di
Monica Guerzoni

Le parole del presidente della Repubblica nell’anniversario della Liberazione rilanciano uno dei pilastri della Costituzione: il ripudio della guerra. Mentre il propagandista filo putiniano torna ad attaccare l’Italia

Libertà, giustizia, pace, democrazia. È in nome di questi quattro valori, espressione della Resistenza «all’oppressione nazifascista» e fondamento della nostra Repubblica, che Sergio Mattarella rilancia uno dei pilastri della Costituzione: l’Italia ripudia la guerra

Celebrando nel Salone delle Feste del Quirinale le associazioni d’arma, partigiane e combattentistiche negli 80 anni dalla Liberazione, il capo dello Stato rinnova il «fermo rifiuto di ogni forma di sopraffazione e di ogni deriva totalitaria, quale che sia la matrici» ideologica o il preteso riferimento religioso che la ispiri. È un patrimonio immenso e non scontato che oggi, alla luce delle bombe, dei missili, delle guerre che infuocano il Medio Oriente e l’Ucraina, assume per Mattarella «un significato ancora più intenso». 



















































Il presidente non cita nomi, né luoghi, ma ricorda gli «scenari scandalosi in cui la dignità umana viene calpestata» in troppe parti del mondo e in cui «la violenza di guerre ingiustificabili colpisce indiscriminatamente le popolazioni civili». Uomini, donne, bambini, privati di tutto – acqua, luce, cibo, scuola, casa, salute, diritti, libertà di espressione, futuro, – costretti a vivere «in contesti di guerra» e «sotto il gioco di regimi autoritari». 

E qui, ancora una volta, il presidente condanna «il prevalere della legge imposta da chi si ritenga provvisoriamente più forte». Trump? Putin? Netanyahu? Niente nomi. Il riferimento è a tutti i leader e ai Paesi che seminano «lutti e distruzioni», scatenando conflitti permanenti e inasprendo la «condizione di barbarie nella vita internazionale» che abbiamo sotto i nostri occhi.

Le immagini che arrivano da Gaza, dall’Iran, dal Libano, dall’Ucraina o dall’Africa ci ricordano quello che abbiamo e devono ricordarci quanto è prezioso ciò che abbiamo conquistato: «Libertà e pace non sono un dato acquisito una volta per tutte, si tratta di beni resi fragili dalla dissennatezza e che richiedono consapevolezza e impegno». È un richiamo alto e forte a difenderle ogni giorno, un monito agli italiani, alle istituzioni e alle forze politiche, nel nome della Costituzione, della Liberazione e della Resistenza. Sabato 25 aprile Mattarella parlerà a San Severino Marche, città medaglia d’oro e renderà ancora più forte e simbolico e il suo appello alla coesione nazionale.

L’attacco di Solovyev a Mattarella

Le parole di Mattarella giungono mentre da Mosca arriva un altro attacco contro l’Italia – e, pur senza nominarlo, proprio contro il capo dello Stato. A parlare è sempre Vladimir Solovyev: «Ricordatevi le affermazioni dei vostri politici in carica: quando un vostro politico, come un ministro, dice del comandante supremo che “è peggio di un animale”, quando il vostro presidente paragona il nostro Paese al Terzo Reich non capite di cosa parlate», dice il propagandista filo putiniano.

Nella puntata del suo programma – intitolata «Appello all’Italia – finanziatori del nazismo» – Solovyev si riferisce, oltre che a Mattarella, alle parole dell’ex ministro degli Esteri Luigi Di Maio. «Voi, italiani, forse non lo sapete, ma voglio che sappiate della vergogna dei vostri nonni e bisnonni venuti in questa terra per uccidere i cittadini sovietici. In Donbass avete imposto la regola che per un italiano ucciso ne eliminavate 80». 
 
«Non avete trovato la forza di riconoscere i crimini di sangue dei nazisti ucraini», ha proseguito, prima di aggiuntere: «Mi rivolgo a voi italiani, non al popolo che non poteva sapere, ma ai leader. Non potevate non sapere. Voi leader di Francia, Germania … avete allevato il nazismo ucraino, ancora una volta contro il popolo sovietico: perchè veniamo tutti dall’Urss. Ieri hanno stanziato altri 90 miliardi. Vi applaudono i discendenti dei nazisti… Ursula von der Leyen, Kaja Kallas, Mertz, Pistorius, Meloni, Macron, che non sono discendenti di De Gaulle, ma di Petain».

Articolo in aggiornamento…


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23 aprile 2026 ( modifica il 23 aprile 2026 | 18:41)