Golino paladina contro i tagli: no al boicottaggio della cerimonia ma faremo sentire la nostra voce Castellitto sui trofei: congregazione da demolire
L’appuntamento è doppio: il 5 maggio con i candidati attesi al Quirinale e il giorno dopo a Cinecittà per la cerimonia di premiazione. Ma l’edizione 2026 dei David di Donatello è già un caso. Sono annunciate proteste di attori e registi contro i tagli decisi dal governo, una «mobilitazione generale». Con Valeria Golino che, partecipando a un’assemblea in cui si è discusso anche dell’eventualità, assai improbabile, di un boicottaggio dell’evento, ha dato la disponibilità a farsi portavoce del mondo del cinema che contesta le scelte ministeriali. Mentre si registra l’ingresso a gamba tesa di Sergio Castellitto che, a una domanda sul possibile boicottaggio, ha contestato i vertici dei premi che da oltre 70 anni celebrano i nostri film: «I David? Una congregazione da demolire».
Sono giorni delicati per la cinematografia nazionale, con la doppia delusione: dopo la Berlinale anche al festival di Cannes nessun titolo italiano compare nella selezione ufficiale. Lo scorso 31 marzo a lanciare l’allarme era stata una lettera aperta («Non c’è Italia senza cinema») di critica nei confronti delle politiche di tagli al settore: il «fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo» era stato ridotto dai 696 milioni di euro del 2025 ai 606 milioni del 2026 (poi portati, come comunicato dal ministro Giuli nei giorni scorsi a 626 milioni). In calce, oltre 200 firme tra cui i premi Oscar Nicola Piovani, Paolo Sorrentino e Giuseppe Tornatore e cineasti come Marco Bellocchio, Nanni Moretti, Paolo Virzì, Francesca Archibugi, Cristina e Francesca Comencini, Gabriele Muccino, Valeria Golino.
Ieri l’attrice-regista ha partecipato al Teatro Argentina all’assemblea del coordinamento delle associazioni 100autori, Acmf, Aidac, Air3, Anac, Wgi che ha rigettato l’idea di un boicottaggio a favore della possibilità di usare i due appuntamenti, quello istituzionale del Quirinale, e quello più mondano a Cinecittà, come vetrine per mandare dei messaggi, possibilmente unitari.
Golino, tra i componenti del consiglio direttivo dei David di Donatello, si è resa disponibile a dare voce alle istanze dei lavoratori del settore anche in occasione della presentazione ufficiale davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A titolo personale, ma forte di un carisma e di una credibilità tra i colleghi, come ha sottolineato il regista e produttore Marco Simon Puccioni. «Lei sente di avere una storia alle spalle che le consente di poter parlare a nome di tutti, non è schierata». Il rischio, sottolineano le associazioni, è che il settore si blocchi, senza risorse e senza certezze.
Nei giorni scorsi anche Marco Bellocchio aveva suggerito strade alternative. «Boicottare i David non serve a nulla, a questo punto si faccia uno sciopero».
Ma gli animatori del movimento #siamoaititolidicoda non cambiano idea. «Disertare i David non è un gesto contro il cinema: è l’unico modo rimasto per salvarlo». È un’occasione mancata ai loro occhi «l’assemblea unitaria» di ieri all’Argentina. «Anzi, scientemente sprecata, assenti moltissime associazioni, le lavoratrici e i lavoratori delle troupe e della post produzione. Le associazioni hanno scelto la via del compromesso morbido. Rifiutano il boicottaggio perché temono di perdere la vetrina, proponendo invece un comunicato edulcorato da leggere davanti al presidente Mattarella, per poi dare il via ai festeggiamenti come se nulla fosse. Sappiamo bene, però, che quel messaggio verrà neutralizzato in pochi secondi dalle passerelle istituzionali. Partecipare a questa cerimonia e accettarne il cerimoniale significa avallare una gestione politica che sta smantellando il cinema indipendente e svendendo la nostra professionalità».
A sostenere il boicottaggio nei giorni scorsi era stato Alessandro Gassmann, in solidarietà con i lavoratori di ogni comparto.
Tra le poche certezze c’è la notizia che il 6 maggio Gianni Amelio riceverà il David alla carriera. Lo stesso che l’anno scorso è andato a Pupi Avati. «Alla premiazione — ha raccontato Avati al Corriere — denunciai la crisi dei piccoli indipendenti, esortai la politica a un impegno bipartisan, contro il taglio e i fondi che favoriscono solo i ricchi, o le iniziative estemporanee. Persi un sacco di amici quella sera. Fui molto rimproverato da esponenti di governo».
21 aprile 2026 ( modifica il 21 aprile 2026 | 21:45)
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