di
Corriere Animali
Grandi quantità di farmaci e droghe vengono rilasciati in natura attraverso le condutture domestiche e poi assorbiti dalla fauna acquatica. I rischi per la biodiversità e la conferma degli eccessi di consumo da parte delle persone
Anche i salmoni hanno prestazioni migliori in presenza di… «doping». Nel loro caso assolutamente involontario. Uno studio congiunto australiano e norvegese pubblicato nei giorni scorsi ha però dimostrato che esemplari di questi pesci esposti alla cocaina riescono a nuotare più a lungo e più lontano rispetto a quelli che non entrano in contatto con la sostanza. Disciolta nei corsi d’acqua, dove arriva attraverso gli scarichi domestici, la cocaina viene assorbita dai pesci. E i suoi effetti si manifestano inevitabilmente anche su di loro.
Lo studio, curato da scienziati della Griffith University in Australia e dell’Università svedese di scienze agrarie, ha esaminato come la droga influisce sugli spostamenti dei pesci selvatici nel loro habitat naturale. I ricercatori hanno raccolto circa 100 salmoni atlantici selvatici dal lago Vättern in Svezia e li hanno esposti sia alla cocaina che alla benzoilecgonina, un metabolita della droga che si forma nel fegato, prima di monitorarne gli spostamenti.
Hanno scoperto che i pesci sotto l’effetto della cocaina percorrevano 1,9 volte più chilometri a settimana rispetto agli altri esemplari. Lo studio ha anche rivelato che quelli esposti al metabolita nuotavano 12,3 chilometri in più. I ricercatori hanno avvertito che l’inquinamento idrico da droghe e farmaci rappresenta «un rischio importante e crescente per la biodiversità».
«Qualsiasi cambiamento anomalo nel comportamento degli animali è motivo di preoccupazione», ha dichiarato Marcus Michelangeli, coautore dello studio e ricercatore presso l’Australian Rivers Institute della Griffith University, all’emittente australiana ABC. «Stiamo assistendo a concentrazioni sempre più elevate non solo di droghe illegali, ma anche di tutti i tipi di farmaci nei nostri corsi d’acqua», ha aggiunto. Il professor Michael Bertram dell’Università svedese di scienze agrarie ha affermato che lo studio dimostra la necessità di migliorare il trattamento e il monitoraggio delle acque reflue. Le condutture idriche delle città convogliano di tutto verso fiumi e mari e purtroppo la quantità di residui di droghe, farmaci e sostanze chimiche in genere è molto elevato. «Il nostro studio dimostra che i farmaci non sono solo un problema sociale, ma anche una vera e propria sfida ambientale», ha sottolineato.
In Belgio, un’analisi delle acque reflue condotta a marzo ha rivelato l’entità del consumo di droghe, tra cui la cocaina, presente in tutto il Paese, e il rapido aumento dell’uso di ketamina. Lo studio belga è stato pubblicato un anno dopo un’analisi più ampia condotta in Europa, che ha coinvolto 128 città in 26 Paesi. Tale analisi ha evidenziato un aumento nel rilevamento di residui di ecstasy, cocaina e anfetamine nelle acque reflue nel 2024 rispetto al 2023, e una diminuzione per quanto riguarda la cannabis.
Il consumo di cocaina è in aumento in tutto il mondo: secondo le Nazioni Unite, si prevedeva che circa 25 milioni di persone avrebbero fatto uso di questo stimolante nel 2023, e la droga viene rilevata nei corsi d’acqua con frequenza sempre maggiore.
Per ricevere tutti gli aggiornamenti sul mondo degli animali
Iscrivetevi alla newsletter Animali
22 aprile 2026 ( modifica il 22 aprile 2026 | 09:59)
© RIPRODUZIONE RISERVATA