di
Antonio Polito

Così l’Occidente smarrito ripudia le proprie radici

Il presidente degli Stati Uniti che si crede Gesù. Un soldato di Israele che prende a martellate una statua di Gesù. C’è da dubitare delle comuni origini «giudaico-cristiane» dell’Occidente, ai cui valori quei due grandi Paesi pure si ispirano. Perciò per noi l’oltraggio è maggiore, e dà più dolore.

Questo bellicoso nuovo mondo sta coinvolgendo, strumentalizzandole, anche le fedi. Esercizio pericoloso come pochi altri. Non abbiamo ancora finito di rimproverare alle interpretazioni fondamentaliste dell’Islam la responsabilità di un conflitto di civiltà, avviato l’11 settembre del 2001 e orribilmente perfezionato il 7 ottobre del 2023, che ora anche nel nostro mondo la religione è di nuovo imbracciata insieme con i fucili, utilizzata come instrumentum regni, esibita a fini di consenso politico. Iscritta in progetti di potere temporale e di orgoglio nazionale.



















































Bisogna dunque essere grati alla Chiesa cattolica e al suo Papa se ancora riescono a rischiarare un po’ di queste tenebre alzando un crocifisso. Anche chi non crede nella Provvidenza non può oggi fare a meno di restare ammirato davanti alla sua previdenza, quando suggerì al Conclave il nome di un cardinale americano. Ci voleva un’altra idea di Occidente, dentro l’Occidente, per resistere alla sua volontà di regressione, al cupio dissolvi del suo sistema di valori.

«Cattolico» è una parola che viene dal greco e significa «universale». La Chiesa «annunzia la totalità della fede: è mandata a tutti i popoli, si rivolge a tutti gli uomini, abbraccia tutti i tempi, e per sua natura è missionaria», come dice il catechismo. Anche per questo nel mondo è vittima di tante persecuzioni. Non può dunque essere nazionalista, tifare per un popolo contro un altro, per una religione contro un’altra, non può accettare che sia invocato Dio per propiziare una conquista militare.

L’ha fatto in passato. E molte volte. Si è resa colpevole di servire imperatori e re che sterminavano «infedeli», in India come nelle Indie occidentali, in Europa come in Africa. Ma dal grido di Benedetto XV contro l’«inutile strage» della prima grande guerra mondiale, la Chiesa ha conquistato una posizione speciale tra le fedi, non accettando più in alcun modo che la dignità umana venga sacrificata a disegni di potere terreno. È ecumenica per definizione. E sa distinguere tra la Bibbia e la sua versione «Pulp fiction».

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È perciò lecito dubitare che possa essere piegata alla volontà di potenza americana, seguendo l’inedito magistero del signor JD Vance. Certo, le guerre giuste esistono, anche per i cattolici. Conoscono la dottrina del «male minore» e il concetto di «legittima difesa». Furono dei cattolici a scrivere l’articolo 11 della nostra Costituzione, che «ripudia la guerra». Ma fu Aldo Moro ad aggiungere, nell’Assemblea costituente, di essere favorevole all’articolo 52, «in cui si dica che la difesa della Patria è un dovere di ogni cittadino, perché questa formula si riferisce al concetto di una guerra difensiva, che dovrebbe essere il criterio più giusto per una vera democrazia». 

La Chiesa si definisce pacificatrice, non pacifista. È attiva nella ricerca della pace, non passiva nel sottomettersi alla violenza del più forte. Ma francamente non c’è niente che possa apparire «giusto» (e nemmeno saggio, per quanto ci riguarda) nella guerra di Trump all’Iran.

Quella del Papa è dunque una «correzione fraterna», un ammonire il fratello che si sta macchiando di una colpa. La Casa Bianca dovrebbe piuttosto ascoltarlo. «Se poi non ascolterà — dice Gesù nel Vangelo secondo Matteo — dillo alla Chiesa; e se non ascolterà neanche la Chiesa, sia per te come un pagano e un pubblicano».

22 aprile 2026 ( modifica il 22 aprile 2026 | 08:11)