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Leonard Berberi, inviato a Swords (Irlanda)

La principale compagnia low cost sborsa 100 milioni di dollari in più per acquistare il cherosene ad aprile-maggio. O’Leary: «C’è esitazione a prenotare per l’estate. L’Ue? Inutile, perde tempo a parlare di trolley»

Ryanair, la più grande compagnia aerea d’Europa, al momento riesce a farsi garantire dai fornitori il cherosene fino alla fine di maggio e rischia di pagare fino a 600 milioni di dollari in più in un anno a causa dell’impennata del prezzo del petrolio, pur avendo acquistato a valori calmierati, nei mesi scorsi, l’80% del suo fabbisogno. Lo dice il ceo del gruppo, Michael O’Leary, durante una tavola rotonda con un gruppo di giornalisti italiani nel quartier generale dell’aviolinea alle porte di Dublino, Irlanda.

Gli extra-costi

L’aviolinea low cost si prepara a spendere altri 50 milioni in più per il jet fuel di maggio, dopo averne sborsati una cinquantina ad aprile, calcola O’Leary, che prova a rassicurare sulla presenza del jet fuel in Europa, pur evidenziando qualche criticità nel Regno Unito. «Al momento, tutte le compagnie petrolifere dicono che non c’è rischio di forniture durante maggio, ma non siamo ancora sicuri di giugno», spiega.



















































«In estate prenotazioni inferiori»

Durante l’ora e cinque minuti di chiacchierata, il numero uno del gruppo low cost non sfoggia di certo la diplomazia. «La domanda di viaggio per noi è stata molto forte a Pasqua. Vediamo un po’ di debolezza dei prezzi al momento per giugno, luglio e agosto», spiega. Il motivo? «Pensiamo che la gente stia trattenendo le prenotazioni. C’è molta narrazione mediatica del tipo “Oh, i voli verranno cancellati, il mondo rimarrà senza petrolio”. Poi c’è quel defic… dell’Agenzia internazionale dell’energia che se ne esce dicendo che l’Europa è arrivata alle ultime sei settimane di carburante per jet», attacca.

Quanto jet fuel c’è in Europa

«L’Europa normalmente immagazzina circa sette settimane e mezzo, otto settimane di jet fuel. L’Europa non è a corto di carburante», chiarisce O’Leary. «Certo, se la guerra dovesse proseguire nel medio periodo in Medio Oriente e se lo Stretto di Hormuz dovesse restare ancora bloccato, pensiamo che ci sarebbe un rischio per forse il 10-20% del nostro carburante per aerei. Ma, di nuovo, nessuno di noi lo sa». «A parte Q8 nel Regno Unito, che per ora non riceve jet fuel dal Kuwait, tutti gli altri fornitori in Europa stanno ricevendo il cherosene», sottolinea.

epa12439571 Ryanair CEO Michael O'Leary speaks during a press conference in Madrid, Spain, 08 October 2025. Ryanair is reallocating its Spanish capacity for the 2026 summer season, cutting 1.2 million seats from regional airports while adding 600,...

Le certezze dei petrolieri

La certezza sulle quantità di carburante per aerei, però, le stesse compagnie petrolifere «la danno fino a fine maggio», ammette il ceo. Ma, a differenza di altre aviolinee che hanno iniziato a ridurre i voli, la low cost non sta effettuando tagli. «Non vediamo alcuna ragione per farlo. Le nostre prenotazioni di aprile e maggio sono circa l’1% sopra rispetto a questo giorno dell’anno scorso, mentre quelle per giugno, luglio e agosto sono circa l’1% indietro, e questo perché c’è esitazione».

L’esitazione a prenotare

Ma perché — chiede il Corriere — le persone dovrebbero prenotare i voli in estate quando la certezza sul jet fuel non c’è per giugno, luglio, agosto? «Nessuno di noi è sicuro di nulla», risponde O’Leary. «E non posso esserlo nemmeno io se i miei fornitori di carburante, che sono le più grandi compagnie petrolifere del mondo, possono garantire il 100% delle forniture solo fino alla fine di maggio». Può rassicurare sul fatto che ci sarà il cherosene fino alla fine di giugno? «No, è troppo presto», replica.

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Possibili rischi nel Regno Unito

«Il mio suggerimento è: prenotate ora, perché se aspettate i prezzi saranno più alti poi», sostiene l’amministratore delegato. «L’unico piccolo rischio che corriamo è che alcuni aeroporti, da qualche parte — pensiamo ci sia un rischio del 10-15% nel Regno Unito — possano rimanere a corto di carburante se questa situazione continuasse fino a maggio, giugno, luglio». E comunque ci vorranno «tre o quattro mesi perché le forniture dal Medio Oriente inizino a fluire di nuovo» dopo la riapertura dello Stretto di Hormuz.

La bolletta energetica

Intanto anche Ryanair paga qualcosa in più per il carburante a causa dell’impennata dei prezzi. «Ci è costato 50 milioni in più in aprile, 50 a maggio. Se continuasse a 150 dollari al barile per dodici mesi, mi costerebbe circa 600 milioni», calcola. Anche se pensa che, con la distensione, i prezzi del greggio e quindi del jet fuel scenderanno. «Stava andando tutto alla grande, la concorrenza stava fuggendo, nessuno è in grado di competere con noi. E poi il mondo intero va a put… e tutti voi volete sapere cosa succederà dopo», si sfoga.

Le incertezze

«Se la guerra finisce ad aprile o all’inizio di maggio, allora non c’è rischio di voli annullati», continua O’Leary. «Se la guerra continua fino a maggio, giugno, non lo sappiamo. E non posso dire con certezza al 100% che non ci saranno cancellazioni a causa della guerra. Ma che ca… ne so io? Stiamo tutti un po’ tirando a indovinare». In ogni caso, «se il volo salta perché non c’è carburante in aeroporto, è chiaramente una circostanza straordinaria, quindi il passeggero non ha diritto al risarcimento (diverso dal rimborso, ndr)».

Le previsioni su Wizz Air

Secondo il ceo di Ryanair «c’è un rischio reale che Wizz Air possa fallire a settembre, ottobre. Le società di leasing non sono disposte a prestargli soldi o a dare altri aerei». «Se una compagnia aerea fallisce — e i due candidati probabili al momento sono Air Baltic o Wizz — questo cambierebbe le cose», ragiona. «Se in qualche modo sopravvivono e tutti operano in inverno, allora presumo che in inverno avremo probabilmente prezzi del petrolio leggermente più bassi, ma perdite leggermente più alte».

La sfida agli ungheresi

Nelle settimane passate, da Wizz Air hanno avvertito O’Leary di astenersi dal fare commenti sul futuro della low cost ungherese, molto forte anche in Italia, o si metteranno in mezzo gli avvocati. «Ma il loro bilancio non regge — attacca il ceo di Ryanair —. Non sono ben coperti sul petrolio. Sono esposti a un enorme aumento dei tassi di interesse e non sono coperti sul dollaro. Non serve essere un genio. Quasi ogni broker là fuori ha un rating “sell” (vendere, ndr) su Wizz. Possono farmi causa, ma sospetto che non saranno in giro abbastanza a lungo per arrivare in tribunale».

L’attacco a Bruxelles

Nelle ore in cui la Commissione europea discute sul pacchetto sul jet fuel nel continente, O’Leary chiede invece di ridurre l’impatto economico dell’Ets (il sistema comunitario di scambio delle quote di emissione di anidride carbonica, ndr), allineandolo a Corsia (il meccanismo globale, nbr). «Tutto il resto è solo una perdita di tempo del c… — taglia corto —. Hanno sprecato due anni negoziando con il Parlamento europeo sul bagaglio a mano in aereo. Putin ha invaso l’Ucraina e su cosa stanno litigando a Bruxelles? Sulle borse. Mi arrendo. Sono tutti dannatamente inutili».

Il rapporto Draghi non seguito

«Mario Draghi ha prodotto un ottimo rapporto due anni fa che diceva che l’Europa, in futuro, deve essere competitiva — ricorda O’Leary —. E su cosa stanno litigando Commissione e Parlamento? Sulle borsette. Cosa vogliamo che faccia l’Europa? Alzate i vostri culi grassi e inutili e abolite l’Ets o almeno allineatelo a Corsia, smettetela di cazzeggiare. Togliete questo scandalo assurdo per cui una famiglia di quattro persone che viaggia da Bruxelles alle Canarie deve pagare 80 euro di Ets (perché volo intra-Ue, ndr), ma se si sposta in Albania è gratis».

I piani della low cost

Ryanair conferma per ora i piani di crescita. Con l’arrivo dei Boeing 737 Max 10 da 228 sedili (più dei 197 dei 737 Max e dei 189 dei Boeing classici), punta a trasportare 222 milioni di passeggeri nel periodo aprile 2027-marzo 2028, superiori ai 216-218 milioni stimati per i dodici mesi che terminano a marzo 2027. Per quanto riguarda l’Italia, al netto degli aeroporti di Roma (Fiumicino, Ciampino), dove c’è un braccio di ferro con la società di gestione, nell’estate 2026 la low cost piazzerà 111 aerei nelle basi dislocate nel Paese e punta a imbarcare 69 milioni di persone nell’intero anno.

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22 aprile 2026 ( modifica il 22 aprile 2026 | 19:22)