di
Gabriele Fusar Poli
Marco Cossi, 48 anni, aveva lasciato il lavoro per aprire la propria attività ed è morto nella tarda serata di domenica. Gli amici: «Strano che sia uscito dopo cena, era sempre con la madre»
Un «gigante buono» con una vita morigerata al di sopra di ogni sospetto e con un sogno, lasciare il lavoro di autista per un’azienda di logistica farmaceutica di Padova per avviare una nuova attività in proprio, acquistando un food truck. Un «chiosco mobile» che avrebbe dovuto inaugurare proprio il 20 aprile con un socio, conosciuto da tutti con il soprannome di «Masterchef».
Rientrato dall’Inghilterra
Sono tanti gli interrogativi che circondano la morte di Marco Cossi. A sollevare numerosi dubbi sono gli amici, o meglio chi quotidianamente lo incrociava a Tencarola (frazione di Selvazzano Dentro, popoloso comune della primissima cintura urbana di Padova) e che non si dà pace per la tragedia occorsa al 48enne, che dopo aver trascorso le sue giornate a consegnare medicinali urgenti nelle farmacie della provincia euganea e del Vicentino rincasava per accudire l’anziana madre, affetta da disabilità. Lo faceva da cinque anni, ovvero da quando, dopo aver vissuto in Inghilterra e aver divorziato dalla sua ex moglie – con un «breve» periodo passato anche a Noale, nel Veneziano – era tornato a casa (pur essendo di origini friulane). A dargli una mano c’era anche la sorella, che in quanto sposata abita altrove pur nei paraggi a differenza di un fratello, che risiede in Svizzera e che lunedì, una volta saputa la tragica notizia, è subito accorso al civico 81 di via Padova a Tencarola. È lui ad aprire la porta dell’appartamento al quarto piano del maxi-condominio, congedandosi con un cortese «Non è il momento» al punto da sovrastare con la sua compostezza i dolorosi singhiozzi della madre. Ovvero colei al cui fianco Marco Cossi, cascasse il mondo, stava ogni giorno dal tardo pomeriggio alla mattina seguente, quando ripartiva con il suo furgone.
«Temiamo sia andato incontro al suo assassino»
A sottolinearlo è Ahmed, che seduto ai tavolini esterni del bar «Centralino» – nonostante la chiusura per turno di riposo – afferma: «È strano, anzi stranissimo che sia uscito dopo cena perché non la abbandonava mai: era la sua vita, tanto che quando gli chiedevamo di scendere (il locale è situato proprio a fianco del condominio, ndr) per bersi qualcosa in compagnia lui declinava sempre dicendo che non poteva. Quando finiva di lavorare, invece, si fermava con noi per un’ora al massimo: era una persona di compagnia, con cui si poteva scherzare e ridere di gusto. E non aveva vizi». Lo sottolinea con forza per ribadire la singolarità della sua «fuga» serale: «So che il luogo in cui è stato ammazzato era mal frequentato, ma vi posso assicurare che non aveva nulla a che fare con la droga o con gli incontri occasionali a sfondo omosessuale: gli piacevano le donne, e molto. Cosa è successo a Marco? Temiamo tutti che sia andato incontro al suo assassino». Ahmed, quindi, aggiunge: «Da due anni voleva gestire un food truck in cui preparare panini in società con un cuoco che noi chiamiamo “Masterchef”, al punto da avergli dato i soldi per sistemare il camion: volevano iniziare lo scorso venerdì ma a causa di imprevisti avevano slittato il tutto a oggi (il 20 aprile, ndr)».
«Era entusiasta»
Un dettaglio evidenziato anche da un conoscente, cliente abituale del vicino bar «127»: «Era entusiasta di questa nuova avventura, al punto che sperava che potesse presto prendere piede per smettere di portare farmaci a destra e a manca e dedicarsi anima e corpo al food truck anche alla luce dell’investimento fatto, tanto che incrociandolo venerdì gli avevo bonariamente “tirato le orecchie” per il posticipo dell’apertura. Il suo amico “Masterchef”? Stavano spesso insieme, tanto che oggi (lunedì, ndr) ho provato a chiamarlo un paio di volte appena appresa la notizia ma non l’ho né sentito né visto».
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21 aprile 2026 ( modifica il 21 aprile 2026 | 14:33)
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