“Quando uno va forte l’altro rallenta – spiega l’ex campione -: ora lo spagnolo ha qualche difficoltà, il suo staff deve dimostrare di essere all’altezza. Nadal sarebbe un bravo coach, ma…”

23 aprile – 09:37 – MADRID

Competenza, preparazione, carisma. Parlare di tennis con Boris Becker è veramente uno dei piaceri della vita. Il tedesco ama lo sport che l’ha reso famoso nel mondo, lo segue e lo racconta con passione. E il fatto di avere il numero 1 col nostro stesso passaporto ovviamente ci offre un’iniezione di entusiasmo patriottico. 

Come giudica il momento di Jannik Sinner? 

“Direi che quello attuale è il miglior Sinner che abbiamo visto fin qui. Vincere il ‘Sunshine Double’ è qualcosa di straordinario, a livello di difficoltà per me vale la vittoria in uno Slam: West Coast, East Coast, cambio di orario, 4 settimane di impegno. E poi andare a Montecarlo e vincere il torneo perdendo un solo set… ha fatto qualcosa di incredibile, un’impresa il cui valore sportivo, fisico e mentale mi pare inestimabile. Jannik è un tipo umile, non è uno che va in giro a dire quanto è bravo e forte, ma se uno si mette lì ad analizzare ciò che ha fatto in queste ultime settimane a livello di performance è qualcosa di incredibile”. 

“Penso che a Jannik abbia dato molto fastidio perdere con Djokovic al quinto set a Melbourne, non se l’aspettava. La sconfitta di Doha con Mensik è stata sicuramente più digeribile. È andato a Indian Wells, dove non aveva mai vinto, con un pugno in tasca, aveva una gran voglia di dimostrare che quanto successo a Melbourne era un’eccezione”. 

“C’è una cosa divertente con questi due, quando uno sale l’altro si ferma. O quasi. È interessante. È difficile vederli entrambi al top. Sono sicuro che si guardano, se uno prende un bel ritmo l’altro cala, come se fossero collegati”. 

Lo spagnolo vive un momento di difficoltà. E ha cambiato l’allenatore. 

“Beh, dopo il cambio ha vinto a Melbourne… Detto questo, io considero Juan Carlos Ferrero uno dei migliori allenatori del tennis attuale. Un buon coach è quello che si fa vedere quando il suo giocatore è in crisi. Ora Carlos attraversa una piccola crisi, quindi ha bisogno che il suo staff tecnico trovi il modo di tirarlo fuori dalla sua secca. Un anno fa di questi tempi aveva sofferto un’altra piccola crisi: infortunato a Barcellona, niente Madrid, la gente che si faceva domande… Ne uscì, ma lo fece con Ferrero al suo angolo. Sono certo che Samu Lopez è un ottimo allenatore, e lo stesso vale per il padre e il fratello. Ma ora devono dimostrarlo. Se Carlos recupera dall’infortunio va a Roma e vince e poi va a Parigi e fa bene, ok. Ma ora devono dimostrare che sono il team giusto per lui”. 

“Io penso che Carlos sia un artista, e un artista ha bisogno di libertà d’espressione. Se Carlos si sente in gabbia, inscatolato, non può giocare. Devi dargli spazio, farlo respirare, qualsiasi cosa voglia dire, e lui tornerà e giocherà ancora meglio. Nel suo staff lo sanno, vediamo cosa si inventano. Se sta bene fisicamente lo scopriremo tra Roma e Parigi”. 

Negli ultimi 20 tornei che hanno giocato sia Sinner che Alcaraz hanno vinto sempre loro: 11 volte Jannik, 9 Carlos. Non era mai successo per così tanti eventi. 

“Incredibile. Questa statistica può essere letta in due modi diversi: puoi dire che Sinner e Alcaraz sono meglio degli altri, o puoi dire che il resto non è all’altezza. Io non lo so”. 

“Onestamente, non lo so. So che questi due sono su un altro livello, ok. E la domanda successiva è un rumoroso ‘Perché?’. Anche nell’era di Federer-Nadal-Djokovic avevi Wawrinka, Del Potro, Murray, altri giocatori capaci di vincere anche più di uno Slam. Ora non c’è nessuno che ci vada nemmeno vicino. E l’unico che sembra in grado di poter competere con loro è sempre Djokovic, che ha 38 anni. È il solo che gli si avvicina. E non so perché è così, la domanda va fatta agli altri tennisti”. 

Sascha Zverev ha 7-8000 punti di distacco da Sinner e Alcaraz. 

“Sì, ma io più che i punti prenderei in considerazione le prestazioni. Sascha a Melbourne ha avuto una grossa chance: doveva battere Alcaraz in semifinale. Contro questi due non hai un gran numero di occasioni, e quando ne hai una la devi prendere al volo altrimenti si rialzano e ti mordono. Zverev sarebbe stato il favorito contro Djokovic in finale, ha sprecato una grande possibilità. Se la sfruttava non eravamo qui a parlare di questa statistica. E quindi una possibile domanda alternativa è: gli altri sono abbastanza bravi per sfruttare le occasioni che gli capiteranno? Zverev le ha avute e non le ha sfruttate”. 

Altri nomi da mettere nel gruppo? 

“Il modo di giocare di Arthur Fils, e i suoi 21 anni, mi portano a includerlo nel gruppo dei possibili avversari di Sinner e Alcaraz. Mi piacerebbe mettere Shelton, che ha appena vinto a Monaco, sul duro e sull’erba è lì, vediamo sulle altre superfici. Fonseca non ancora non è lì, magari il prossimo anno. Lo stesso vale per Jodar, anche se ha il potenziale. Penso ad alta voce: Dominic Thiem, sul duro e sull’erba, magari non sulla terra. Diciamo che dal numero 5 in giù, tutti possono aspirare”. 

“Quando è sano, senz’altro, ma è spesso infortunato. Se sta bene può giocarsela su tutte le superfici con tutti. Ma per qualche ragione si fa male piuttosto spesso. Quindi, riepilogando: i primi due sono chiari, poi Zverev e Djokovic, e poi dal 5 al 20 chiunque”. 

Lei ha allenato, anche se gli impegni e la vita l’hanno portata in un’altra direzione. Come vede Rafa Nadal come coach? 

“Primo: sarebbe incredibilmente bravo. Ma, secondo: non penso che Rafa si metta ad allenare nella quotidianità. Ha troppe altre cose da fare, e se dovesse accettare di seguire qualcuno in maniera fissa avrebbe dei problemi: sua moglie, i suoi figli, in troppi lo chiamerebbero per protestare. Ma ama ancora il tennis e se qualcuno gli chiede di dare una mano penso che abbia sicuramente voglia di farlo, ma non tutti i giorni”. 

Chiudiamo divagando. Chi vince la Champions League? 

“Il Bayern spero, anche perché sulla carta la nostra è la miglior squadra delle 4 semifinaliste. Poi nel calcio accadono tante cose, un arbitro scarso, un rigore, tutto può succedere. Ma se andiamo sui singoli il Bayern ha la rosa migliore”. 

Lei ha vinto Wimbledon quando aveva 17 anni, Lamine Yamal ha vinto l’Europeo a 17 anni, Lennart Karl si sta imponendo nel Bayern e ha appena compiuto 18 anni. Cosa dice a questi due ragazzi? 

Gazzetta digital + Box Panini + Album a soli 80€, il modo più veloce e conveniente per completare la collezione!

“La prima cosa: che la qualità non ha età. Non si tratta di essere più o meno giovani, ma di essere più o meno bravi. Se sei forte, giochi. Punto. Poi è chiaro, se inizi a vincere da giovane devi avere una bella squadra di supporto attorno a te. Con Lamine Yamal sinceramente non so come stanno le cose, non sono così sicuro in questo senso. Lennart Karl è seguito da Micahel Ballack se non sbaglio, quindi è al sicuro, è in una posizione migliore rispetto a Lamine Yamal. Ti devono proteggere dagli squali, e per Lamine Yamal chi gli sta vicino potrebbe diventare un tema in caso di una lunga carriera di vertice”. Bum Bum ha parlato, Lamine è avvisato.