Domani la Roma scenderà in campo al Dall’Ara, ma nelle ultime ore l’attenzione si è focalizzata sull’interruzione del rapporto con il senior advisor. Il tenico: “Come si è arrivati a questa situazione? Non lo so, non partecipo alla macchina del fango”
Ranieri non lo nomina mai direttamente mentre di Massara parla al passato. Gian Piero Gasperini ha da poco raccolto la piena fiducia dei Friedkin e le redini per guidare la Roma del futuro. E in conferenza stampa, più che della gara col Bologna di domani, si parla inevitabilmente di questo partendo proprio dal comunicato del club uscito in mattinata. “Evinco due cose importanti dalla nota. Una è la fiducia che non mi è mai mancata da parte della società, fin dal primo giorno c’è sempre stato sostegno. L’altra cosa importante è che la Roma è davanti a tutto”.
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Il riferimento è anche alla figura di Claudio Ranieri. “Le sue parole? Più che ferito sono rimasto molto sorpreso e dispiaciuto perché non avevo mai avuto la sensazione di questa situazione così dura. Non c’era mai stata in nessun incontro né con altre persone né personalmente Io non ho fatto nulla, non mi mettete sullo stesso piano in questa storia”. Poi incalza: “Ho detto che bisogna crescere a Trigoria perché qui è dove si fa calcio e dove spero di faccia calcio. Mi sarebbe piaciuto parlarne di più qui dentro, lo farei sempre perché è così che ci si confronta e si cresce. Dalle altre questioni sono fuori e non le affronto, non ne parlo. L’unico obiettivo per me è fare calcio qua dentro”.
massara—
Il focus di Gasperini si sposta quindi sul rapporto mai sbocciato con il ds Massara. Il tecnico non si nasconde. “Massara è una bravissima persona ma sotto l’aspetto tecnico non siamo riusciti a creare un collante, un feeling – ammette -. Ma sempre e solo in riferimento alla squadra, non c’è mai stato niente di personale. Sempre e solo riferito al mio modo di giocare, magari un po’ diverso da quello che si poteva pensare. Ma sempre nelle richieste professionali, mai personali. Andrà via? Lo decide la società, non io”. Ma non basta per spiegare mesi di tensioni. “Non è che io non fossi contento delle operazioni del direttore sportivo, ho sempre lasciato grande libertà – ha proseguito Gasp -. Alcuni giocatori non li conoscevo, ho sempre detto che se aveva visto e gli piacevano di prenderli, è il tuo mestiere e se lo sai fallo. Lo sapete luglio, ho sempre cercato alcune caratteristiche. Dal primo giorno ho detto di rinforzarci davanti perché la squadra era forte, non mi sembrava una richiesta così straordinaria ma una cosa comune per un allenatore nuovo che ha un modo diverso di giocare. Sul resto non ho mai messo veti o altro. Non ho mai negato a nessuno il suo lavoro. Ho sempre cercato di insistere in avanti, ho sempre ritenuto che la squadra avesse un bel valore e quello era il punto focale della mia richiesta. E’ una cosa così difficile da capire da provocare questa situazione? Sancho? La proprietà ha giustamente deciso di non fare quell’operazione”.
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Gasperini non si frena e va oltre: “Più che mai c’è bisogno di lavorare da squadra, ai giocatori di adattarsi ai ruoli, raggiugere traguardi insieme. Anche in sede di mercato l’allenatore deve fare il suo ruolo ed essere complementare con il ds. Oggi è diverso, ds e allenatore dovrebbero essere responsabili insieme nei risultati e nella formazione della squadra, dovrebbero viaggiare in coppia. Molto spesso succede che il direttore sportivo parlava con l’allenatore e poi parlava con un altro tecnico per dirgli di tenersi pronto. Anche le proprietà vanno coinvolte, i numeri sono tanti e le decisioni importanti, bisogna capire le esigenze del mercato. Bisogna capire le difficoltà che i direttori sportivi incontrano sul mercato, e i ds devono capire le difficoltà degli allenatori per costruire delle squadre, sempre con un obiettivo unico: migliorare la squadra”.
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Che domani affronterà il Bologna con un Dybala in più, anche se a mezzo servizio. “Paulo ha ricominciato questa settimana dopo quasi 90 giorni. Dall’inizio lo escludo. Uno che rientra dopo così tanti mesi non è facile. Mi auguro a gara in corso. Ormai è una questione più di abitudine e fiducia da parte sua nel giocare, è fermo da tanto: nel calciare, nel giocare, nel contrasto. Con Malen hanno giocato insieme solamente due partite, saremmo più soddisfatti e curiosi di vederli giocare insieme. Il suo futuro? Presto per parlarne, ora abbiamo cinque partite fondamentali perché noi crediamo ancora alla Champions”.
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Settimana complicata per la Roma: il pareggio contro l’Atalanta ha fatto scivolare i giallorossi a -5 dal quinto posto e l’eco del caso Ranieri agita ancora Trigoria. La partita contro il Bologna, fondamentale per sperare ancora nella Champions, arriva proprio mentre i Friedkin appaiono decisi a risolvere la situazione
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