Integrare l’osservazione di un’azione con la sua esecuzione in realtà virtuale può migliorare il recupero motorio della mano nei pazienti colpiti da ictus. È quanto emerge da uno studio clinico randomizzato e controllato, realizzato nel Centro Cardinal Ferrari KOS di Fontanellato, il reparto di Neuroradiologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, in collaborazione con la Università di Parma e l’Istituto Clinico Quarenghi di Bergamo.

Il lavoro è stato pubblicato su Stroke, una delle principali riviste internazionali dedicate alle malattie cerebrovascolari, e fornisce nuove prove sull’efficacia dei protocolli riabilitativi che combinano approcci neuroscientifici e tecnologie digitali.

Osservare un’azione virtuale, prima
di riprodurla, mobilita le reti neurali e permette un recupero migliore e duraturo

Lo studio

La ricerca ha coinvolto 48 pazienti del Centro Cardinal Ferrari e dell’Istituto Clinico Quarenghi colpiti da ictus in fase subacuta o cronica, con deficit motori delle mani. I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a due gruppi. Il gruppo sperimentale ha seguito un programma di riabilitazione che combina la fase di osservazione dell’azione e poi la sua esecuzione in realtà virtuale; il gruppo di controllo ha svolto esercizi identici in realtà virtuale ma senza la fase di osservazione dell’azione.

Il trattamento è durato cinque settimane, con sessioni intensive e progressivamente adattate alle capacità motorie di ciascun paziente, valutate per la parte diagnostica nella Neuroradiologia dell’ospedale Maggiore.

Come funziona la terapia

Il protocollo riabilitativo si basa su un meccanismo semplice ma neuroscientificamente fondato. Il paziente osserva brevi video che mostrano azioni quotidiane – come afferrare, spostare o utilizzare oggetti – senza muovere la mano. Questa osservazione attiva nel cervello il sistema dei neuroni specchio, coinvolti nella simulazione motoria e nel controllo del movimento, anche in assenza di esecuzione fisica.

Subito dopo, il paziente prova a eseguire la stessa azione in realtà virtuale, utilizzando il proprio braccio e la propria mano per quanto possibile. Il paziente manipola oggetti reali dotati di sensori, capaci di rilevare anche movimenti molto piccoli o incompleti. La realtà virtuale amplifica e rende visibili questi movimenti, restituendo sullo schermo davanti al paziente un’azione più fluida e funzionale.

Ripetendo questo processo, il cervello riceve segnali coerenti tra ciò che vede, ciò che prova a fare e ciò che percepisce come risultato, favorendo la riorganizzazione delle reti neurali e il recupero progressivo del controllo motorio.

I risultati

Entrambi i gruppi hanno registrato un miglioramento della funzione motoria, ma i pazienti che hanno seguito il protocollo di osservazione dell’azione e realtà virtuale hanno ottenuto benefici nettamente superiori, e il miglioramento è risultato stabile anche a sei mesi dal termine del trattamento, indicando un effetto duraturo.

Oltre alla destrezza manuale, lo studio evidenzia miglioramenti in forza muscolare, riduzione della spasticità e maggiore autonomia nelle attività quotidiane in entrambi i gruppi.

Un dato interessante è il miglioramento osservato anche nella mano non colpita, dato che suggerisce un possibile coinvolgimento bilaterale dei meccanismi di recupero motorio.

«Questo studio dimostra che l’osservazione dell’azione, quando viene integrata in modo strutturato con la realtà virtuale, può potenziare in maniera significativa il recupero motorio della mano dopo un ictus» dice Antonino Errante, investigatore principale dello studio, psicologo ricercatore nel Dipartimento di medicina e chirurgia dell’Università di Parma. I risultati suggeriscono che il cervello mantiene una notevole capacità di riorganizzazione anche a distanza di tempo dall’evento acuto e che i circuiti coinvolti nell’osservazione e nell’esecuzione delle azioni possono essere efficacemente riattivati con protocolli riabilitativi mirati.

Trattamento precoce

Gli autori sottolineano che l’efficacia dell’intervento risulta particolarmente evidente nei pazienti più giovani e in quelli trattati più precocemente dopo l’ictus, pur mantenendo benefici anche nelle fasi più tardive. Ulteriori studi potranno approfondire i meccanismi neurofisiologici alla base dei miglioramenti osservati e per valutare l’impiego di sistemi di realtà virtuale sempre più immersivi e adattivi.

«Per chi affronta un percorso di riabilitazione dopo un ictus, recuperare anche piccoli gesti della vita quotidiana può fare una grande differenza» dice Antonio De Tanti, direttore clinico del Centro Cardinal Ferrari KOS e coautore dello studio. I risultati dimostrano che integrare osservazione dell’azione e realtà virtuale non solo è efficace, ma può tradursi in benefici concreti e duraturi nella pratica clinica. «Questo lavoro conferma che c’è ancora spazio per l’innovazione terapeutica e per un miglior recupero di queste persone», conclude Gian Pietro Salvi, neurologo dell’Istituto Clinico Quarenghi, coautore dello studio.

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