PADOVASamuele Donadello, di 47 anni, è indagato per l’omicidio volontario di Marco Cossi, il 48enne ucciso con una quindicina di coltellate in un sottopassaggio di Brusegana nella notte tra domenica e lunedì, 20 e 21 aprile. Durante l’interrogatorio di ieri, lunedì 21 aprile, durato oltre 10 ore nella Questura di Padova, l’uomo avrebbe confessato l’omicidio.

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L’uomo è stato iscritto nel registro degli indagati dopo interrogatorio alla presenza del capo della squadra mobile, Immacolata Benvenuto, e del pm che segue l’inchiesta. Secondo quanto si è appreso in ambienti giudiziari il movente è da ricondurre a questioni di affari societari. Donadello, infatti, aveva concordato con Cossi l’avvio di un food truck.

L’interrogatorio

Ieri, 21 aprile, l’interrogatorio in questura che ha permesso agli investigatori di stringere il cerchio su questo omicidio che ha scosso l’intera comunità. La squadra mobile padovana, guidata da Immacolata Benvenuto, e coordinata dalla procura della repubblica, ha portato negli uffici della questura una persona, che dalle 8 della mattina di ieri, è stata sottoposta a un interrogatorio per 10 ore, condotto dagli investigatori assieme al pm di turno.

Nel frattempo, i poliziotti erano anche tornati sul luogo del ritrovamento del cadavere assieme agli specialisti del gabinetto interregionale di polizia scientifica di Padova, per compiere altre perlustrazioni. L’arma del delitto, tuttavia, non è ancora stata ritrovata.

L’omicidio

Cossi, originario di Latisana (Udine) ma residente a Tencarola di Selvazzano (Padova), era stato trovato in condizioni disperate in mezzo alla strada in via Isonzo, dopo essere stato colpito con una quindicina di coltellate. All’arrivo dei soccorsi, era già senza vita. Il suo è stato un omicidio efferato, fatto infierendo con diversi colpi violenti con un coltello al torace, all’addome, ai fianchi, al collo e sul volto. Un’uccisione d’impeto, giunta molto probabilmente al termine di una lite, forse per diverbi di natura economica. Subito agli investigatori è apparso evidente che il delitto non era scaturito da una rapina finita male, perché il 48enne aveva ancora con sé il portafogli e il telefonino. La sua auto, una Golf grigia, era stata trovata poco distante, con le portiere aperte e la chiave ancora inserita nel blocchetto d’accensione.

Agli investigatori è sembrato subito chiaro che la vittima conoscesse bene il suo uccisore, e che il delitto sia stato d’impeto. E oggi, nel registro degli indagati c’è il nome di Samuele Donadello che, stando a quanto si apprende, era un amico della vittima al punto tale che i due avevano deciso di avviare un’attività insieme aprendo un food truck. Proprio questo, stando alle primissime informazioni, potrebbe essere al centro dell’omicidio.