di
Elena Tebano
Musk, che per mesi ha teorizzato e praticato il taglio selvaggio della spesa pubblica americana, intanto con la sua principale azienda faceva in modo di non contribuire minimamente al bilancio dello Stato
Nel 2025 Tesla, l’azienda di auto elettriche di Elon Musk, non ha pagato tasse negli Stati Uniti. Anche nel 2024 ha pagato zero dollari di tasse, come in tutti i 22 anni dalla sua fondazione tranne uno, il 2023. In quello stesso periodo l’azienda ha ottenuto 264 miliardi di dollari di ricavi negli Stati Uniti. Lo ha scoperto un’approfondita inchiesta dell’agenzia di stampa Reuters, che ha esaminato i conti della multinazionale. L’analisi di Reuters è stata poi confermata da tre esperti indipendenti. È anche per questo che Elon Musk è potuto diventare l’uomo più ricco del mondo.
C’è qualcosa di paradossale in tutto questo: Musk, che per mesi ha teorizzato e praticato il taglio selvaggio della spesa pubblica americana con il Doge (il dipartimento per l’efficienza governativa, ve lo ricordate?), sottraendo servizi pubblici a chi ne aveva più bisogno, intanto con la sua principale azienda faceva in modo di non contribuire minimamente al bilancio dello Stato. Non è stato certo l’unico, come dimostra un rapporto dell’Institute on Taxation and Economic Policy e di Fact Coalition: «Almeno 88 delle più grandi società statunitensi non hanno pagato alcuna imposta federale sul reddito nel 2025, mentre le principali compagnie petrolifere e del gas statunitensi hanno pagato aliquote fiscali federali molto basse».
La legge lo consente
Tesla, non pagando tasse, non ha violato la legge: lo ha potuto fare sfruttando le regole della fiscalità americana e internazionale, grazie ai consulenti tributari (lautamente pagati). A lungo infatti l’azienda è stata in perdita e non ha fatto profitti. Poi, all’inizio degli anni Dieci, ha attribuito i diritti sulla sua proprietà intellettuale, per esempio i suoi brevetti, a una o più filiali estere. Questo, secondo Reuters, ha permesso a Tesla di trasferire all’estero (in Paesi dove le tasse sono molto più basse) gli utili tassabili negli Stati Uniti. «Documenti depositati presso le autorità di Singapore mostrano che una controllata locale, la Tesla Motors Singapore Holdings, ha ricevuto circa 18 miliardi di dollari di profitti tra il 2023 e l’inizio del 2025 dalla TM International, un’unità olandese di cui la controllata di Singapore detiene oltre il 99%. TM International, una delle numerose unità di Tesla con sede nei Paesi Bassi, è registrata presso le autorità olandesi come “partnership” non residente. Non riporta alcun dipendente e non è tenuta a presentare bilanci né a pagare le imposte olandesi, come risulta dal registro» scrive Reuters (sì, 18 miliardi di dollari di profitti).
L’agenzia stima che questa operazione di «profit shifting» (spostamento dei profitti) ha consentito a Tesla di evitare di pagare oltre 400 milioni di dollari di imposte negli Stati Uniti. Eppure, durante la campagna elettorale con Donald Trump, Musk ha detto di aver spesso respinto le offerte di usare trucchi fiscali per eludere le tasse. «Mi vengono spesso proposte queste scappatoie», ha dichiarato a un comizio in Pennsylvania nell’ottobre del 2024. «E io rispondo: “Mi sembra piuttosto losco. Non credo che dovremmo farlo”». In quello stesso anno Tesla non pagava tasse negli Usa (secondo Reuters l’anno scorso l’azienda potrebbe aver cambiato struttura e quest’anno la registrazione dei suoi profitti potrebbe cambiare).
Questo tipo di operazioni sono piuttosto comuni per le grandi aziende multinazionali. E Musk, come praticamente tutti i miliardari, è uso ricorrere a reti di società per gestire i suoi interessi. Nel 2020 aveva dichiarato di non voler più possedere beni materiali. «Sto vendendo quasi tutti i miei beni materiali. Non possiederò più una casa», aveva annunciato solennemente in un post.
Le aziende nascoste
A febbraio un’inchiesta del New York Times ha rivelato che se lui non possiede quasi più nessuna casa o beni materiali, lo fa una rete semisegreta di circa 90 aziende texane a lui connesse. «Il Times ha identificato almeno 37 società che sembravano essere in gran parte ad uso personale del signor Musk. Tra queste ce n’era una che possiede due appartamenti da milioni di dollari per un totale di oltre 650 metri quadrati nell’Austin Proper Hotel, con una vista mozzafiato sul centro città. Altre società gestivano aerei che Musk utilizza per viaggi privati e un portafoglio di oltre 400 ettari di terreno, che, se sommati, superano la superficie di Central Park a New York. I confini tra gli interessi commerciali e quelli personali di Musk sono spesso sfumati, e alcune delle società molto probabilmente servivano a entrambi gli scopi» rivela l’inchiesta.
«L’analisi del Times offre anche uno spaccato di come Musk abbia utilizzato società private per sostenere Donald J. Trump durante le elezioni del 2024. Ricorrere a queste società per coprire le spese di un super Pac è altamente insolito, hanno affermato gli esperti di finanziamento delle campagne elettorali, e ha finito per oscurare il modo in cui il denaro veniva speso, poiché esse non sono soggette agli obblighi di trasparenza dei super Pac» (i comitati politici statunitensi che possono raccogliere fondi senza limiti per i candidati a qualsiasi tipo di elezione). Il tipo di società usato permette infatti di non dichiarare nel dettaglio i loro bilanci e di mantenere segrete le loro attività.
Anche queste sono operazioni tutt’altro che insolite per i super ricchi. La particolarità di Musk, però, è che è riuscito a lungo a farci credere che operava per il bene dell’umanità. La decisione di spogliarsi di ogni bene materiale suona quasi come una scelta francescana, fa pensare che sia disinteressato al possesso. Tesla è stata propagandata per anni come l’azienda che doveva salvare l’umanità dall’apocalisse del riscaldamento globale, permettendo di superare l’uso dei combustibili fossili nei trasporti. Ma evidentemente non ha alcun interesse ad aiutare la collettività nell’immediato.
Il caso Space X
Ora il compito di salvare l’umanità è passato a SpaceX, che deve portare la nostra specie su Marte prima di quella stessa apocalisse climatica. E indovinate un po’? Anche SpaceX non paga tasse. «SpaceX, la società di razzi e internet via satellite di Elon Musk, ha ricevuto miliardi di dollari in appalti federali nel corso dei suoi oltre vent’anni di esistenza. Ma SpaceX ha molto probabilmente pagato poche o nessuna imposta federale sul reddito dalla sua fondazione nel 2002 e ha detto in privato agli investitori che potrebbe non doverne mai pagare» ha scritto ad agosto il New York Times, che ha avuto accesso ai documenti interni dell’azienda. Una delle modifiche fiscali approvate da Trump nel primo mandato permetterà all’azienda di evitare di pagare le tasse anche in futuro.
Le finanze del produttore di razzi sono state a lungo segrete perché l’azienda è privata. Ma i documenti esaminati dal Times mostrano che SpaceX può avvalersi di un beneficio fiscale legale che le consente di utilizzare le perdite per oltre 5 miliardi di dollari accumulate entro la fine del 2021 per compensare il pagamento del reddito imponibile futuro. Il presidente Trump ha apportato una modifica nel 2017, durante il suo primo mandato, che ha eliminato la data di scadenza del beneficio fiscale per tutte le aziende. Per SpaceX, ciò significa che quasi 3 miliardi di dollari delle sue perdite possono essere applicati a tempo indeterminato al reddito imponibile futuro» scrive ancora il Times. «Gli esperti fiscali consultati dal Times hanno affermato che non dover pagare le tasse su 5 miliardi di dollari di reddito imponibile è un vantaggio sostanziale e degno di nota per un’azienda che ha fatto affidamento sui contratti con il governo degli Stati Uniti in misura insolita. SpaceX lavora a stretto contatto con il Pentagono, la Nasa e altre agenzie, il che le conferisce un ruolo vitale nella sicurezza nazionale».
Considerando tutto questo, il sostegno delle grandi aziende tecnologiche e dei loro fondatori a Trump diventa più chiaro. Anche se Musk ha più soldi di quelli che un essere umano riuscirebbe mai a contare, le sue aziende fanno di tutto per evitare di contribuire al bilancio dello Stato e ai servizi per la collettività come fanno invece i “normali” contribuenti. È il turbocapitalismo spaziale. I benefici, forse, li vedremo su Marte.
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21 aprile 2026
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