intimidazione verso i magistrati

Caccia all’«unabomber», allarme sulla vulnerabilità della sede e ipotesi (da vendetta a intimidazione politica) mentre la politica chiede misure urgenti

Il gesto isolato di uno squilibrato, una vendetta per una sentenza, un’intimidazione verso i magistrati. Nessuna ipotesi viene scartata nelle ore successive all’attentato compiuto ieri sera contro il Palazzo di giustizia di Ivrea. Un ordigno è esploso davanti alla facciata  provocando un gran boato, un incendio, molto fumo ma danni considerati sostanzialmente irrilevanti. In quel momento gli uffici erano praticamente deserti: vi si trovava soltanto un pubblico ministero di turno. Ad agire è stato uno sconosciuto che ha scagliato l’oggetto verso l’edificio dopo essersi portato a ridosso della recinzione. La miccia gli ha permesso di dileguarsi prima dello scoppio.

E insieme alla bomba è deflagrata anche la questione sicurezza. «Oltre ad essere un atto gravissimo – dichiara il procuratore generale del Piemonte, Lucia Musti – quanto è successo è la prova evidente della vulnerabilità del tribunale e della procura di Ivrea. Auspichiamo che il Ministero della giustizia vi presti attenzione». Per l’Anm «la sicurezza e la protezione degli uffici in cui ogni giorno si amministra la giustizia sono una priorità non più differibile».

La squadra mobile e la Digos della questura di Torino indagano per dare un nome al misterioso Unabomber. La competenza dei giudici e dei pm eporediesi ricade su un territorio che abbraccia una buona metà della provincia: un’area enorme, considerato il numero dei magistrati in servizio, dove il lavoro non manca. Sono numerosi i fascicoli aperti per reati riconducibili alla delinquenza comune che in alcuni casi riguardano anche persone appartenenti famiglie legate storicamente alla ‘ndrangheta. Fra le principali operazioni svolte nelle ultime settimane spiccano lo sgombero di un campo nomadi abusivo e un intervento in forze per stroncare un rave. Non vi sono grosse indagini sul fronte della galassia antagonista ma non si può ancora escludere che l’attacco possa rientrare in una nuova campagna a favore dell’anarchico Alfredo Cospito.

Quanto ai No Vax, si è scoperto che il presunto capo di un gruppo di writer abita a Ivrea, però è processato a Torino; a febbraio una ventina di persone sono state assolte da irregolarità nei certificati medici di esenzione dal vaccino.

Da anni le toghe eporediesi denunciano che la sicurezza lascia a desiderare. Il Palazzo è circondato da una recinzione bassa e agevolmente scavalcabile, la vigilanza non opera 24 ore su 24 e un paio di edifici sono addirittura fuori dal perimetro. Circostanze segnalate nel 2025 anche agli ispettori del Ministero. In prefettura si è riunito il Comitato per l’ordine pubblico, che ha disposto provvedimenti immediati per innalzare il livello di protezione.

La solidarietà ai magistrati, le parole di condanna per l’attentato e le richieste di intervento rivolte al ministro Carlo Nordio sono bipartisan e giungono in primo luogo da Anna Rossomando, vicepresidente del Senato (Pd), e Augusta Montaruli, parlamentare torinese di Fdi. Per Paola Ambrogio, senatrice Fdi, «l’esplosione non è solo un gesto criminale: è un attacco diretto alla legalità, alle istituzioni, a ciò che tiene insieme la Nazione».

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