Lo smartphone è morto, viva la macchina fotografica? È paradossale che a dirlo sia un telefono, ma in un certo senso è quello Oppo afferma con il suo nuovo  Find X9 Ultra. Con il retro in pelle vegana e quel massiccio oblò circolare, è un dispositivo che sembra gridare: sono nato telefono, ma mi sento una fotocamera. 
Prima di provare a spiegare perché è un dispositivo mai visto finora, è bene capire a che punto siamo arrivati. Benché la qualità delle «vere» fotocamere mirrorless a ottiche intercambiabili resti inarrivabile, 
da diversi anni anni l’irruzione della fotografica computazione ha permesso, attraverso massicci aiuti software, di spingere la «smartphotography» oltre i confini di un oggetto da taschino. Ben prima dell’avvento dell’AI generativa, ci ha pensato il più semplice (si fa per dire) machine learning, che ripulisce i ritratti dal rumore digitale, appiana le distorsioni prospettiche dell’obiettivo o migliora lo zoom ibrido ottico-digitale. Negli ultimi due-tre anni però i produttori di smartphone, guidati da quelli cinesi, hanno capito che c’era spazio per offrire ancora qualcosa di più, oltre ad algoritmi e AI. Anche perché nella fascia super-premium, su modelli da oltre 1.000 euro, c’è una fetta di pubblico, non maggioritaria ma reale, che fa la sua scelta anche e soprattutto per le capacità fotografiche del dispositivo. E così nomi come Oppo, ma anche Xiaomi, Vivo o Huawei si sono lanciati su sensori più grandi, ottiche con ardite micro lenti periscopiche per spingere lo zoom, chip dedicati, algoritmi di processamento dell’immagine più raffinati, meccanismi mobili per ottenere zoom variabili o veri e propri diaframmi. Modelli come Oppo Find X8 Pro, Xiaomi 17 Ultra, Huawei Pura 80 Ultra o l’appena uscito Vivo X300 Ultra hanno mostrano la strada. E ora Oppo raccoglie la sfida e alza il tiro (e il prezzo, ma ci arriviamo dopo), mettendo sul piatto numeri da capogiro: due sensori da 200 Megapixel e, per la prima volta su un dispositivo del genere, uno zoom ottico 10x ad alta risoluzione
Non c’è molto da girarci intorno: Find X9 Ultra (il primo «Ultra» di casa Oppo ad arrivare anche in Occidente) è il rappresentante più evoluto della specie dei cameraphone. 

Com’è fatto il comparto fotografico? 

Parliamo subito dal pezzo forte. Oppo e la sua alleata Hasselblad, storico marchio svedese della fotografia professionale, hanno ingegnerizzato un sistema a cinque fotocamere che, sulla carta, fa impallidire la concorrenza. Il sensore principale è un colosso: un Sony Lytia 901 da 200 Megapixel grande 1/1,12 pollici. Abbiamo visto anche sensori da 1 pollice su dispositivi mobili, ma le dimensioni sono comunque importanti: significa incamerare una quantità di luce spaventosa. A supervisionare la fedeltà cromatica non c’è solo il software, ma un sensore hardware dedicato (True Color) a 24 canali. Ma la vera anomalia ingegneristica, che sposta gli equilibri, sta nei teleobiettivi.

A cosa serve uno zoom ottico 10x? 

Infilare un vero ingrandimento 10x nello spessore di uno smartphone (appena 9,1 millimetri) è un incubo per le leggi dell’ottica. Oppo ha risolto il problema con una struttura a periscopio a cinque riflessioni. La luce entra, rimbalza cinque volte in un prisma e finisce su un sensore da 50 Megapixel. Non è la prima volta che vediamo un 10X su uno smartphone, lo aveva già fatto Samsung sui Galaxy S22 e S23 (prima di scendere a 5X sui modelli successivi). Ma qui siamo su un’altro livello qualitativo. Il risultato pratico sono foto nitide a distanze siderali, senza quell’orribile effetto acquerello tipico degli zoom digitali spinti che tentano di indovinare i pixel mancanti. Fino a 20x non c’è sostanziale degrado qualitativo. A 30x si comporta ancora benissimo, con qualche leggero artefatto sui volti per colpa dell’intervento dell’AI. Poi si può spingere fino a 120x, ma più sale lo zoom più aumenta l’intervento degli algoritmi AI, tollerabile e persino utile su scritte e forme geometriche, non digeribile sui volti.
A fare da spalla al 10x c’è poi un secondo teleobiettivo, un 3x da 200 Megapixel. Un sensore enorme per questa focale (1/1,28 pollici) che cattura molta più luce rispetto ai diretti rivali sul mercato. Serve per scattare splendidi ritratti, per avere uno sfocato naturale, ma anche per le macro: mette a fuoco a soli 15 centimetri di distanza. 
Completano il quadro una lente ultra-grandangolare da 50 Megapixel e la fotocamera frontale per i selfie, anch’essa da 50 Megapixel. Vi mostreremo cosa può fare questo complesso e ricchissimo set di fotocamere in un articolo a parte. Per ora mettiamo qui sotto qualche scatto realizzato negli ultimi giorni, tra Italia e Cina. 
Questa è una foto durante il torneo Atp Challenger di Monza con lo zoom ottico 10x:

A seguire una foto con la fotocamera primaria (1x), per capire la distanza dal palco, e un altro ingrandimento con il tele 10x. E a seguire un terzo ingrandimento sfruttando il teleconverter Hasselblad (1380 mm, 60x) e un altro scatto 10x in modalità Ritratto.

L’hardware da solo però non basta. Il tocco di Hasselblad si sente nella gestione del colore e nell’elaborazione dell’immagine. La Master Mode si seleziona dall’app fotocamera fa una cosa intelligente: spegne gli algoritmi AI più aggressivi, niente cieli finti o ombre illuminate a giorno. Produce scatti con contrasti netti, simili a quelli di una macchina fotografica tradizionale di medio formato. Chi vuole sporcarsi le mani in post-produzione ha a disposizione file Raw a 16 bit. 
Parlando del video, il telefono registra in 4K a 120 frame al secondo e si spinge fino all’8K a 30 frame. C’è anche la registrazione in formato Log (O-Log2, certificato dalla rigorosa Academy Color Encoding System) per i professionisti del color grading, con la possibilità di applicare le Lut (i filtri colore di calibrazione) direttamente in tempo reale durante la registrazione.
A seguire altre due foto per mostrare le capacità di ingrandimento di Find X9 Ultra: una foto 1x (per mostrare la distanza a cui eravamo) e un ingrandimento 30x realizzato con il Teleconverter, un accessorio che è l’arma segreta e supplementare di questo dispositivo. 

Oppo spinge oltre la fotografia mobile con Find X9 Ultra: zoom fino a 20x e una lente Hasselblad che fa meraviglie

Oppo spinge oltre la fotografia mobile con Find X9 Ultra: zoom fino a 20x e una lente Hasselblad che fa meraviglie

Per convincere i puristi, e strizzare l’occhio a un pubblico di nicchia, Oppo ha lanciato un kit di accessori. Si chiama Hasselblad Earth Explorer Kit. C’è una cover con un’impugnatura maggiorata, un tasto di scatto a doppia corsa (si preme a metà per mettere a fuoco, fino in fondo per scattare) e una ghiera fisica per lo zoom. Ma soprattutto c’è un teleconverter ottico, una vera e propria lente, da agganciare fisicamente all’obiettivo 3x: porta l’ingrandimento ottico a 13x (equivalente a un 300 millimetri) e, in modalità ibrida fino a 60x mm, pari a una mostruosa ottica da 1380 mm. Lo abbiamo già visto sul precedente Oppo Find X9 Pro e sul Vivo X200 Pro, ma sul Find X9 Ultra questa lente (che costa la bella cifra di 599 euro, con il kit Haselblad) aggiunge scatti di qualità pazzesca per il mondo degli smartphone. L’unico limite, oltre all’ingombro (comunque ridotto rispetto alle lenti tele ultra-spinte delle mirrorless ma non da taschino della camicia), è l’assenza di una messa a fuoco manuale sulla lente e nell’app, che rende certi scatti impossibili. Ad esempio se c’è una recinzione o una griglia tra noi e il soggetto.

Quello di Find X9 Ultra e Teleconverter Hasselblad è un ecosistema insolito per la telefonia mobile che può fare la felicità di chi va a concerti, eventi sportivi o esplorazioni nella natura. E non può o non vuole portarsi dietro una mirrorless con uno zoom molto spinto (che ha un altro livello ma anche costi, peso e dimensioni di tutt’altra categoria).
A seguire qualche scatto realizzato con il teleconverter Hasselblad applicato all’Oppo Find X9 Ultra (con ingrandimenti tra 13x ovvero 300 mm e 60x, 1380 mm).

Batteria enorme

A spingere il tutto c’è il processore più potente in circolazione oggi: lo Snapdragon 8 Elite Gen 5 di Qualcomm. Per tenere a bada i bollenti spiriti del chip, soprattutto quando si girano pesanti file video in 8K, Oppo ha inserito una camera di vapore abbinata a un’unità termica incapsulata. Lo schermo è un pannello Amoled da 6,82 pollici, leggermente curvo sui bordi, con un picco di luminosità dichiarata di 3.600 nits. 
La batteria è immensa: 7.050 mAh. Un valore reso possibile dall’uso di una chimica silicio-carbonio, che permette di stipare più energia in meno spazio senza rendere il telefono un mattone intranportabile. Si ricarica a 100 Watt col cavo e a 50 Watt in wireless. Durante giornate con tanti dati scaricati e centinaia tra foto e video in alta risoluzione, non siamo mai scesi sotto il 40% di autonomia la sera.
Da notare anche la tripla certificazione contro acqua e polvere: IP66, IP68 e persino IP69, che garantisce resistenza anche ai getti d’acqua ad alta pressione.

Quanto costa

Il Find X9 Ultra è un concentrato di tecnologia estrema. Non punta al compromesso o al rapporto qualità-prezzo. A 1.699,99 euro non è esattamente per tutti. Molto probabilmente non vuole nemmeno esserlo. È una dichiarazione di intenti, un grosso bicipite flesso e mostrato in faccia ai concorrenti. Che non può essere ignorato, tanto che anche per l’iPhone 18 Pro, in arrivo a settembre, i rumor già parlano di innovazioni sul fronte fotografico abbastanza radicali, come l’ottica variabile. Apple, da sempre regina del punta-e-scatta su smartphone non può non reagire alla nuova sfida cinese, anche se l’approccio iPhone è e resterà meno estremo e più mirato al vasto pubblico rispetto a questo Oppo.

Oppo lancia anche cuffie, tablet e orologio

Insieme allo smartphone, l’azienda di Shenzhen ha presentato un’intera nuova gamma di prodotti. Oltre allo smartphone Oppo Find X9S Pro, che non uscirà dalla Cina, sul fronte audio arrivano due paia di auricolari profondamente diversi. Gli Oppo Enco Air5 Pro puntano all’isolamento: offrono una cancellazione attiva del rumore (Anc) capace di abbattere le frequenze fino a 55 decibel e promettono 54 ore di autonomia complessiva. Costano 89,99 euro. Totalmente opposta la filosofia degli Enco Clip2: sono auricolari open-ear, si agganciano al padiglione auricolare lasciando il canale uditivo libero di percepire l’ambiente circostante. L’acustica qui è curata dai danesi di Dynaudio, e il prezzo sale a 179,99 euro. 

C’è spazio per la produttività con l’Oppo Pad 5. È un tablet da 12,1 pollici con schermo 2.8K ottimizzato per non affaticare la vista. Il focus è l’AI applicata agli appunti: riassume le lezioni registrate, pulisce la scrittura a mano libera tramite la penna dedicata e impagina i testi grezzi. La batteria da 10.050 mAh assicura un’autonomia robusta. 
Infine ecco lo smartwatch. L’Oppo Watch X3 abbandona i compromessi sui materiali e si presenta con una cassa in lega di titanio. A bordo c’è Wear OS di Google (dunque con accesso al Play Store, all’assistente Gemini e a Google Maps), ma la vera intelligenza sta nell’architettura a doppio chip: un processore ad alte prestazioni si alterna a uno a basso consumo per estendere l’autonomia del dispositivo fino a 16 giorni. Il prezzo di listino è fissato a 399,99 euro.

Oppo spinge oltre la fotografia mobile con Find X9 Ultra: zoom fino a 20x e una lente Hasselblad che fa meraviglie

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21 aprile 2026 ( modifica il 21 aprile 2026 | 15:11)