Nel 2026, il Pil dell’Eurozona dovrebbe crescere dello 0,8% e quello dell’Italia dello 0,4%, secondo lo scenario centrale elaborato dal Research Department di Intesa Sanpaolo nel caso in cui la chiusura dello stretto di Hormuz dovesse durare fino a metà maggio, seguita da una graduale normalizzazione dei flussi di produzione e trasporto di petrolio e gas nella seconda parte del 2026, con un progressivo rientro dei prezzi energetici.

APPROFONDIMENTI

Ma è naturale che l’evoluzione dell’economia italiana nell’anno in corso varierà in funzione dei tempi e dell’estensione del conflitto in Iran, nonché dei danni alle infrastrutture energetiche, quindi è complicato fare previsioni a lungo termine. I dati emergono da uno studio presentato ieri a Città della Scienza, nel corso della tappa napoletana dell’edizione 2026 di “Imprese Vincenti”, il programma che la Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, guidata da Stefano Barrese, dedica alle eccellenze imprenditoriali italiane.

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L’analisi

L’analisi registra come l’esposizione commerciale della Campania sia mediamente bassa verso i mercati coinvolti nel conflitto, dove il peso dell’export è pari all’1,7%, anche se con punte più elevate in alcuni comparti come la meccanica, che esporta in questi mercati il 10,8% del totale (66 milioni di euro), l’elettronica, con il 10,7% del totale (57 milioni) e i prodotti e materiali da costruzione, con il 14% (23 milioni).

Per la Sicilia, invece, i settori più esposti sono meccanica, mobilio ed elettronica, mentre per la Calabria meccanica, agroalimentare e cantieristica. Insomma, la situazione è critica ma, al momento, non drammatica per l’export di queste tre regioni che, negli ultimi anni, ha registrato una crescita spesso superiore alla media nazionale, in particolare per Campania e Calabria, mentre la Sicilia ha fatto segnare un arretramento nel 2025 dovuto, però, in particolare ad un forte calo nel settore petrolifero.

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Le aziende

Protagoniste della giornata di ieri sono state proprio dieci Pmi di Campania, Calabria e Sicilia (tra le 150 selezionate in tutta Italia dal programma Imprese Vincenti) che hanno raccontato la propria storia aziendale e le scelte strategiche che le hanno portate a consolidare il proprio percorso di sviluppo, l’adozione di criteri Esg, l’impatto sulle comunità in cui operano, il valore generato per sé stesse e per l’economia del territorio in termini di occupazione e benessere delle persone. Si tratta di aziende operanti in diversi comparti economici: per il settore vetro la Eurovetro srl di Sellia Marina (Catanzaro); per la meccanica, la Gimal srl di Sarno (Salerno) e la Melcal Spa di Calatafimi-Segesta (Trapani); per l’aerospazio, la Latitudo 40 di Napoli e la Mes Group srl di Pomigliano d’Arco (Napoli); per la moda, L’Officina di Solofra (Avellino); per la logistica, la Nicolosi Trasporti srl di Catania; per l’industria, la Packing srl di Napoli; per l’informatica, la Ricca – It di Ragusa; per l’arredamento, la Rinaldi Group spa di Giffoni Valle Piana (Salerno). Nell’ambito del Programma, queste Pmi selezionate riceveranno da Intesa Sanpaolo e dai partner di progetto supporto per affrontare tutte le fasi di vita del business, favorendo l’investimento nei fattori intangibili (immateriali, r&s, filiera, formazione) e nei pilastri dello sviluppo, ovvero crescita all’estero, sostenibilità, protezione, innovazione, transizione digitale e finanza straordinaria. «Siamo orgogliosi di supportare queste aziende eccellenti che investono in digitalizzazione, sostenibilità e persone, generando valore economico e sociale per il tessuto economico e la collettività di queste tre importanti regioni del Mezzogiorno» ha affermato Giuseppe Nargi, direttore regionale Campania, Calabria e Sicilia di Intesa Sanpaolo, che ha aggiunto: «Alla crescita e alla competitività, queste dieci aziende che oggi sono state premiate uniscono la tradizione manifatturiera, la propensione all’innovazione, l’attenzione al capitale umano e una visione internazionale dell’impresa».