di
Cesare Zapperi

La premier al Salone del Mobile di Milano torna sull’impasse sul decreto sicurezza. L’inaugurazione con il presidente del Senato

Il decreto sicurezza? «Non lo considero un pasticcio. Stiamo raccogliendo i rilievi tecnici, alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati, e trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc, perché non c’erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma. Ma la norma rimane, perché è una norma di assoluto buon senso e francamente mi stupisce quello che ho sentito dire dalle opposizioni in questi giorni».

Giorgia Meloni, all’arrivo al Salone del mobile di Milano, torna così sul tema più caldo, negli ultimi giorni, della politica italiana: quel decreto sicurezza su cui ieri il Quirinale ha reso noto i propri rilievi in un colloquio con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano.



















































Meloni però non si ferma, anzi: sceglie di seguire la sua linea su una norma di «buon senso». «Non mi è chiara», continua, «la ragione per la quale noi che riconosciamo il gratuito patrocinio all’avvocato che assiste il migrante che fa ricorso contro un decreto di espulsione, non dobbiamo invece riconoscere il lavoro di quel professionista che assiste un migrante quando volontariamente sceglie di essere rimpatriato», ha aggiunto. «Mi pare che sui rimpatri volontari assistiti siamo d’accordo, è uno strumento che l’Europa ci chiede di intensificare, è uno strumento che continuiamo a portare avanti e sul quale stiamo lavorando per rafforzarlo. Almeno su questo mi pareva che fossimo d’accordo, ora scopro che non lo siamo ma andiamo comunque avanti».

Alle parole di Trump «non sono rimasta male. Penso che il coraggio sia dire quello che si pensa anche quando no si è d’accordo». Così la premier Giorgia Meloni sul presidente americano. «Me l’aspettavo. Ma penso che questo non debba far rinunciare le persone a dire quello che pensano anche quando non sono d’accordo. L’amicizia è fatta di questo, il coraggio è fatto di questo». Questo «chiaramente non vuol dire mettere in discussione i nostri storici rapporti con gli Usa. Gli amici ti danno una mano anche e forse soprattutto quando ti dicono che non sono d’accordo».

La premier si è soffermata anche sul nodo del blocco del canale di Hormuz: «Noi siamo stati tra i primi a proporre che ci fosse una copertura Onu su una eventuale missione a Hormuz e questo non è stato possibile per un veto che c’è nel Consiglio di sicurezza da parte di Usa e Cina. Vedremo se nelle prossime settimane questo veto può essere superato. Se non dovesse essere superato, a condizioni date che abbiamo già chiarito, ci deve essere una cessazione delle ostilità e una ampissima adesione internazionale. La postura della missione deve essere solo difensiva – ha concluso -. Io penso che l’Italia dovrebbe esserci ma deve essere il Parlamento a esprimersi». 

Sulla proroga del taglio delle accise, Meloni ha precisato: «Ci sono importantissimi negoziati in corso che sosteniamo, sia quello di Islamabad sia il negoziato diretto Israele-Libano per noi molto importante, vediamo sulla base di quello che uscirà da questi negoziati le priorità che ci dobbiamo dare“. Così la premier rispondendo ad una domanda sulla possibilità che il taglio delle accise sui carburanti sia prorogato oltre il primo maggio. Quella dei prezzi dell’energia è una «grande questione», che «è stata oggetto di un decreto molto articolato recente del governo e oggetto anche di una battaglia che stiamo conducendo in Europa e che ci porterà fra qualche giorno al Consiglio europeo a riproporre alcune proposte che consideriamo fondamentali nell’attuale crisi». 

All’inaugurazione del Salone, poi, fanno rumore le parole del presidente del Senato, Ignazio La Russa, che parla dell’ormai prossima Festa della Liberazione. «Quando ero ministro della Difesa, nessuno mi obbligava, ma andavo a rendere omaggio al monumento che c’è al cimitero di Milano ai partigiani e portavo una corona, poi andavo al Campo 10 dove sono sepolti molti ignoti, diversi caduti della Repubblica Sociale italiana. Ci andavo in forma privata perché secondo me era un momento doveroso di una pacificazione – ha concluso – che, almeno quando si parla di coloro che hanno dato la vita, mi sembra doverosa. E lo rifarei».

21 aprile 2026 ( modifica il 21 aprile 2026 | 14:42)