Sono numerose le pagine di messaggi tra Ikner e ChatGpt finite agli atti. Un botta e risposta lungo, che si è dipanato lungo giorni e settimane, in cui l’intelligenza artificiale ha continuato a rispondere a tutte le domande del 20enne. Collaborando di fatto all’organizzazione della sparatoria di massa. “Il killer era in comunicazione costante con ChatGpt prima di aprire il fuoco”, hanno detto gli inquirenti. “Il chatbot ha consigliato al tiratore che tipo di arma usare, quale munizione inserire in quale arma, se sarebbe stata più utile un’arma a corto raggio”. Si tratta, hanno continuato in conferenza stampa, di “consigli significativi” in vista di ciò che poi si è materializzato. L’IA avrebbe addirittura “informato il tiratore su quale ora della giornata sarebbe stata migliore per compiere la sparatoria in modo da riuscire a intercettare più persone e su dove nel campus avrebbe incontrato più vittime”. Ikner avrebbe anche chiesto al chatbot dati sulla potenza delle armi e come avrebbe reagito il Paese a una sparatoria in università.