di
Massimo Gaggi
Il saggista: «Il presidente americano è l’unico vero responsabile della guerra»
«Adesso è nel panico. Per la prima volta si trova dentro una crisi grave, in una situazione su cui non ha alcun controllo. Davanti a lui non ci sono banchieri che può mettere in riga, gente a cui può gridare ordini. Tutte le opzioni che ha a disposizione sono negative per lui. E non ha piani: improvvisa. Minaccia sfracelli, ma poi proroga la tregua. Ondivago, segue i suoi istinti. Anche perché intorno non ha più gente che lo consigli, lo aiuti o lo fermi, come avveniva nel primo mandato».
Tom Nichols, celebre firma della rivista di ispirazione progressista The Atlantic, vede un Trump alle corde mentre il blocco di Hormuz si allunga: crisi internazionale più grave, mentre il politologo si dice più fiducioso per l’evoluzione interna dell’America.
La Chief of Staff, Susie Wiles, studia una strategia elettorale che ponga riparo ai danni di questi mesi. Cosa può tentare Trump per evitare una secca sconfitta?
«Può fare quello che vuole: non funzionerà. Si è messo nei guai da solo. Se Biden, a suo tempo travolto dall’impennata dei prezzi, poteva dire che l’inflazione dipendeva dal Covid e dall’invasione russa dell’Ucraina, due fattori fuori dal suo controllo, oggi la fiammata del costo della vita è la conseguenza di una guerra avventata della quale Trump è l’unico responsabile».
Pensava di chiuderla in fretta, poi ha cominciato a parlare di settimane, promettendo un rapido ritorno del prezzo della benzina a livelli normali. Ora il suo ministro dell’Energia dice che per un calo significativo bisognerà aspettare l’anno prossimo, cioè dopo il voto.
«Come dicevo, si è messo in trappola da solo, contro un regime che non ha più nulla da perdere e ha il deterrente di Hormuz».
Per riaprire lo Stretto, Trump ha pensato a uno sbarco…
«Mercati dell’energia nel caos, alleati del Golfo arrabbiati e sfiduciati, un regalo alla Cina: è il disastroso bilancio della guerra di Trump. Non ordinerà sbarchi: morirebbero molti soldati americani con conseguenze politiche pesanti per lui e il suo partito».
Trump avrebbe pronunciato quelle minacce, la distruzione di un’intera civiltà, per apparire instabile. Sperava davvero che gli iraniani cedessero per paura?
«È possibile. O ha tentato di razionalizzare a posteriori il senso di quei post notturni folli. Ma la sostanza è la stessa: un leader fuori controllo, senza bussola. Abituato a dare ordini e a lanciare minacce estreme contro chi gli resiste. Ora scopre che non funziona. Gli iraniani non cedono e gli alleati non si fidano più dell’America. Poi, ossessionato dai mercati, oscilla tra minacce e annunci di accordi che fanno calare per un po’ il prezzo del petrolio, ma vengono subito smentiti da Teheran. Andremo avanti per un po’ con questo tira e molla».
Trump voleva togliere il petrolio iraniano alla Cina. In realtà Xi Jinping, che dovrebbe incontrarlo a breve, ha molto da guadagnare da questa situazione.
«La Cina non può credere ai suoi occhi: la credibilità del suo avversario globale, gli Usa, compromessa agli occhi del mondo senza che loro muovano un dito. Pechino diventa un riferimento stabile anche per i Paesi del Golfo. E, coi rifornimenti di greggio a rischio, cresce la spinta verso le energie alternative, dominio tecnologico cinese».
Caos mondiale, ma il quadro politico interno americano le pare meno cupo. Perché? Ci sono timori anche per la regolarità del voto di novembre.
«Un anno fa temevo Trump molto più di quanto non lo tema oggi. Aveva messo ovunque suoi uomini che sembravano in grado di cambiare a fondo lo Stato in chiave autoritaria e il presidente sembrava più disciplinato, rispetto al suo primo mandato. In realtà il suo team si è rivelato inconsistente, comunque incapace di contenere le improvvisazioni deleterie di Trump. Quanto al voto, lui minaccia ma non può fare molto. In America il sistema elettorale è solidamente nelle mani dei singoli Stati, il governo federale non ha poteri. Cosa può fare? Mandare l’Ice davanti ai seggi? Gli abusi di quegli agenti hanno già fatto infuriare abbastanza l’America».
23 aprile 2026
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