di
Michela Nicolussi Moro
Pieni i reparti di Pneumologia, Medicina e Geriatria. I medici: «Mai viste in questo periodo, studiamo le cause»
Le chiamano «polmoniti di primavera», fenomeno anomalo registrato in tutta Italia e che nel Veneto ha riempito i letti delle Pneumologie, delle Medicine, delle Geriatrie e ne ha occupati diversi pure nei reparti di Osservazione breve intensiva dei Pronto Soccorso e nelle Terapie intensive. «È un andamento mai visto negli anni precedenti, ormai dovremmo essere fuori dalla stagionalità relativa alle polmoniti, che in genere si palesano tra novembre e fine gennaio, con qualche caso a febbraio — conferma il professor Andrea Vianello, direttore della Fisiopatologia respiratoria in Azienda ospedaliera a Padova e durante l’emergenza Covid coordinatore regionale delle Pneumologie —. Invece i ricoveri sono più numerosi del solito, solo negli ultimi giorni ne abbiamo contati cinque e non di anziani ma di giovani sani tra 35 e 40 anni, oltre a una signora di 55 inviata in reparto domenica dal Pronto Soccorso. Si tratta di polmoniti complicate da ascessi polmonari ed è un po’ strano vederle in questo periodo, gli sbalzi di temperatura come causa tengono fino a un certo punto».
«Presenza superiore al solito»
In effetti gli epidemiologi e i virologi parlano di «infezioni delle piccole cavità polmonari, gli alveoli, e dei tessuti vicini, che possono andare incontro a complicazioni fino a provocare il decesso». E sottolineano: «Le polmoniti emerse in questo periodo possono dipendere da batteri, virus, micobatteri, miceti e parassiti». Fatto sta che non solo in ospedale a Padova, ma anche a Rovigo, Belluno, Dolo e nel Vicentino i letti si sono velocemente riempiti: «La presenza di pazienti con problemi respiratori è superiore al solito, in genere la primavera si distingue per l’aumento di asmatici — illustra Vianello —. In alcuni casi si è isolato il batterio Pneumococco, capace di scatenare la polmonite anche nei giovani, ma ci possono essere altre motivazioni. Confidiamo di aver superato il picco, benché si rilevi un aumento degli accessi anche al Pronto Soccorso. È stato un brutto periodo per le polmoniti, tante e più numerose del passato pure d’inverno e provocate dall’influenza, ma al momento la situazione è sotto controllo. Per capirne i motivi dobbiamo studiare numeri e casi, non si tratta comunque di Covid».
Il boom di accessi
E a proposito del super lavoro nei Pronto Soccorso, rivela il dottor Enrico Bernardi, primario al Ca’ Foncello di Treviso: «Abbiamo iniziato a vedere polmoniti virali dal 7 aprile, poi per una settimana e mezzo si è verificato un boom di accessi di anziani da ricoverare. Ora le Medicine e le Geriatrie sono piene, ma noi continuiamo ad accogliere anche giovani con la polmonite bilaterale: l’ultimo è stato trasferito martedì in Terapia intensiva, perché aveva bisogno di più ossigeno. Altri li teniamo in osservazione in Medicina d’urgenza, qualcuno è stato colpito dallo Pneumococco, ma i virus sono diversi — aggiunge Bernardi —. Probabilmente scontiamo anche l’effetto di due anni di mascherine, indossate da tutta la popolazione durante la pandemia da Sars-Cov2 e che hanno modificato l’epidemiologia. Favorendo cioè la circolazione di virus che non avevano ampia diffusione ma che per sopravvivere si sono adattati all’uomo, diventando prevalenti».
Nuovi posti letto
Se necessario, c’è la possibilità di aprire nuovi posti letto nelle Pneumologie e nel frattempo la Regione ha riattivato dopo un anno il medesimo reparto all’ospedale Villafranca, che ne ha sei. Va ricordato che il «Magalini» durante la pandemia è stato Covid Hospital. «Noi invece stiamo cercando di farci riconoscere una Terapia semi-intensiva, con la quale seguire in modo tempestivo i pazienti colpiti da insufficienza respiratoria ma non così grave da dover ricorrere alla Terapia intensiva — annuncia il dottor Massimiliano Cavenaghi, primario della Pneumologia di Bassano e nel direttivo dell’Associazione italiana pneumologi ospedalieri —. Nell’ultimo mese abbiamo registrato un inaspettato aumento dell’occupazione dei letti a causa di polmoniti e bronchiti persistenti diagnosticate anche a pazienti giovani. Tra i quali un ragazzo di 23 anni, con ascessi polmonari e trasferito in Rianimazione per complicanze. Potrebbe trattarsi di un colpo di coda dell’inverno, ma c’è il rischio che molte bronchiti persistenti nascondano polmoniti, diagnosticabili solo con esami strumentali». All’ospedale di Bassano è arrivato pure il primo caso di polmonite da legionella. «È legata alla riaccensione degli impianti di climatizzazione — spiega Cavenaghi —. Insomma, ci siamo ritrovati con tante polmoniti, i pazienti hanno riempito i letti di Medicina e Geriatria. Un’anomalia legata anche al basso indice di vaccinazione contro l’influenza e lo Pneumococco».
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23 aprile 2026
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