di
Andrea Arzilli
Il Comune interviene solo in casi precisi: l’anno scorso ha speso 450mila euro per cancellare scritte «inaccettabili». Introdotto un codice per la classificazione delle segnalazioni in base alla gravità del contenuto
Svastiche e insulti antisemiti. Ma anche cuori, frasi d’amore e tracce di antichi trionfi calcistici. O magari semplici scarabocchi, sigle di lotta e strali contro il governo spruzzati dalla bomboletta, come pure profonde riflessioni tra metafisica e realtà quotidiana, politica compresa, che danno vita a vere e proprie «pasquinate» del terzo millennio.
I muri della Capitale sono, da sempre, pieni di scritte di ogni tipo: scriverci è vietato dalla legge (a Roma sanzionato con 400 euro, più le spese per la pulizia), ma alla fine qualcosa è da salvare e resta scolpito nella memoria collettiva, indelebile come un tatuaggio a raccontare un pezzo di storia, come quel «Vota Garibaldi Lista N.1» realizzato (poi rimosso per sbaglio e quindi riapparso) in via Basilio Brollo, a Garbatella, nel 1948 per le prime elezioni politiche dopo la guerra. Tutto il resto, invece, è solo da cancellare.
Il focus dell’Ufficio qualità urbana
E a questo lavora l’Ufficio qualità urbana del Campidoglio, ovvero la squadra collegata al Gabinetto del sindaco che si occupa operativamente del decoro urbano, da aprile dell’anno scorso con un focus dedicato proprio a scritte e graffiti. Un nuovo corso nato col botto considerato il volume di persone che hanno attraversato la città nel 2025: i 33 milioni di pellegrini, i 23 milioni di turisti «ordinari», ma soprattutto le tantissime manifestazioni che hanno scelto Roma come teatro, le decine di cortei contro le guerre che, oltre ai cori di protesta, hanno prodotto migliaia di scritte su tutti i muri della città, talvolta davvero inaccettabili.
Gli edifici privati
Di quelle sugli edifici privati sono obbligati ad occuparsi i condomini, lo dice il Regolamento di polizia urbana. Ma per cancellare quelle in ambito pubblico, cioè dai palazzi, dalle strade e dalle piazze di tutti, il Campidoglio ha dovuto spendere 450 mila euro per finanziare gli interventi coordinati dall’Ufficio e perfezionati dall’Ama (in 19 occasioni anche con l’aiuto di 15 detenuti) in regime di extra Tari. Operazioni rese rapide, se necessario rapidissime, grazie a un «sistema strutturato di raccolta, classificazione e gestione delle segnalazioni», spiegano dal Comune nel raccontare i criteri con i quali viene assegnato un codice che fissa la priorità di intervento.
Codice rosse per scritte antisemite, svastiche, celtiche
Se la scritta sul muro viene contrassegnata dal rosso, significa che si tratta di una roba da cancellare in fretta, anche perché la segnalazione potrebbe essere arrivata da prefettura, questura o addirittura dal governo. È il caso delle offese antisemite, di svastiche e celtiche, delle incitazioni all’odio: lì la regola d’ingaggio è pulire tutto e subito. Poi c’è il codice arancio, quando le scritte possono urtare sensibilità fragili, come i bambini nelle scuole, o magari mancare di rispetto a chi vive condizioni di difficoltà, come i pazienti degli ospedali per esempio. Giallo e verde, invece, segnano operazioni di routine, non urgenti e, nel caso, da pianificare. Ogni segnalazione che arriva via protocollo, mail, canali istituzionali e tavoli di coordinamento, è registrata nel database con localizzazione, tipologia, fonte, data di ricezione, priorità, esito e data di intervento. E in Comune i telefoni continuano a squillare: in questo primo scorcio di 2026 per rimuovere scritte e graffiti sono stati spesi 15 mila euro.
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22 aprile 2026
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