di
Margherita De Bac
La conduttrice Rai aveva già adottato un altro felino con una malformazione. La sua compagna arriva dal rifugio aperto da un giovane di 20 anni dopo la perdita del suo gattino disabile.
Si sono conosciute in un sito di incontri (felini) e promettono di non lasciarsi più. Francesca Fialdini e Myra, una palla di pelo bianco, priva di orecchie: «La prima volta che l’ho vista ho pensato, oddio, quanto è bruttina. Però ho voluto prenderla lo stesso con me. Se non fossi stata io, chi altro…», indugia con piacere nei dettagli di una storia tutta cuori la giornalista di Rai1.
Racconti
«Sono un’assidua follower di associazioni e rifugi che sostengo. Una di queste si chiama Casa di Pollicino, fondata da Michele, un ventenne che per ospitare i gatti abbandonati ha affittato un appartamento. Ho pensato, guarda quanto è bravo questo ragazzo che ho poi scoperto lavora in un negozio di animali a Latiano, in provincia di Brindisi, e ha aperto il rifugio dopo aver perso il suo Pollicino. Micio disabile».
E un giorno vede Myra.
«Avevo perso da circa un anno Mirò, che viveva con me e la mia famiglia a Lucca. Era stato difficile superare il lutto. Era una grande amore, un amico, un fratello. Sono rimasta folgorata da quel batuffolo bianco con le orecchie nere, trovata in mezzo alla campagna. Nere per un tumore che si era allargato all’occhio. E infatti è stata operata due volte. Mi sono commossa guardando un video dove si grattava le orecchie che non aveva. Dopo un anno che lei ha passato chiusa in un box perché nessuno la adottava, sono tornata a Latiano tanto più dopo aver scoperto che si chiamava Myra, il femminile di Mirò. Oggi è una dolcissima gatta bianca, equilibrata, affettuosa. Assomiglia a uno Scottish Fold. L’amore fa miracoli».
Succedeva due anni fa. Un periodo difficile per lei, Francesca.
«Avevo bisogno di qualcuno di cui prendermi cura, volevo rafforzare il mio senso di responsabilità. Ho trovato un esserino simile a me, avventuroso, amante della vita all’aperto, sensibile. Le ho comprato un guinzaglio e la porto a passeggio».

Sempre stata gattara?
«Sempre. Da piccola, a casa con i miei, ho avuto Gigetta, una trovatella ferita alla zampa, accolta che aveva appena 20 giorni. Non usciva di casa, mentre papà avrebbe voluto vederla fuori, convinto che lo spirito felino andasse rispettato. Quando è morta l’appartamento è rimasto vuoto e ho pensato di regalare a mio fratello un nuovo compagno».

E arrivò Mirò.
«L’ultimo di una cucciolata, scartato da fratelli e mamma perché aveva una malformazione al naso, starnutiva di continuo, imbrattava i muri, disegnandoli. Per questo problema aveva gli occhi velati. Un gigantesco esempio di vita. Nel quartiere lo chiamavano il Capitano perché dettava legge . Non ammetteva che in cortile entrassero altri randagi. Bastava uno sguardo e i cani filavano via. Andava d’accordo con Ares, il nostro pastore tedesco che dopo la sua morte non si è mai ripreso. Fissava con dolore il divano vuoto».
Che le ha insegnato Mirò?
«A non spaventarmi. Basta conoscere i confini di se stessi per superare gli ostacoli. Prima di entrare in pista a Ballando con le stelle pensavo a lui, al suo coraggio, a quanto si facesse rispettare nonostante i limiti fisici di cui non era consapevole. Girava per i tetti, allontanava i cani. E che figura avrei fatto io se non fossi stata capace di sostenere la prova del palcoscenico?».
Facciamo il gioco della torre. Se qualcuno le ponesse l’aut aut, sono allergico ai pelo del gatto quindi o esce Myra o esco io, cosa sceglierebbe?
«Myra, naturalmente. Chi vuole frequentarci sappia che non mi staccherei a nessun costo da lei».

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24 aprile 2026 ( modifica il 24 aprile 2026 | 10:13)
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