di
Chiara Corradi

La sentenza della Corte d’Assise per la 22enne di Traversetolo accusata di aver ucciso con premeditazione e sepolto i due figli neonati nel giardino di casa. La Procura aveva chiesto 26 anni. L’avvocato delle ragazza: «La pena avrebbe potuto e dovuto essere più mite. Chiara ha preso atto di questa sentenza ma il nostro percorso non è finito». In aula anche l’ex fidanzato

Chiara Petrolini condannata a 24 anni e tre mesi. Lo ha deciso dopo poco più di tre ore di camera di consiglio, la Corte di Assise di Parma, presieduta dal giudice Alessandro Conti, nel processo alla 22enne di Traversetolo accusata degli omicidi dei due neonati partoriti il 12 maggio 2023 e il 7 agosto 2024 e poi sepolti nel giardino di casa. L’imputata è stata condannata per l’omicidio del secondo figlio e assolta per il primo. 

I giudici hanno anche riqualificato una delle due soppressioni di cadavere, quella relativa al secondo figlio, nel meno grave reato di occultamento di cadavere. Anche il gip di Parma che a settembre 2024 aveva disposto i domiciliari aveva aderito a questa tesi. La Procura aveva chiesto una condanna a 26 anni. L’udienza è iniziata alle 09.30 e dopo due brevi arringhe di replica di uno degli avvocati di parte civile, Pierfrancesco Guido, e del difensore di Chiara Petrolini, Nicola Tria, poi la Corte di Assise  si è ritirata per circa tre ore in Camera di Consiglio. «Ritengo che comunque per una vicenda come questa la pena avrebbe potuto e dovuto essere più mite, tenendo conto di molti fattori. Chiara ha preso atto di questa sentenza ma il nostro percorso non è finito», ha detto uscendo dall’aula Nicola Tria, l’avvocato di Chiara Petrolini.



















































Presente anche l’ex fidanzato Samuel Granelli,  padre dei due bambini partoriti dalla ragazza, che dopo la sentenza di condanna è uscito subito dall’aula. «È scappato, vorrei raggiungerlo per capire come sta», ha detto l’avvocata Monica Moschioni che lo assiste come parte civile. «Samuel – ha detto ai giornalisti la legale – in tutta questa vicenda voleva essere riconosciuto nel suo diritto di padre, nel suo diritto di esserci nella vita di questi bambini. Nessuna sentenza, nessuna pena gli restituirà questo. Spero possa arrivare un gesto da parte di Chiara, era quello che si aspettava, non ha mai invocato vendette o condanne». Il suo assistito, che non si è mai accorto delle gravidanze della sua ex, «si è sentito ignorato oltre che tradito, si è sentito completamente escluso da questa vicenda. E anche nell’intero processo non ha sentito riconosciuto il suo ruolo», ha aggiunto Moschioni.

Il ritrovamento del primo neonato

È la mattina di venerdì 9 agosto 2024 quando il cane della famiglia Petrolini scava in giardino e porta alla luce il corpo di un neonato senza vita. Chiara Petrolini è a New York in vacanza con i genitori: tornerà solo il 19 agosto ed interrogata dai carabinieri confesserà della gravidanza. «Aveva gli occhi aperti, ma non emetteva suoni», dirà negli interrogatori dei mesi successivi. In quel momento nessuno poteva ancora immaginarsi che la vicenda avrebbe avuto risvolti ancora più tragici. In una delle perquisizioni della casa di Bannone (Traversetolo) dove Chiara Petrolini vive con la famiglia, i carabinieri ritrovano il corpo di un secondo neonato. È il 7 settembre 2024 e dopo pochi giorni Petrolini racconterà agli inquirenti anche di questa seconda gravidanza.

Le autopsie sui corpi dei neonati

A stabilire cosa sia realmente successo nelle notti dei due parti sono state le autopsie sui corpi dei due neonati. Il primo è stato partorito a maggio 2023, mentre il secondo sarebbe nato tra il 7 e l’8 agosto 2024. «Ho partorito in piedi, sia la prima sia la seconda volta. I bambini non sono caduti a terra, li ho afferrati al volo», ha detto Chiara Petrolini nelle ultime dichiarazioni spontanee rese a marzo in Procura. Secondo le analisi effettuate dal medico legale nominato dalla Procura, i due bambini sarebbero entrambi nati vivi, la morte è da ricercare in un secondo momento, coincidente con l’emorragia dovuta il taglio del cordone ombelicale. Nessuno si era accorto, né famiglia né fidanzato, delle due gravidanze di Chiara Petrolini: la ragazza aveva continuato a vivere la sua quotidianità come se niente fosse e anche nei giorni prima e dopo il parto di agosto non aveva rinunciato alle uscite con le amiche.

Il braccialetto elettronico

Fredda e distaccata. Immatura e fragile. Ma senza nessuna patologia che la renda incapace di intendere e di volere. La perizia psichiatrica depositata lo scorso dicembre alla Procura di Parma, su richiesta della Corte d’Assise ha restituito un quadro preciso di Chiara Petrolini, che è stata ritenuta anche capace di stare in giudizio. La 22enne di Traversetolo è stata comunque inserita in un percorso di terapeutico. Fin dall’inizio della vicenda per la Petrolini sono stati disposti gli arresti domiciliari nella villetta di famiglia. Lo scorso dicembre il Tribunale di Bologna ha chiesto e ottenuto il potenziamento del controllo con il braccialetto elettronico. Chiara Petrolini, infatti, usufruisce di permessi utili a seguire il percorso psichiatrico e psicoterapeutico che intrapreso. Occasioni che, secondo il Tribunale, potrebbero consentirle di entrare in contatto con persone esterne al nucleo familiare. Ed è proprio su questo punto che si è concentrato il provvedimento: tali contatti potrebbero comportare il rischio di «nuove gravidanze indesiderate con l’alto rischio di esiti omicidiari», come già avvenuto «almeno in un’altra occasione». Un rischio che i giudici hanno ritenuto concreto. 


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24 aprile 2026 ( modifica il 24 aprile 2026 | 14:36)