di
Giuseppe Guastella

Giovanni Urso (non indagato), animatore delle notti della movida milanese, è socio del locale (estraneo alle accuse) in cui secondo la Procura agiva la società che metteva a disposizione escort: «Questa storia mi sta danneggiando»

Tra i nomi che compaiono nell’inchiesta sul giro di escort nei locali, oltre a quelli di una settantina di calciatori (nessuno indagato), c’è anche quello di Giovanni Urso, 36 anni, animatore delle notti della movida milanese, che è socio al 3% della Carpa srl che gestisce il Pineta di Milano. Lì, dicono gli atti della procura, l’organizzazione accusata di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione faceva incontrare la domande degli atleti con l’offerta di escort, non sono indagati né i primi né le seconde.

Signor Urso, agli atti c’è una frase in cui lei dice: «Devi semplicemente scegliere uno di questi tavoli. Questa e quella dovrebbe essere già la tavolage per iniziare il gran chiav…». Premesso che né il locale né chi lo gestisce, lei compreso, siete indagati, cosa intedeva dire?
«È una frase estrapolata da un video promozionale ironico e divertente che ho postato a marzo e che non c’entra nulla con la prostituzione. Parlo per me, non per la società, sia chiaro. Quando termino alcune parole con age, come quando dico che Rolexage più Porsche fa chiav…, intendo dire che chi può permettersi quell’orologio e quell’ auto ha più possibilità di conquistare una ragazza. Ci sono ragazze di 20 anni che stanno con uomini molto più grandi perché guardano molto al soldo. Nessuno le obbliga, lo fanno perché preferiscono mangiare in un ristorante famoso piuttosto che in un fast food. Ma questo non c’entra niente con la prostituzione, e io con le escort non ho niente a che fare. Io voglio contribuire affinché i giovani possano divertirsi in modo lecito e corretto nelle discoteche. Ma le pare che se avessi saputo sta’ cosa, l’avrei detta in un video?».



















































Conosce Deborah Ronchi, la titolare della Ma.De?
«Essendo una promoter di locali, la conosco da sempre perché ho lavorato nel mondo delle pubbliche relazioni nei vari locali di Milano, non solo al Pineta. Io, però, con la Ma.De. non ho mai lavorato. Voglio dire che se queste persone hanno violato la legge, sicuramente ne dovranno rispondere e condanno le condotte di cui sono accusate. Ho fiducia nell’operato della giustizia».

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Cosa fa come promoter?
«Promuovo i locali, organizzo eventi, faccio pubbliche relazioni attraverso la mia società. Se un cliente vuole riservare un tavolo in un dato locale, mi chiama e io lo prenoto per lui».

Gli inquirenti scrivono che la Ma.De. gestiva il Pineta nel fine settimana.
«Affittavano una parte del locale, il super privé».

È diverso dal privé normale. È vero che aveva un ingresso riservato e discreto diverso da quello che lei chiama «plebeo»?
«Sì. Nel privé un tavolo per 10 persone costa 500 euro, nel super il doppio con quattro bottiglie di vodka. Loro erano specializzati in calciatori che vogliono una certa riservatezza».

Come vengono impiegate le ragazze nel locale?
«Io non mi occupo di ragazze. In generale, nei locali le hostess stanno alla porta e accompagnano i clienti ai tavoli e poi tornano indietro. Prendono 70 euro a sera. Sono i Pr dei singoli locali che invitano le ragazze-immagine che siedono ai tavoli con loro e prendono una percentuale sulle consumazioni. Ma un conto è invitare le ragazze, un conto è favorire e sfruttare la prostituzione. Questa vicenda mi sta danneggiando tantissimo, possono chiamarmi e controllarmi tutto. Non c’è nulla su di me».


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23 aprile 2026 ( modifica il 23 aprile 2026 | 12:20)