di
Gian Guido Vecchi
Sulla benedizione delle coppie omosessuali in Germania: «Ci sono questioni molto più grandi e importanti, come la giustizia, l’uguaglianza, la libertà di uomini e donne, la libertà religiosa, che dovrebbero avere la priorità»
Sul volo papale – «Porto con me la foto di un bambino musulmano che, nella mia visita in Libano, stava aspettando con un cartello, c’era scritto “benvenuto Papa”. Poi, in questa ultima parte della guerra, è stato ucciso». Leone XIV parla sul volo che lo ha riportato a Roma, ieri sera. Diciottomila chilometri e sedici aerei (più due elicotteri) in undici giorni, lungo un «pellegrinaggio di pace» cominciato in Algeria all’inizio della settimana scorsa e proseguito tra Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. «Spero stiate tutti bene, pronti per un altro viaggio!», sorride ironico Prevost quando raggiunge i giornalisti in fondo all’aereo. Ma poi lo sguardo si fa assorto, mentre parla delle «vittime innocenti» in Medio Oriente.
Santità, ha parlato di un «mondo a rovescio» nel quale «una manciata di tiranni rischia di distruggere il pianeta». I negoziati per fermare il conflitto in Iran sono nel caos, con effetti pesanti anche sull’economia. Lei auspica un cambio di regime a Teheran, visto anche che la società civile e gli studenti sono scesi in piazza, e c’è preoccupazione nel mondo per la corsa all’atomica? E quale appello rivolge a Usa, Israele, Iran per uscire dallo stallo, fermare l’escalation?
«Vorrei cominciare a dire che bisogna proporre un nuovo atteggiamento, una cultura per la pace. Tante volte, quando ci sono certe situazioni, subito la risposta è: bisogna entrare con la violenza, con la guerra, attaccando. Quello che abbiamo visto è che tanti innocenti sono morti. Ho appena letto una lettera di parenti dei bambini che sono morti il primo giorno dell’attacco. Scrivono che ormai i loro figli sono persi. La questione non è un cambio di regime o no, ma come proporre i valori in cui crediamo senza la morte di tanti innocenti. La questione dell’Iran è molto complessa. Le stesse trattative che stanno cercando di fare, un giorno l’Iran dice sì e gli Stati Uniti no, e viceversa, non si sa dove vanno, il che ha creato questa situazione caotica e critica per l’economia mondiale. Ma poi c’è anche tutta una popolazione in Iran, persone innocenti che stanno soffrendo per questa guerra. Non è chiaro quale sia il regime in questo momento, dopo i primi giorni degli attacchi di Israele e Stati Uniti contro l’Iran. Piuttosto vorrei incoraggiare la continuazione del dialogo per la pace. Le parti che partecipano, cerchino di fare tutti gli sforzi per promuovere la pace e allontanare la minaccia della guerra. Che si rispetti il diritto internazionale. È molto importante che gli innocenti siano protetti, come in diversi luoghi non è avvenuto. Porto con me la foto di un bambino musulmano che, nella mia visita in Libano, stava aspettando con un cartello, c’era scritto “benvenuto Papa”. Poi in questa guerra è stato ucciso. Come Chiesa, come pastore, non posso essere a favore della guerra. Vorrei incoraggiare tutti a compiere sforzi per cercare risposte che vengano da una cultura di pace e non di odio».
Il suo prossimo viaggio sarà in Spagna, dove la questione migratoria occupa un posto importante soprattutto nelle Canarie. C’è dibattito e polarizzazione, anche tra i cattolici la posizione non è chiara. Cosa potrebbe dire loro?
«Il tema della immigrazione è molto complesso e colpisce molti Paesi, non solo Spagna, Europa o Stati Uniti, è un fenomeno mondiale. La mia risposta comincia da una domanda: che cosa fa il Nord del mondo per aiutare il Sud del mondo o quei Paesi nei quali i giovani, oggi, non trovano un futuro e quindi vivono il sogno di andare verso il Nord? Tutti vogliono andare a Nord, ma tante volte il Nord non ha risposte su come offrire possibilità. Molti soffrono… Anche il tema del traffico di esseri umani fa parte anche della migrazione. Personalmente, credo che uno Stato abbia il diritto di porre regole alle sue frontiere. Non dico che tutti debbano entrare senza un ordine, creando a volte nei luoghi dove vanno situazioni più ingiuste rispetto a quelle che hanno lasciato. Però, detto questo, mi chiedo: cosa facciamo, nei Paesi più ricchi per cambiare la situazione in quelli più poveri? Perché non possiamo cercare, sia con aiuti di Stato sia con gli investimenti delle grandi imprese ricche, delle multinazionali, di cambiare la situazione in Paesi come quelli che abbiamo visitato in questo viaggio? Molte persone considerano l’Africa come un luogo dove si può andare a prendere i minerali, prendere le sue ricchezze per la ricchezza di altri, in altri Paesi. Forse a livello mondiale dovremmo lavorare di più per promuovere maggiore giustizia, uguaglianza e lo sviluppo di questi Paesi dell’Africa. perché non abbiano la necessità di emigrare in altri Paesi. In ogni caso sono esseri umani e dobbiamo trattare gli esseri umani in modo umanitario, non trattarli molte volte peggio degli animali. C’è una sfida molto grande: un Paese può dire di non poter ricevere più di questo, ma quando arrivano le persone, sono esseri umani e meritano il rispetto che spetta a ogni essere umano per la sua dignità».
Durante questo viaggio lei ha incontrato alcuni dei leader più autoritari del mondo. Come fa a evitare che la sua presenza conceda un’autorità morale a questi regimi?
«Certamente la presenza di un Papa con qualsiasi capo di Stato può essere interpretata in modi diversi. Può essere interpretata – e da alcuni è stata interpretata – come se il Papa o la Chiesa stessero dicendo che va bene vivere in quel modo. Lo scopo principale dei viaggi che il Papa compie è visitare le persone. La Santa Sede continua a dare grande valore, talvolta con grandi sacrifici, al mantenimento di relazioni diplomatiche con i Paesi di tutto il mondo. E talvolta abbiamo relazioni diplomatiche con Paesi che hanno leader autoritari. Abbiamo l’opportunità di parlare con loro a livello diplomatico, formale. Non sempre facciamo grandi proclami di critica, giudizio o condanna. Ma c’è tantissimo lavoro che avviene dietro le quinte per promuovere la giustizia e le cause umanitarie. Talvolta per cercare, in situazioni nelle quali ci sono prigionieri politici, un modo per farli liberare. Ci sono situazioni di fame, di malattia, eccetera…. La Santa Sede, mantenendo una neutralità e cercando modi per continuare una positiva relazione diplomatica con tanti Paesi diversi, in realtà sta cercando di applicare il Vangelo alle situazioni concrete affinché la vita delle persone possa migliorare. Le persone interpreteranno il resto come vorranno, ma credo sia importante per noi cercare il modo migliore possibile per aiutare il popolo di qualsiasi Paese».
Come valuta la decisione del cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco, di permettere la benedizione di coppie omosessuali nella sua Diocesi? E come intende preservare l’unità della Chiesa?
«Credo anzitutto sia molto importante capire che l’unità o la divisione della Chiesa non dovrebbe ruotare intorno a questioni sessuali. Tendiamo a pensare che, quando la Chiesa parla di morale, l’unico tema morale sia quello sessuale. In realtà credo che ci siano questioni molto più grandi e importanti, come la giustizia, l’uguaglianza, la libertà di uomini e donne, la libertà religiosa, che dovrebbero avere la priorità. La Santa Sede ha già parlato con i vescovi tedeschi e a chiarito che non siamo d’accordo con la benedizione formalizzata delle coppie – in questo caso coppie omosessuali, come ha chiesto lei – o di coppie in situazioni irregolari, oltre a quanto permesso specificamente da Papa Francesco quando ha detto: tutte le persone ricevano la benedizione. Quando un sacerdote dà la benedizione alla fine della Messa, quando il Papa dà la benedizione alla fine di una grande celebrazione come quella che abbiamo avuto oggi, ci sono benedizioni per tutte le persone. La famosa espressione di Francesco “tutti, tutti, tutti”, esprime la convinzione della Chiesa che tutti sono accolti, tutti sono invitati, tutti sono invitati a seguire Gesù e tutti sono invitati a cercare la conversione nella propria vita. Andare oltre questo, oggi, credo possa causare più disunione che unità. Dovremmo cercare di costruire la nostra unità su Gesù Cristo e su ciò che Gesù Cristo insegna».
Il regime dell’Iran ha impiccato pubblicamente molte altre persone e assassinato migliaia di cittadini. Condanna queste azioni? Ha un messaggio per il regime iraniano?
«Condanno tutte le azioni ingiuste. Condanno l’uccisione di persone. Condanno la pena di morte. Credo che la vita umana debba essere rispettata e che la vita di tutte le persone — dal concepimento alla morte naturale — debba essere rispettata e protetta. Quindi quando un regime, quando un Paese prende decisioni che tolgono ingiustamente la vita ad altre persone, è evidentemente qualcosa che va condannato».
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23 aprile 2026 ( modifica il 23 aprile 2026 | 20:13)
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