel libro The Most Beautiful, nel quale ha descritto quell’amore mai davvero superato e il legame artistico che li ha uniti. 

Ricorda, in particolare, il gelo che è sceso nella coppia dopo la perdita e di come, una settimana dopo, Prince, trovandola in lacrime, le annunciò che avrebbero partecipato a un’intervista con Oprah, dove avrebbero parlato del figlio come se fosse ancora vivo. Dopo due anni si risposerà con Manuela Testolini, canadese di origini italiane più giovane di lui di 19 anni, da cui ha divorziato dopo cinque anni.

È anche grazie alle sue relazioni che Prince, sempre accompagnato da nuove fidanzate, diventa icona di disinibizione sessuale: da Kim Basinger (che incontra sul set di Batman) all’artista e modella Vanity, da Apollonia a Sheena e Jill… Oltre alla stessa Madonna.

Il biglietto per il concerto a 31 sterline e 21 cent

Il 21 marzo 2006 pubblica il suo 31esimo album in studio chiamandolo proprio 3121. Numeri che torneranno: Prince pretende che i biglietti per le date del tour, in posti enormi come l’O2 Arena di Londra, siano venduti al prezzo di 31,21 sterline

Dopo il divorzio dalla Warner Bros la libertà di godersi la musica diventa totale: «Oggi scrivo più di quello che registro e suono molto più dal vivo – racconta a Rolling Stone nel 2014 – Non ho un’agenda di impegni da rispettare, non ho legami contrattuali. Non credo sia mai esistito un musicista tanto autosufficiente e privo di obblighi». 

Leggenda vuole che Prince si fosse imposto di scrivere almeno una canzone al giorno. Nel 2015 disse al Guardian che non si affezionava alla musica vecchia «perché se lo facessi non potrei andare avanti e non ci sarebbe spazio per una nuova canzone».

Nel 2006 realizza la colonna sonora della sfilata milanese di Donatella Versace e per il decennio successivo si dedica a lavori meno mainstream. È del 2007 invece il suo spettacolo al Super Bowl, entrato nella top ten delle migliori esibizioni.

Gli ultimi giorni

Il 14 aprile 2016, mentre è di ritorno a casa dopo un concerto ad Atlanta, si sente male. È in volo sul suo aereo privato e costringe il pilota a un atterraggio di emergenza nell’Illinois. I medici gli somministrano del naloxone, il farmaco che viene usato in caso di overdose per bloccare gli effetti degli oppioidi, e lo ricoverano in ospedale. 

Prince però, dopo essersi ripreso, firma per uscire e viene riportato a casa. «Non avrebbe mai dovuto lasciare quell’ospedale – avrebbe poi raccontato il cugino Charles Smith a E! – . È tornato in aereo a Minneapolis. E io ero tipo: “Cosa? Chi mai lo farebbe?”. Dopo che era quasi morto sull’aereo. Tutti quelli che erano nella sua cerchia avevano la possibilità di dire o fare qualcosa. Non aveva possibilità di cavarsela».

Il giorno seguente viene avvistato in giro per Chanhassen – sua città natale – su una bicicletta. In serata partecipa prima a un evento all’Electric Fetus di Minneapolis – un popolare negozio di dischi – per il Record Store Day, poi fa una breve apparizione a una festa improvvisata a Paisley Park. Il 19 aprile assiste al concerto di Lizz Wright al Dakota Jazz Club. Nonostante dica di stare bene, la verità è un’altra, e lo dimostrano le date cancellate dei suoi spettacoli.

Il 20 aprile Prince viene visitato dal dottor Michael Schulenberg, il 21 ha in programma alcuni esami e il 22 deve incontrare il dottor Howard Kornfield. Il giorno prima arriva in città suo figlio, Andrew Kornfeld, che atterra a Minneapolis per consegnare al medico curante un farmaco usato per la dipendenza da oppiacei. Andrew incontra intorno alle 9 del mattino il bodyguard e confidente di Prince, Kirk Johnson, preoccupato perché l’artista non risponde alle sue chiamate. Quando arrivano a Paisley Park lo trovano senza vita.

I misteri sulla morte per overdose

Alle 9,43 chiamano il 911. Prince viene dichiarato morto alle 10,07. Secondo il comunicato stampa che verrà diffuso il 2 giugno dal Midwest Medical Examiner’s Office della contea di Anoka, il decesso del musicista è da attribuire a un’overdose accidentale di fentanyl. La mattina della morte, la polizia racconta di aver trovato pillole sparse per tutta la casa, alcune tra le coperte, altre ancora mescolate insieme nella stessa bottiglia. 

Secondo il procuratore della contea di Carver, Mark Metz, si trattò di un incidente: pare volesse assumere del Vicodin per gestire il dolore, ma aveva inconsapevolmente preso «pillole contraffatte con fentanyl» che gli sono state fatali. Era dagli anni Ottanta che prendeva antidolorifici: inizialmente a causa di un incidente avuto sul palco, per lenire i dolori alla schiena, all’anca e al ginocchio, poi per calmare i nervi e tenere a bada l’ansia. 

Anche se, secondo il Daily Mail, pare li assumesse perché affetto da Aids, contratto durante gli anni Novanta ma sviluppato solo mesi prima della morte. Il giornale aggiunge che Prince non aveva voluto sottoporsi a cure mediche specifiche perché, diceva, «mi curerà la preghiera». In ogni caso, questa versione non è mai stata confermata da fonti ufficiali.

Ad alimentare i misteri intorno alla sua morte ci sono state anche alcune indiscrezioni del National Enquirer, secondo il quale il cantante pesava solo 36 chili quando è morto, la sua temperatura era scesa a 34 gradi, il viso era giallastro, l’emocromo basso e le punta delle dita bluastre.

Metz ha poi spiegato che «per l’impossibilità di determinare chi procurò gli oppioidi contraffatti» e per l’assenza «di un movente plausibile e senza un sospetto identificato», nel 2018 ha chiuso in via definitiva l’inchiesta sulla morte del cantante.

Il testamento inesistente e il documentario mai uscito

La sua morte ha aperto una lunga battaglia tra i suoi eredi – una sorella e alcuni fratellastri – in quanto Prince non ha lasciato un testamento. Alcuni eredi, recentemente, si sono scontrati con il regista Ezra Edelman (autore di lavori come OJ: Made in America) per la produzione di un documentario sull’artista nel quale verrebbero raccontati episodi di violenza contro una fidanzata; si parlerebbe anche di accuse di antisemitismo per l’album The Rainbow Children, e della discrepanza tra la sua condanna pubblica delle droghe e la morte per overdose.

Nel documentario, secondo chi ha potuto visionarlo (per il momento non esiste data d’uscita nonostante le nove ore di girato già realizzate), parlano alcune delle ex partner di Prince. Secondo Jill Jones, che ha contribuito con Prince alla realizzazione dell’album 1999, una sera del 1984 l’artista le avrebbe perpetrato violenza fisica, atti che non ha mai denunciato per paura che potesse distruggerle la carriera.

Lisa Coleman, membro dei The Revolution, racconta il difficile rapporto tra la band e Prince: quando chiedevano un aumento di stipendio, pare rispondesse che se lo amavano davvero, non avrebbero chiesto più soldi. Mentre Wendy Melvoin confessa che Prince le aveva chiesto di rinnegare la sua omosessualità come condizione per ricomporre la band. Dichiarazione in contrasto con l’immagine celebrata da Prince a favore della libertà sessuale.

In attesa di un possibile nuovo documentario, dobbiamo accontentarci di tutto quello che di lui rimane: 39 album in studio, quattro album dal vivo, più compilation, ricordi e parole. Compreso quel brano, quasi premonitore, a ricordarci che Sometimes it snows in April. Per lui è successo il 21 aprile 2016. Dieci anni fa.

21 aprile 2026 ( modifica il 21 aprile 2026 | 14:29)