Paolo Agnelli, bergamasco e nessuna parentela con gli Agnelli di Torino, è uno degli industriali italiani che più si è speso nel tempo sul prezzo dell’energia. Forse perché le sue aziende (Gruppo Alluminio Agnelli, che guida insieme al fratello Baldassarre) sono il prototipo della fabbrica “energivora” (che, data la tecnologia impiegata, è ad alto consumo di energia). E, vista la propensione del settore verso l’export, si trova a doversi confrontare più di altri con la concorrenza straniera, che però paga l’energia molto meno delle aziende italiane. Proprio per questo alcuni anni fa ha fondato (e guida tuttora) Confimi Industria, associazione che raduna le piccole e medie imprese manifatturiere. Ed è in questa duplice veste, di imprenditore e dirigente del settore, che la sua voce è particolarmente importante.
Dottor Agnelli, lei è stato un po’ il battistrada di coloro che in Italia si sono battuti e si battono sui costi dell’energia.
“Guardi, sono stato il primo ad andare in televisione dieci anni fa a parlare di energia. Più volte mi hanno suggerito di piantarla…”
Perché questa sorta di chiodo fisso?
“Il mio gruppo è uno di quelli che vengono definiti energivori, spendiamo dieci milioni all’anno, due milioni e mezzo in più della concorrenza europea. Una differenza che significa fare un bilancio, per alcuni chiudere o tenere aperti”.
Dicono che sia colpa delle guerre.
“Il problema c’era anche quando non c’erano le guerre, non c’era la Russia, non c’era Medio Oriente. Già allora avevamo l’energia al doppio di tutti gli altri nostri Paesi europei, nostri competitor”.
L’imprenditore Paolo Agnelli, presidente di Confimi Industria
Quali sono i punti che lei ha sempre messo sotto osservazione?
“Il primo è il famoso disaccoppiamento. Parlando con i politici per anni non hanno capito cos’era, però pian pianino adesso lo hanno compreso. Quell’indice che guarda il gas come punto di riferimento per fare il prezzo dell’energia: quando invece al 50 per cento non usiamo il gas, ma usiamo il sole, per cui il 50 per cento è gratis. Prendono l’altro 50 per cento e fanno pagare tutto il 100 per cento come fosse prodotto dal gas”.
Pare un discorso semplice. Perché non si riesce a venirne a capo?
“È quello che mi chiedevo anch’io. Alla fine ho compreso che ci sono di mezzo grossi interessi, io li chiamo speculativi, di chi vende l’energia, non solo in Italia”.
Si riferisce ai grandi player energetici?
“Per parlare abbiamo aspettato i bilanci, perché sa, con quella gente lì non puoi raccontare solo quello che hai in testa tu”.
Servono i numeri.
“Poi i bilanci sono arrivati e abbiamo visto come tutte le società che vendono energia in Italia, quelle grosse, quelle che conosciamo tutti, quelle ex di Stato che oggi si chiamano partecipate, hanno fatto il record del secolo, cioè storico. Non hanno mai guadagnato così tanto”.
Loro si difendono spiegando che devono fare grandi investimenti, hanno importanti programmi tecnologici da rispettare.
“Tutte balle, per sviare la cosa più semplice del mondo. La realtà è vogliono fare utili e finiscono per mettere in difficoltà il sistema economico italiano fatto di piccole e medie imprese, le fai chiudere”.
Perché la politica non fa molto per arginare il sistema?
“Lo Stato porta a casa utili con i dividendi, tutto sommato fa comodo anche a loro. Come Confimi abbiamo stilato un manifesto in cui elenchiamo le cose da fare, ma loro sanno benissimo che cosa servirebbe. Però non gliene frega niente farlo. Solo che adesso con le guerre è diventato più difficile mascherare il problema”.
Voi chiedete un intervento dello Stato nel mercato energetico. Che cosa nello specifico?
“Io, Stato, sono l’azionista di maggioranza relativa, nomino il board e ti do l’esclusiva di vendita della tua corrente alla mia Italia. A quel punto, perché tu azienda pubblica partecipata devi avere l’Ebitda doppio di quelli che hanno in Europa? Guardiamo l’Ebitda (margine operativo) delle altre aziende europee, facciamo la statistica, e tu ti allinei a quello, facendomi pagare l’energia di conseguenza, e non ai prezzi esorbitanti che ti permettono utili stratosferici…”
Oppure tu Stato dammi la possibilità di comprare l’energia anche all’estero.
“In linea teorica si può fare, poi vengono messi così tanti paletti che è impossibile. Ci sono per esempio tre acciaierie bresciane molto grosse che si sono consociate e si sono prese una centrale in Slovenia. Pagano il trasporto e poi fanno per conto proprio. Ma non tutti possono fare così…”.
Pare di capire che da una parte ci sono le grandi società che producono energia e la vendono a prezzi esagerati e dall’altra parte le piccole e medie imprese, schiacciate dal sistema.
“Il punto è proprio questo. Va trovato il modo per tagliargli un po’ le unghie, perché stanno diventando vergognosamente ricchi e noi vergognosamente poveri. Ma i politici – e lo vedo quando li frequento – quando parli dei top manager, li nomini, li guardano come fossero i loro capi, ci manca che dicano pubblicamente ‘comandano loro'”.
Ma perché comandano loro?
“Muovendo grandi capitali condizionano un po’ tutti. Sponsorizzazioni a iniziative di vario tipo, anche dei partiti, campagne pubblicitarie in tv. Quando l’ho visto sono saltato sulla seggiola. Milioni anche alla Rai. È chiaro che la Rai non parla di queste cose”.
La grande industria come si pone?
“Confindustria ha cominciato adesso a parlare, mentre noi da tempo siamo sulle barricate, c’era un certo Agnelli che da anni rompe i c… Il punto è che anche le grosse imprese partecipate sono associate a Confindustria, e versano milioni e milioni di contributi”. Ma anche io sono iscritto a Confindustria, e vorrei che mi difendessero.
Si è parlato molto delle gare per le concessioni idroelettriche, che di fatto vengono sempre rimandate, e che invece se fatte potrebbero essere un modo per abbassare i costi dell’energia.
“È una cosa che parte da lontano, dai governi Conte I e Conte II. Quando si dette anche spazio a tutti questi movimenti No-Tav, No-Tap, spiegando che il futuro passava solo dal solare e tutto quello che sappiamo. Il risultato è che abbiamo perso il gas perché non lo estraiamo, si dice che la Basilicata sia piena di petrolio, ma non lo tiriamo fuori. Abbiamo mandato alla malora il carbone, nonostante la Polonia lavori con il carbone e lo so perché lì ho un’azienda, e la Germania sta ancora lavorando carbone e il Belgio pure”.
In tema di partecipate in questi giorni ci sono state molte polemiche sulle remunerazioni dei top manager, e delle loro buonuscite milionarie. Lei che idea si è fatto?
“Guardi, se si chiamassero Marchionne potrei anche capire certi stipendi, perché se vuoi un goleador di quel livello lo paghi. Lui era un leader assoluto nel suo mestiere. Noi invece stiamo pagando come fuoriclasse gente assolutamente normale”.
Della richiesta del governo all’Europa sulla fine del Patto di stabilità che cosa pensa?
“Giorgetti è stato bravo a sfiorare il risultato del tre per cento, pur con due guerre in corso. A suo modo un miracolo. Credo che la rigidità europea vada rivista, in particolare verso una nazione come la nostra che sta cercando di fare di tutto per essere europea, anche se noi cittadini non lo siamo così profondamente convinti. Spero che Bruxelles molli un attimo”.
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