
Michael Jackson (19598 – 2009) nel 1989, durante il tour Bad che chiude il film Michael (nei cinema). Foto Getty
ALL’USCITA dall’anteprima milanese di Michael, film biografico sui primi 40 anni di vita di Michael Jackson (che morì a soli 50 anni, il 25 giugno 2009), le gentili addette stampa della produzione chiedono di compilare un breve questionario. Di getto scrivo: «Bel film, anche se mancano tutte le questioni più delicate».
Michael si guarda volentieri
A mente fredda, confermo. Non è un capolavoro, ma l’opera del regista afroamericano Antoine Fuqua si guarda volentieri. Magari le circa 30 canzoni utilizzate sono un po’ troppe (infatti la colonna sonora pubblicata da Sony Music ne contiene soltanto 13, strafamose: Billie Jean, Beat It, Thriller, I’ll Be There, Human Nature…), ma la storia è avvincente e gli attori sono bravi. A iniziare dal 29enne Jafaar Jackson, figlio di Jermaine, uno dei fratelli maggiori di Michael, la cui la somiglianza fisica con il mitico zio è notevole. Qui trovate la nostra recensione completa di Michael.
Il film su Michael Jackson e il ruolo dell’onnipotente Fondazione
Trattasi di un kolossal, quindi dietro c’è un grande sforzo produttivo: 7 anni di preparazione e un investimento di circa 150 milioni di dollari. Un terzo dei quali spesi per riscrivere parte della sceneggiatura, girando ex novo numerose scene, perché quelle originali non erano piaciute alla Fondazione che cura la memoria e l’immagine del Re del Pop. Che ovviamente è gestita dai suoi eredi, ognuno dei quali è spalleggiato da un agguerrito studio legale.
Michael, il film: cosa c’è del vero Michael Jackson e cosa non c’è
Il biopic ricostruisce in modo maniacale molti vezzi di Michael. Per esempio il suo amore viscerale per gli animali e i peluche, e i suoi iconici look. Però ci sono anche parecchie cose non dette, o comunque minimizzate.

Diana Ross e Michael Jackson nel 1981
L’importanza (dimenticata) di Diana Ross, sua Pigmalione e (forse) amante
Cominciamo da due fatti legati alla musica. La prima ad accorgersi della grandezza del piccolo Michael, che allora aveva 10 anni (anche se lo costringevano a dichiararne 8), fu Diana Ross. Fu lei che lo portò, assieme ai fratelli (la band si chiamava Jackson 5), da Berry Gordy Jr., presidente della Motown. Questo il film lo racconta. Quello che tace è che per molti anni si è parlato di una presunta love story tra la cantante e il giovane Michael (tra i due c’erano 14 anni di differenza). Questa love story non è mai stata confermata, ma per anni ha riempito intere pagine di giornale. E resta il fatto che molto tempo dopo, nel 1987, Michael avrebbe scritto un brano intitolato Dirty Diana.
Quincy Jones accennato invece senza di lui (forse) Thriller e Bad non ci sarebbero
Più avanti nel film si racconta dell’esplosione di Michael come cantante solista. Uno degli elementi scatenanti del suo clamoroso successo fu la genialità di Quincy Jones, uno dei più grandi arrangiatori e produttori di tutti i tempi. Fu grazie al suo talento, unito all’estro del cantante, se Jackson pubblicò tre dischi che erano, e restano, uno più clamoroso dell’altro. Off the Wall (1979), Thriller (1982: album dei record, con le sue oltre 100 milioni di copie è l’album più venduto di sempre nella storia della musica) e Bad (1987).
Ebbene, a mio avviso nel film a Quincy Jones (interpretato da Kendrick Sampson) non viene dato lo spazio che avrebbe meritato.

Jacko con Quincy Jones ai Grammy 1984
Michael Jackson: lo schiarimento della pelle e le polemiche negli USA
Avrebbe meritato un maggior approfondimento anche la vicenda dell’ossessione del Re del Pop riguardo lo schiarimento della sua pelle, che all’epoca ebbe un forte impatto sull’opinione pubblica. La storia avrebbe chiarito che in realtà Michael Jackson non si è “sbiancato” la pelle per scelta estetica, ma a causa della vitiligine. Però se il fatto fosse stato affrontato in modo più approfondito sarebbe stato meglio. Infatti negli Stati Uniti questo ha suscitato diverse polemiche.
Dove sono la collaborazione e la fine dell’amicizia con Paul McCartney? Non ci sono
Altro aneddoto che valeva la pena di essere raccontato è il rapporto tra Michael Jackson e Paul McCartney. Nell’82 e nell’83 avevano fatto due duetti, The Girl Is Mine e Say Say Say. Fu durante la ricerca delle location di questo videoclip che McCartney gli fece scoprire la leggendaria Neverland (leggi più avanti).
Una sera, a casa di Paul, Jacko gli chiese consigli su come investire il proprio denaro. McCartney rispose che un buon investimento sono i diritti d’autore. Ebbene, il 10 agosto 1985 Jackson acquistò il catalogo della ATV Music per la cifra record di 47,5 milioni di dollari. Bisogna sapere che in quel catalogo ci sono tutte le canzoni dei Beatles che McCartney e Yoko Ono avevano cercato di acquistare insieme. Questo episodio sancì la fine dell’amicizia tra Michael e Paul, che si sentì tradito. Peraltro Jackson liquidò la faccenda dicendo «sono solo affari». Bisogna aggiungere che se fino ad allora le canzoni dei Beatles erano state gestite in modo molto oculato, da quel momento in poi sarebbero state vendute al miglior offerente senza andare troppo per il sottile, diventando la colonna sonora di numerosi spot pubblicitari.

Neverland nel 2004.
L’acquisto di Neverland nel 1988? Omesso
Così come non vi è nessuna citazione sull’acquisto, avvenuto nell’88, del famoso ranch ribattezzato Neverland. Sontuosa tenuta nella contea di Santa Barbara in California, trasformata in un parco divertimenti in stile Disneyworld. Con tanto di zoo con animali esotici, un cinema privato, una stazione ferroviaria in miniatura dotata di un trenino funzionante, un luna park con varie attrazioni, compresa una ruota panoramica. Questa tenuta rappresentava un simbolo piuttosto controverso sulla stravaganza di Michael, una via di mezzo tra i suoi sogni infantili e gli eccessi. Qualcuno ha ipotizzato che la storia di Neverland sia stata volutamente trascurata per non riportare alla memoria le presunte molestie ad alcuni minori, con i conseguenti processi che Jackson ha dovuto subire (dai quali, ad onor del vero, è stato assolto).
La camera iperbalica? Bufala, ma…
Un accenno lo avrebbe meritato anche la vicenda della camera iperbarica nella quale si diceva che dormisse per non invecchiare precocemente. Pure questa pare fosse una bufala, nata da una celebre foto scattata nel 1984. In realtà in quel periodo l’aveva usata perché, girando uno spot per la Pepsi Cola, era rimasto gravemente ustionato al cuoio capelluto. Però è vero che la storia all’epoca fu messa in giro dal suo entourage per alimentare la fama del personaggio “bizzarro” e quindi ottenere un’attenzione mediatica ancora più forte. In seguito a quell’incidente sul set avvenuto il 27 gennaio 1984, Michael riportò ustioni di secondo e terzo grado (nel film è dato molto spazio all’episodio). Questo gli provocò cicatrici permanenti e un intenso dolore cronico, che diede inizio alla sua dipendenza da farmaci antidolorifici. Dipendenza che col passare degli anni sarebbe diventata sempre più grave, al punto da morire a soli 50 anni in una villa di Holmby Hills (Los Angeles) a causa di un arresto cardiaco dovuto a un’intossicazione acuta da benzodiazepine e propofol, un potente anestetico chirurgico.

I fratelli Randy, Marlon, Tito, Jermaine e Jackie portano il feretro ai funerali pubblici allo Staples Center di Los Angeles il 7 luglio 2009.
Le 19 carte di identità false e l’ipotesi sequel
Nel biopic non si fa nessun cenno al fatto che nel corso della sua vita Michael avrebbe usato ben 19 carte d’identità diverse per ottenere droghe e farmaci soggetti a prescrizione medica. In realtà molti dei fatti ora raccontati sono iniziati entro la fine degli anni 80 (periodo raccontato dal film), ma “esplosero” dopo o vennero alla luce solo dopo la sua morte. Questo spiegherebbe perché Michael non se ne parla. O sono stati volutamente messi in secondo piano. Ora resta da capire se ci sarà un sequel. A chiudere Michael è infatti la scritta to be continued. Ma ad oggi nessuno sa se sarà girato un nuovo film.
Perché la sorella Janet Jackson in Michael non esiste
Da notare che l’unica dei sette fratelli Jackson che non appare nel film è Janet. La più giovane, oltre che la più legata a Michael. Peraltro quella che, dopo Michael, ha ottenuto più successo, vendendo complessivamente oltre 100 milioni di dischi nel mondo. Considerata la sua assenza, alcuni hanno giudicato il film incompleto o addirittura approssimativo. Anche perché per compensare la sua assenza è stato dato uno spazio eccessivo all’altra sorella, La Toya (Jessica Sula). Il motivo per cui Janet ha deciso di prendere le distanze dalla produzione deriverebbe dai suoi controversi rapporti con gli altri eredi. A partire da un episodio avvenuto nel 2012 in cui accusò gli esecutori testamentari di frode e maltrattamenti nei confronti della madre Katherine.

Janet e Michael Jackson nel 1972.
Le “accuse” social della figlia Paris
Un altro membro della famiglia ha espresso la propria disapprovazione per il film: è una degli figlie di Michael, Paris. In un video postato sui suoi social ha spiegato di aver trovato le prime bozze dello script “disoneste”, e che i suoi suggerimenti non sarebbero stati presi in considerazione dallo sceneggiatore John Logan. Ha detto Paris: «Gran parte del film si rivolge a quei fan di mio padre che vivono ancora nella fantasia».
Incontri ravvicinati e ricordi personali
Prima di chiudere, vorrei accennare ai due incontri “ravvicinati” che ho avuto con questo grande artista. Il primo è datato 23 maggio 1988, giorno del primo dei due concerti allo stadio Flaminio di Roma nell’ambito del Bad Tour (quello che lo consacrò definitivamente e che chiude il film, a Wembley). Nel pomeriggio la sua casa discografica convocò un’affollatissima conferenza stampa in un salone dell’Hotel Hilton. Vi presero parte anche Quincy Jones e il manager Frank Di Leo. Su un grande schermo proiettarono una foto di Michael Jackson circondato da decine di poliziotti italiani. Il giorno prima aveva fatto visita all’Istituto Superiore di Polizia per girare un frame inserito nella parte iniziale del video Another Part Of Me. Quando Michael entrò nel salone dell’Hilton, tutti noi avvertimmo un brivido fortissimo: era indubbiamente una persona dotata di un carisma eccezionale. Quella stessa sera, dopo il concerto, organizzarono un party molto esclusivo a palazzo Taverna, storica dimora nobiliare. Lui si presentò per un veloce saluto, poi scomparve nel nulla.

La seconda volta lo vidi il 6 luglio 1992, in occasione del concerto allo Stadio Brianteo di Monza per il Dangerous World Tour. Concerto iconico aperto dal brano Jam e caratterizzato da performance e idee sceniche memorabili.
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Certamente Michael Jackson è stato un personaggio molto controverso. Ma personaggi della sua grandezza non esistono più. Purtroppo. Ecco perché Michael, nonostante le numerose omissioni, è un film che va visto.