L’elisir di lunga vita sta nel piatto? «Sì, oggi la scienza ci dice che alcuni cibi possono farci vivere più a lungo, altri addirittura accelerare l’invecchiamento», dice il dottor Pietro Blumetti, nutrizionista della FISI (Federazione Italiana Sport Invernali) e della campionessa di sci Federica Brignone.
«Ogni pasto invia segnali precisi alle nostre cellule, influenzando i processi che regolano l’invecchiamento o la longevità. Ciò che mangiamo e quando lo mangiamo, quindi, può attivare o rallentare i meccanismi biologici legati al tempo che passa».
L’invecchiamento
Si parla di metabolismo della longevità, ma cosa è esattamente? «Pensiamo a una rete di interruttori cellulari che decide se il corpo deve crescere e riprodursi oppure entrare in modalità di riparazione, pulizia e sopravvivenza. Per anni l’invecchiamento è stato considerato un logoramento inevitabile. Oggi sappiamo che è in gran parte regolato da specifici sensori dei nutrienti. Il cibo agisce come un telecomando su questi interruttori. Alcuni alimenti e abitudini alimentari attivano i meccanismi di difesa e riparazione cellulare, altri mantengono l’organismo in uno stato costante di crescita, accelerando i processi di invecchiamento».
«Tra i fattori che favoriscono la longevità, uno dei più potenti è la restrizione calorica e il digiuno, come quello intermittente. Quando le cellule percepiscono una minore disponibilità di nutrienti, si attiva il processo di autofagia, le cellule eliminano e riciclano le componenti danneggiate. Si riparano e si rigenerano».
Ci sono poi sostanze presenti in alcuni alimenti che attivano i geni della longevità. «Un ruolo importante è svolto dai polifenoli presenti soprattutto nel mondo vegetale, in particolare in frutti rossi, cacao amaro, tè verde, olio di oliva, capperi, spezie ed erbe aromatiche. I composti fitochimici, sostanze prodotte dalle piante per difendersi dallo stress ambientale e diffusi negli alimenti di origine vegetale, sono veri alleati del benessere. Le molecole vegetali più studiate per la longevità sono: il resveratrolo, presente specie in uva rossa e mirtilli; la quercetina contenuta nelle cipolle, nelle mele e nei capperi; le epicatechine del tè verde e del cacao amaro. Poi, l’oleuropeina contenuta nell’olio extravergine di oliva, vero superfood».
Tra i macronutrienti per la longevità, «gli Omega-3 e i grassi monoinsaturi contribuiscono alla longevità riducendo l’infiammazione cronica di basso grado, strettamente legata all’invecchiamento. Sì, quindi, a pesce azzurro, frutta secca a guscio come le noci, semi di lino e olio d’oliva».
C’è una sigla importante per la longevità a tavola: NAD+. «È una molecola essenziale per il metabolismo energetico e la troviamo in funghi, pesce, carne bianca e verdure verdi».
Alcuni alimenti accelerano l’invecchiamento. «Zuccheri raffinati e carboidrati ad alto indice glicemico provocano continui picchi di insulina e favoriscono l’invecchiamento accelerato. Anche un eccesso costante di proteine è nocivo: si crea una condizione che spinge le cellule a crescere senza mai attivare i processi di pulizia’. Il punto non è eliminare le proteine, ma bilanciarle e distribuirle nel tempo, privilegiando anche fonti vegetali. Poi, i cibi ultra-processati ricchi anche di grassi trans rappresentano un ulteriore fattore di rischio: aumentano lo stress ossidativo, danneggiano il Dna, favoriscono l’infiammazione sistemica».
Gli sbalzi termici
«L’esercizio fisico e gli sbalzi termici mimano gli effetti del digiuno attivando i meccanismi cellulari legati alla longevità. Da evitare l’abitudine di spiluccare senza pause non permette al corpo di entrare nella fase di riposo e riparazione, fondamentale per la salute cellulare».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ogni Giovedì gli aggiornamenti su Salute e Benessere
Iscriviti e ricevi le notizie via email