di
Elena Meli

Dalla Fondazione Banca degli Occhi un progetto per riprogrammare le cellule del sangue e farle diventare cellule retiniche, per provare a restituire la vista in caso di degenerazione maculare

In futuro le terapie cellulari avanzate potrebbero restituire la vista alle persone con degenerazione maculare legata all’età, la principale causa di cecità nel mondo occidentale: è l’obiettivo del progetto L.U.C.Y. della Fondazione Banca degli Occhi, presentato a Venezia durante il convegno Regenerative ophthalmology for retinal disorders e condotto in collaborazione con il National Eye Institute di Bethesda, negli Stati Uniti.

Cellule riprogrammate

Meglio sgombrare subito il campo dagli equivoci: si tratta di un primo studio clinico italiano, nel solco di un progetto avviato nel 2020 negli Usa, e servirà molto tempo perché si possa arrivare a un’applicazione clinica consolidata (almeno dieci anni, secondo le stime degli esperti), ma la sperimentazione riguarda cellule con grandi potenzialità di medicina rigenerativa. Si tratta infatti delle cellule staminali pluripotenti indotte, la cui scoperta nel 2012 è valsa il Premio Nobel al ricercatore giapponese Shinya Yamanaka: la procedura consiste nell’estrarre cellule dal sangue del paziente per riportarle a uno «stadio indifferenziato, simile a quello embrionale, ossia uno stato dove la cellula può dare origine a qualsiasi tipo cellulare», spiega Stefano Ferrari, direttore della ricerca di Fondazione Banca degli Occhi. «In laboratorio verranno riprogrammate a diventare cellule dell’epitelio pigmentato retinico, lo strato della retina alterato nella degenerazione maculare legata all’età nella forma secca».



















































Sperimentazione clinica

Il progetto L.U.C.Y. (Lineage-guided Use of Cell-derived therapy for Yield improvement in age-related macular degeneration) è arrivato in Italia grazie alla Fondazione Banca degli Occhi del Veneto ETS, con il supporto clinico di alcuni ospedali italiani all’avanguardia. La Fondazione è stata la prima struttura al mondo a distribuire innesti di cellule staminali corneali epiteliali ricostruiti in vitro per trattare patologie oculari non curabili con il trapianto di cornea e ora, come spiega Diego Ponzin presidente della Fondazione, «L’interesse è rivolto anche alla parte posteriore dell’occhio con progetti incentrati sulla retina e sulla ricostruzione dell’epitelio pigmentato retinico. È il caso del progetto L.U.C.Y., uno studio clinico multicentrico per dimostrare innanzitutto la sicurezza e l’efficacia del trapianto autologo di epitelio pigmentato in pazienti con degenerazione maculare secca». Al momento, come conclude Ferrari, «La Banca degli Occhi sta completando la fase di validazione del processo e l’iter di approvazione da parte degli enti competenti italiani, in modo da avviare lo studio clinico. Dobbiamo essere chiari: dovrà passare ancora molto tempo prima che l’utilizzo di cellule staminali pluripotenti indotte diventi una terapia consolidata. La strada della ricerca è lunga e tortuosa, ma poter coinvolgere grazie a questo progetto un gruppo di centri ospedalieri italiani è già un grande risultato».

ilMedicoRisponde

Il servizio esclusivo del Corriere della Sera con medici e specialisti d’eccellenza che rispondono gratuitamente ai quesiti sulla tua salute

ilMedicoRisponde

24 aprile 2026 ( modifica il 24 aprile 2026 | 11:03)