di
Matteo Persivale
Dalla parabola del predicatore radiofonico degli anni Trenta a quella del volto mediatico conservatore: il dietrofront su Trump riapre la frattura nell’universo Maga tra isolazionismo e leadership politica
Padre Charles Coughlin negli anni Trenta del secolo scorso inventò la formula che ha reso milionari tanti influencer di oggi: in tempi di gravissima crisi economica e geopolitica trasmetteva alla radio discorsi (ascoltati da un americano su quattro) incentrati su «America First» e conditi da invettive contro gli ebrei che vedeva come oscuri burattinai sia del capitalismo sia del comunismo, sostenitore del nazionalismo e dell’isolazionismo. Elaborò una versione a stelle e strisce del fascismo e del nazismo europei che, dalla sua Detroit, stimava senza vergogna – ma aveva astutamente ribattezzato il suo movimento populista «Giustizia Sociale».
Era uno degli uomini più potenti d’America: pur essendo sacerdote non si tenne alla larga da questioni elettorali: distribuiva endorsement, li toglieva, aizzava i suoi ascoltatori – follower diremmo oggi – contro chi non gli piaceva, nel 1932 sostenne Roosevelt aiutandolo con il voto dei cattolici per poi scaricarlo malamente e fondare un suo partito (e scoprire che gli ascoltatori non equivalgono a voti alle urne: i suoi due candidati anti-Roosevelt presero 900mila voti su 30 milioni di ascoltatori del programma radio).
Difficile non pensare a Coughlin – che alla fine venne silenziato dalla Chiesa, e tornò a fare il parroco – adesso che Tucker Carlson ha fatto marcia indietro – a Pasqua, interessante coincidenza – su Trump, candidato che ventun mesi fa descrisse come mandato da Dio e sul quale adesso getta addirittura il sospetto che sia l’Anticristo.
Tucker Carlson: «Chiedo scusa»
«È il momento di fare i conti con la propria coscienza», ha detto in una recente puntata del suo podcast.
«Voglio chiedere scusa per aver indotto le persone in errore, non è stato intenzionale. Non voglio passare per complottista ma, chiaramente, c’erano segnali di una scarsa levatura morale eppure ci sono molte persone di scarsa levatura morale che, in un certo senso, riescono a rendere al di là del loto carattere».
La storia di Carlson: ex Fox News, oggi influencer conservatore
La parabola di Carlson farebbe sorridere Padre Coughlin: licenziato dalla Fox News, che sarà di destra ma è pur sempre istituzionale, si è trovato con le mani libere per elaborare come freelance una sua linea.
Una nuova destra che non c’entra nulla con i vecchi atlantisti eisenhoweriani e reaganiani: isolazionista, anti-immigrati, pro-Russia, pro-Qatar, fortissimamente anti-Israele, ovviamente anti-woke.
Ma lo stesso Carlson che meno di due anni fa alla Convention Nazionale Repubblicana evocò un «intervento divino» per descrivere il proiettile che sfiorò l’orecchio dell’allora candidato Trump, adesso scarica il presidente proprio come Coughlin fece con Roosevelt (che, dopo tante strizzate d’occhio, appena eletto l’aveva scaricato senza remore con la classica freddezza rooseveltiana da giocatore di poker).
La rottura con Trump
Le critiche alla guerra in Iran dentro il movimento Maga ci sono eccome: l’istanza non negoziabile sulla fine delle avventure bushiane in Medio Oriente e Asia centrale era un elemento identitario alla nascita del movimento, e neppure il brand Trump è così forte da cancellarla.
Ora però a poco più di sei mesi dal voto di metà mandato che potrebbe mandare Trump in minoranza alla Camera (già oggi ha una risicatissima maggioranza di recente puntellata da un democratico dissidente) c’è la rottura tra Trump e uno dei principali influencer conservatori.
L’Iran è l’ascia che spacca il movimento Maga
L’Iran è diventato un’ascia che spacca il movimento: non a metà – Trump è impopolare con l’elettorato nel suo complesso, ma resta molto amato dai repubblicani – ma sicuramente chi non transige su America First oggi è per metà fuori dal «Trump Train», il treno che l’ha portato per due volte alla Casa Bianca.
Non è neppure cominciata con l’Iran, questa rottura: Carlson disse che i cristiani avrebbero dovuto riconsiderare il loro sostegno a Trump dopo l’operazione militare in Venezuela («È inaccettabile per gli americani e per qualsiasi popolo civile: non è consentito prendere le cose di altre persone con la forza»).
Poi le (obiettivamente indifendibili) minacce di annientamento delle infrastrutture civili dell’Iran sono state definite da Carlson «un crimine di guerra, un crimine morale». Carlson ormai dubita della stabilità psichica dell’ex amico e ha suggerito all’ufficiale che porta con sé i codici di lancio dei missili atomici di negarli, al presidente, se glieli chiedesse.
Il nodo della fede
Che Trump fosse, al di là di qualche dichiarazione casuale, laico, si sapeva da decenni, Carlson finge d’averlo scoperto ora: attacca Trump per non aver messo la mano sulla Bibbia alla cerimonia d’insediamento e ha concluso che «rifiuta ciò che c’è dentro quel libro… È possibile che sia un attacco molto furtivo ma incredibilmente efficace a quella che, da una prospettiva cristiana, è la fede in Gesù? … È possibile che il presidente veda questo in termini più ampi? Lo veda come il compimento di qualcosa, o l’elevazione a qualche carica più alta oltre quella di presidente degli Stati Uniti?».
Trump ha risposto con il classico insulto: «È una persona con un basso quoziente intellettivo che non ha assolutamente idea di cosa stia succedendo».
Quanto conta davvero Carlson?
Ma quanto conta davvero Carlson – che mediaticamente è molto forte – a livello elettorale? Può davvero pensare di candidarsi nel 2028? Al momento le proiezioni di una possibile primaria 2028 lo vedrebbero tra il 4% e il 5%, molto dietro a Vance e Rubio (rispettivamente al 38% e al 18%). Perché? Il motivo, semplice, è lo stesso che vide il partito di Coughlin spazzato via alle elezioni del 1936: una cosa è avere successo come narratori di una storia che si condivide, un’altra è tradurre questo successo popolare in politica – dove vincono quelli che sono percepiti come leader.
Trump nel 2016 si presentò come leader di un movimento che chiedeva varie cose – blocco dell’immigrazione in primis – non come il commentatore di una politica che non gli piaceva.
23 aprile 2026 ( modifica il 23 aprile 2026 | 17:40)
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