di
Stefano Montefiori
«Il gruppo tornerà a crescere in tutti i settori se la guerra non precipiterà». Poi l’elogio della burocrazia cinese: «Se avessimo deciso di costruire una nave Vuitton in Place de la Concorde a Parigi, potete immaginare il risultato»
Un’assemblea generale Lvmh con molti motivi di interesse, oltre alla bottiglia di Moët & Chandon finale consegnata ai piccoli azionisti venuti da tutta la Francia nella sala conferenza del Carrousel du Louvre, a Parigi. Bernard Arnault, 77 anni, patron e fondatore del più grande gruppo del lusso al mondo, maggior datore di lavoro privato in Francia e tra gli uomini più ricchi del Pianeta, prima di scherzare sulla sua successione ha sfoggiato subito il suo humour serafico, quando ha raccontato di avere ricevuto «i complimenti del segretario generale del Partito comunista cinese», tra i sorrisi della sala. «Una cosa del genere non sarebbe mai potuta accadere in Francia».
Arnault si lamenta spesso del clima di scarso entusiasmo, quando non di ostilità, che accompagna in patria i suoi successi. Stavolta lo ha fatto ricordando uno degli eventi che hanno segnato il 2025 di Lvmh, l’apertura della «Maison Louis» a Shanghai, un grande edificio a forma di piroscafo nel cuore della metropoli cinese, una sorta di museo dedicato al savoir faire di Louis Vuitton che attira circa 100 mila visitatori alla settimana. Arnault ha sottolineato la velocità (meno di un anno) nel realizzare il progetto, segno del dinamismo e dell’efficacia del sistema non solo economico asiatico, lontano dai blocchi politici e dalle lentezze burocratico-amministrative che si incontrano in Europa. «Se avessimo deciso di costruire una nave Vuitton in Place de la Concorde a Parigi, potete immaginare il risultato», ha aggiunto con una certa amarezza.
Poi Arnault ha commentato il bilancio dell’annata 2025 definendolo «corretto», in un contesto geopolitico molto difficile. Il gruppo ha registrato un fatturato di 80 miliardi di euro, un risultato operativo corrente di 18 miliardi di euro (-9%), e un cash flow operativo di 11 miliardi di euro in aumento dell’8%. Secondo Arnault il gruppo quest’anno potrebbe tornare a crescere in tutti i suoi settori, dalla moda alle borse agli alcolici, se il conflitto in Medio Oriente non precipiterà. «Altrimenti dovremo fare fronte a una crisi che potrebbe diventare una catastrofe globale dalle conseguenze economiche estremamente negative. E a quel punto, chi può dire che cosa potrebbe succedere?».
Dopo avere ringraziato le équipe per risultati giudicati comunque ottimi, vista la situazione complessiva, e incoraggianti per il futuro, per la prima volta in un’occasione pubblica Arnault ha dato la parola, a tutti i suoi cinque figli: Jean (28 anni), direttore marketing del settore orologi di Louis Vuitton; Frédéric (30), ceo di Loro Piana, Alexandre (33), ceo di Moët Hennessy, Delphine (51), ceo di Dior, e infine Antoine (48), responsabile dell’immagine di tutto il gruppo. Un azionista ha chiesto a Arnault se stesse pensando alla sua successione, e lui ha risposto ricordando di essere stato «rinnovato» nel 2025 «con il 99 per cento dei voti, per i dieci anni successivi». «Quindi, ne riparleremo tra sette-otto anni, se vi va».
Antoine e Delphine Arnault fanno parte del comitato esecutivo di Lvmh e, ad eccezione del più giovane, Jean, tutti siedono nel consiglio di amministrazione. «Li avete visti… Vi sembrano molto ambiziosi? Sta a voi dirmelo», ha aggiunto Arnault, spiegando poi di avere coinvolto i cinque figli nel corso dell’assemblea per farli conoscere agli azionisti, invitando a non trarne altre conclusioni.
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24 aprile 2026
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