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Simona De Ciero
Elsa è fuori pericolo, dopo essere rimasta ferita nell’incendio della notte di Capodanno in Svizzera. Lascerà il centro Grandi Ustionati del Cto per essere trasferita al Regina Margherita, dove rimarrà un paio di settimane prima di tornare a casa
Elsa Rubino è fuori pericolo. Oggi, venerdì 24 aprile, la 15enne di Biella rimasta gravemente ferita nell’incendio scoppiato la notte di Capodanno a Crans Montana, in Svizzera, sarà dimessa dal reparto di terapia subintensiva del centro Grandi Ustionati Cto di Torino per essere trasferita all’infantile Regina Margherita della stessa città, dove rimarrà un paio di settimane prima di tornare a casa. Elsa esce dalla terapia intensiva dopo un periodo di 58 giorni.
Mamma Isabella: «Non parlava né muoveva le mani»
«Per la prima volta dopo mesi, Elsa non è più in isolamento e domenica prossima rivedrà i suoi amici che hanno comprato i biglietti del treno per venirla a trovare a Torino». Non trattiene la gioia e la commozione, mamma Isabella. «I primi giorni Elsa non poteva parlare né muovere le mani e io utilizzavo alcuni cartelli con le lettere per cercare di comunicare – ricorda la donna -. Appena è riuscita a esprimersi da sola, però, ha voluto immediatamente sapere se rischiava di perdere l’anno scolastico: ha l’energia e la vitalità della sua età e non vede l’ora di tornare alla normalità».
Papà Lorenzo: «È stato un percorso difficilissimo»
Con la voce rotta dalla commozione, papà Lorenzo ringrazia il personale di Città della Salute: «La cosa più importante è ringraziare chi ha permesso a nostra figlia di attraversare i peggiori momenti: è stato un percorso difficilissimo, che non avremmo mai potuto superare senza medici, infermieri e operatori. Oggi per noi è come lasciare una famiglia». L’uomo ripercorre quindi i momenti più critici: «Dopo pochi giorni è stata intubata per uno shock settico, poi c’è stata una ricaduta: i polmoni non erano ancora pronti e abbiamo dovuto affrontare una seconda intubazione. In quei momenti avevamo pochissima fiducia, ma i medici ci hanno spiegato tutto e da lì abbiamo lavorato come una squadra». E aggiunge: «Le infermiere, gli operatori, tutti sono stati per noi una fonte di calore e dedizione. Oggi Elsa piange, e anche noi, perché ogni spostamento ha qualcosa di drammatico: si lascia ciò che si conosce. Ma siamo fiduciosi».
Il direttore Navissano: «La fase acuta è ormai superata»
Accanto alla famiglia, il direttore del centro Grandi Ustionati Massimo Navissano chiarisce il quadro clinico: «La fase acuta e il rischio di vita sono superati. Ora si entra nella fase degli esiti – precisa -. Elsa ha bisogno di un monitoraggio continuo e di trattamenti specifici: dalla gestione delle cicatrici alla riabilitazione respiratoria, nutrizionale e psicologica. È un percorso lungo che coinvolge una squadra multidisciplinare». Il trasferimento al Regina Margherita «serve a rendere più graduale il passaggio verso il ritorno a casa» sottolinea, chiarendo che restano alcune criticità soprattutto sul piano respiratorio e sull’evoluzione delle ustioni, che richiederanno controlli e interventi nel tempo.
L’assessore Riboldi: «È stata una traversata nel deserto»
Nel corso della conferenza al Cto di Torino intervengono anche i vertici della sanità piemontese. L’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi ha chiarito come nei colloqui con Lorenzo e Isabella ha voluto rassicurarli sull’altissimo livello del Cto, anche dal punto di vista umano, e ha ringraziato «i professionisti che hanno accompagnato Elsa in questa traversata del deserto: è stato un percorso inizialmente in salita, ma oggi è un giorno che ci permette di guardare al futuro di questa ragazza». Il direttore generale della Città della Salute Livio Tranchida ripercorre i 58 giorni di ricovero: «In questo ospedale sono passati per Elsa 58 lunghi giorni. Ogni tappa è stata fondamentale in un percorso che continua – ricorda -. Quando si parla di eccellenza della sanità bisogna pensare prima di tutto all’umanizzazione: il mio ringraziamento va ai sanitari che hanno preservato la sua dignità». Sulla stessa linea il direttore sanitario del Cto Lorenzo Angelone: «È un percorso molto difficile, che continua, ma il brutto è passato».
La fattura dell’ospedale di Sion
Anche alla famiglia di Elsa sono arrivate dall’ospedale di Sion le fatture per le prime cure prestate immediatamente dopo il disastro: un passaggio che lascia un inevitabile amaro in bocca ma che il padre ha chiaramente detto di «non prendere in considerazione». Dalla tragedia di Crans-Montana, però, arriva anche un’iniziativa destinata ad avere un respiro più ampio. «Come European Burn Association e come centri di cura delle ustioni in Europa – spiega Navissano – abbiamo avviato un’azione collettiva: stiamo promuovendo una petizione per vietare l’uso assoluto di fuochi pirotecnici nei luoghi chiusi».
Il saluto al reparto: «Qui è una famiglia»
Terminata la conferenza, tra lacrime e sollievo, i genitori dell’adolescente salutano il reparto ha salvato la vita alla loro figlia. «È una famiglia», ripete il padre. E in questa parola si concentra il senso di un passaggio: dalla sopravvivenza alla ricostruzione della vita.
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24 aprile 2026 ( modifica il 24 aprile 2026 | 17:50)
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