«E’ uscito il suo sesto e ultimo album «Voce e batteria», con molte collaborazioni di artisti tra cui Jovanotti, Tiziano Ferro, Elisa
Se l’hip hop è arrivato a farsi apprezzare anche dalla severissima critica italiana nei lontani anni ‘90 è stato merito suo. Ultimamente, però, Frankie HI-NRG MC (al secolo Francesco Di Gesù, classe 1969) ha fatto tutt’altro: ha scritto libri, registrato podcast, ha perfino recitato a teatro nei panni di Erode per il musical «Jesus Christ Superstar».
Il suo ultimo album, «Essere umani», risaliva al 2014. Fino a ieri, con l’uscita di «Voce e batteria»: un progetto particolarissimo, in cui i suoi brani storici vengono rivisitati in versione rap (lui stesso), batteria (Donato Stolfi) e scratch su giradischi (dj Stile). Con molte collaborazioni: Jovanotti, Tiziano Ferro, Fabri Fibra, Lina Simons, Elisa, Emma, Raiz e Diodato. L’idea nasce dal vivo e dal vivo tornerà, con una tournée che parte il 30 maggio da Bologna, ma anche ascoltata su disco ha una resa potente e solidissima. Certo, si sente la mancanza di qualche caposaldo del suo repertorio: l’amatissima «Quelli che benpensano» è «troppo radicata nell’immaginario per essere toccata», commenta lui. Ma resta una bella (ri)scoperta.
Molti brani suonano ancora parecchio attuali, e non è necessariamente una buona notizia…
«Infatti: la società non ha fatto così tanti passi avanti. Anzi, ai tempi quei versi erano dedicati a un’umanità decisamente meno impoverita, su più fronti».
«Generazione di mostri», a riascoltarla oggi, sembra scritta ante litteram per Donald Trump.
«È un brano dedicato ai vampiri, che sono sempre esistiti, e alle vittime, che volentieri porgono la loro giugulare. L’evidente nevrastenia di Trump è avvilente, ma è ancora più avvilente vedere come viene difeso e blandito dai suoi partner internazionali, che non hanno il coraggio di dichiarare che il loro goffo re è nudo».
«Nuvole», invece, è un brano pubblicato nel 2020 sulla pandemia da Covid-19. A distanza di anni, ne siamo davvero usciti migliori?
«No. Incoraggiare alla responsabilità collettiva era giusto e legittimo, ma quelle misure sono state oggetto di esasperazione e di strumentalizzazione, dall’una e dall’altra parte. Oggi siamo tutti più intransigenti, permalosi, cattivi».
A proposito di meglio o peggio: «Chiedi chiedi», del 2003, era una disamina spietata della discografia. Come va nell’era dello streaming?
«La soglia dell’attenzione del pubblico è bassa, così gli diamo in pasto canzoni brevi, semplici, ripetitive. Ma è un gatto che si morde la coda. Un cambiamento richiederebbe tempo, così si preferisce avere artisti da spremere come limoni, convincendo loro e il pubblico che se non riempi un palazzetto sei un fallito. Nei talent show una standing ovation non si nega a nessuno. E poi?».
Però ha difeso a più riprese la trap, lontana anni luce dalla sua concezione di hip hop. Un brano come il suo «Fight da faida» non sarebbe più possibile: nel rap di oggi le faide non si boicottano, si alimentano.
«Non credo nella teoria dei cattivi maestri. Il rap non è causa dei mali della nostra società, ma lo specchio su cui si riflettono. Ciò che ascoltiamo nella musica di oggi è una responsabilità collettiva, e senz’altro la pandemia, per come l’hanno vissuta i giovanissimi, non ha aiutato: ora saltano fuori tutte le mancanze, acuite dal contesto».
24 aprile 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA