di
Fausta Chiesa

Il caso scoppiato per non perdere la buonuscita da 7,3 milioni di euro. Meloni al salone del Mobile: «Di Foggia deve scegliere tra la presidenza dell’Eni e la buona uscita da Terna, mi pare abbastanza semplice la questione»

Non si dimette, ma tratta sulla possibile rinuncia alla buonuscita. A questo punto è arrivata ieri sera la «saga» di Giuseppina Di Foggia, amministratrice delegata di Terna uscente e candidata dal governo alla presidenza dell’Eni. «Terna rende noto che l’ing. Giuseppina Di Foggia ha manifestato la sua disponibilità alla sottoscrizione di un accordo finalizzato alla rinuncia dell’indennità di fine rapporto. L’azienda diffonderà ulteriori comunicazioni al completamento delle procedure previste dalla normativa e nel pieno rispetto dei principi di corporate governance», riporta la nota diffusa ieri sera dopo le 20. Come interpretare la dichiarazione (l’unica in cinque giorni dallo scoppio del caso) del gruppo, quotato sulla Borsa di Milano e che gestisce una degli asset più strategici del nostro Paese quale è la rete di trasmissione elettrica nazionale e da cui dipende il poter accendere la luce? Che Di Foggia qualcosa vuole ottenere o comunque non vuol perdere.

L’aut aut di Meloni

Il tempo a disposizione per dimettersi sono i quindici giorni che mancano per l’assemblea dell’Eni dei 6 maggio: se Di Foggia non si sarà dimessa non sarà eleggibile nel consiglio di amministrazione e quindi nemmeno alla presidenza Ieri, nemmeno l’aut aut della premier Giorgia Meloni è servito a far prendere una decisione definitiva alla ceo di Terna. «Penso che Di Foggia debba scegliere tra la presidenza dell’Eni e la buonuscita da Terna, mi pare abbastanza semplice la questione», ha dichiarato Meloni oggi, 21 aprile, nel primo pomeriggio a margine del Salone del Mobile a Milano.



















































Mentre nei bar sport di mezza Italia la domanda (ipotetica dell’irrealtà) che tutti si pongono è «Ma tu che cosa faresti? Prenderesti il malloppo o la poltrona all’Eni?», le reali intenzioni (e obiettivi) di Di Foggia le conosce veramente soltanto lei. Pare — si dice — che abbia detto alla premier che si dimetterà e sceglierà la presidenza Eni. Che per la cronaca non è pro bono, ma vale mezzo milione di euro all’anno. Certo, in Terna tra fisso e variabile Di Foggia portava a casa circa due milioni all’anno. Ma quello che più «scotta» è la mancata indennità di fine rapporto, che perde se si dimette. 

Le dimissioni nel Comitato remunerazioni 

In ballo – come riporta la stampa da giorni in quello che è ormai diventato un caso politico – c’è la maxi liquidazione che spetta a Di Foggia, dopo la «severance» che si è fatta approvare dal cda a maggio del 2023 quando si è insediata e che ammonterebbe a 7,3 milioni di euro. Su un tentativo di «aumento» da 24 a 36 mensilità non c’è stata unanimità nell’allora Comitato remunerazione da cui nel 2024 si sono dimesse le consigliere Angelica Donati e Annachiara Svelto. 
Si dice (ma non è verificato) che nella mattina di oggi, 21 aprile, fosse pronta la bozza del comunicato delle dimissioni. Ma che una volta fatti i conteggi da parte dell’ufficio delle risorse umane sul valore della liquidazione sarebbe spuntato un altro problema: per via del mancato preavviso di queste benedette (o maledette) dimissioni Di Foggia avrebbe perso ulteriori componenti della liquidazione e lei avrebbe detto: «Non mi dimetto più, quanto meno non oggi».

La nuova governance dal 12 maggio 

Nel frattempo, nell’incertezza generale che ormai regna in Viale Galbani, dove nemmeno gli alti dirigenti sanno che cosa farà la numero uno del gruppo (quotato in Borsa) che gestisce la rete di trasmissione elettrica nazionale, non si sa se arriverà il beau geste del presidente Igor De Biasio, che starebbe valutando di rinunciare alla sua (infinitamente più bassa, ammonterebbe a 60 mila euro) liquidazione. Il consiglio di Terna scade il 12 maggio. Ieri sono state pubblicate le liste. Quella del Mef ha Stefano Cuzzilla presidente e Pasqualino Monti candidato per la carica di amministratore delegato. Dal 12 maggio ci sarà una nuova governance.

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21 aprile 2026 ( modifica il 21 aprile 2026 | 21:09)