di
Alfio Sciacca
La moglie si è lanciata nel vuoto con i figli. La psichiatra vicina di casa: «Io distrutta, mi dispiace che non si sia confidata con me»
«Devo andare avanti per l’unica figlia che mi è rimasta. Mi sto aggrappando a lei per dare un senso alla mia stessa vita». Al telefono con don Vincenzo Zoccoli il marito di Lucia (nome di fantasia) prova a non sprofondare dopo la tragedia che ha travolto la sua famiglia. L’altra notte anche lui è salito a bordo dell’aereo militare che ha trasferito la figlia di 5 anni al Gaslini.
Un’équipe è arrivata da Genova per stabilizzare la piccola e ricoverarla poi in una delle eccellenze ospedaliere in pediatria. La bambina è in terapia intensiva in condizioni gravissime. Ma il papà non vuole perdere la speranza. «Nonostante il dolore, al telefono ho sentito che ha trovato un grande coraggio, anche perché i medici gli hanno dato notizie positive», dice il parroco della chiesa dove Lucia aveva fatto catechismo e volontariato.
Due giorni fa, rispondendo agli inquirenti, il marito era apparso devastato. «Sapevo che lei non stava bene — ha continuato a ripetere —, ma non potevo immaginare che potesse arrivare a tanto». Da ieri invece sembra aver trovato una ragione per provare ad andare avanti. «Il carico emotivo di questa tragedia sta toccando anche noi», dicono i medici del Gaslini. Resta comunque il grave quadro clinico, con lesioni ad organi vitali e a livello neurologico. «In questo momento sarebbe sciocco fare previsioni — spiega Andrea Moscatelli, direttore della Terapia intensiva neonatale e pediatrica —, la bambina ha lesioni importanti e stiamo facendo di tutto per darle le massime possibilità di recupero. È sottoposta a monitoraggi molto sofisticati in modo che il suo cervello possa esprimere il massimo potenziale di recupero».
Ieri le salme di Lucia e degli altri due figli di 4 anni e di 4 mesi sono state sottoposte ad autopsia. Anche se gli inquirenti sono certi che sia stato «un gesto volontario» vogliono stabilire le cause del decesso e verificare anche se i piccoli siano stati sedati prima di quel tragico volo dal terzo piano. Oltre allo sgomento la tragedia ha lasciato un diffuso senso di colpa. A tormentarsi è anche Angela Barbieri, una vicina di casa di Lucia. Abita al quinto piano dello stesso palazzo. Ma per una strana coincidenza è anche una psichiatra. È addirittura responsabile del reparto di psichiatria dell’ospedale di Catanzaro, dove è tornata dopo tanti anni a Milano per assistere la mamma.
«Sono distrutta — confessa al Corriere —. Come professionista e come mamma di un figlia che ha la stessa età della bambina che è sopravvissuta. Lucia la conoscevo, ma non ho mai percepito che stesse male e lei non si è mai aperta». Nulla nei suoi comportamenti l’aveva insospettita.
«L’appartamento al quinto piano è di mia mamma — spiega—, ma da quando lei ha cominciato a star male mi ero praticamente trasferita nel palazzo per starle accanto». Con Lucia l’ultima volta si erano viste dieci giorni fa, ai funerali della mamma. «Era venuta con il marito. Per il resto la incontravo spesso con i bambini in braccio. Mi dava la sensazione di una persona tranquilla, ma allo stesso tempo molto silenziosa. Il marito era più aperto, lei invece sembrava sempre sullo sfondo. Mi dispiace che non si sia confidata e sono tormentata al pensiero che io non sia riuscita a capire e darle aiuto».
Il destino ha voluto che non scoprisse nulla neanche un anno fa, quando Lucia era finita al pronto soccorso dopo un gesto di autolesionismo. Da lì aveva fatto accesso all’ambulatorio di psichiatria e non nel reparto guidato dalla dottoressa Barbieri. «Non so che diagnosi avrei fatto — dice la psichiatra —, ma tutto fa pensare che avesse sviluppato una depressione post partum con sintomi psicotici che l’hanno spinta a portare con sé i figli rispetto a un mondo che vedeva pericoloso per loro». Una tragedia che è solo la punta dell’iceberg. «Purtroppo la depressione dopo il parto è molto frequente ed è ricorrente anche il tenerlo nascosto. In tante donne c’è infatti paura che la patologia mentale possa portare all’allontanamento del figli».
24 aprile 2026 ( modifica il 24 aprile 2026 | 17:12)
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