di
Rosanna Scardi

Lunedì i figli del compositore premio Oscar parteciperanno all’evento «La forza della musica» dedicato alla musicoterapia, e in programma nella Sala Puccini del Conservatorio di Milano. La serata è promossa da Armonica onlus, fondata da Marco Morricone

La forza della musica, anche nella cura. Marco Morricone, presidente di Armonica onlus e il fratello Andrea, compositore e direttore d’orchestra, figli di Ennio, compositore e premio Oscar, interverranno, lunedì (27 aprile), alle 20, all’evento «La forza della musica», nella Sala Puccini del Conservatorio di Milano (prenotazioni: biglietteria@consmilano.it). Un appuntamento dedicato alla musicoterapia, campo in cui opera la fondazione di Marco

Marco, lei e sua moglie Monica Volpini quali progetti presenterete?
«Da un paio d’anni stiamo portando avanti dei laboratori per ragazzi con una rara malattia genetica, la sindrome di Williams, nel reparto di neuropsichiatria infantile dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma in collaborazione con il il professor Raglio per la parte musicale e il neuropsichiatra Paolo Alfieri per quella medica: le evidenze provano che i pazienti, ai quali manca l’autocontrollo, sono migliorati moltissimo nella gestione dell’ansia e delle emozioni. Un altro progetto, con l’istituto Maugeri di Pavia, mira a verificare, attraverso la risonanza magnetica, gli effetti della musica nei pazienti stroke, ovvero che hanno avuto un ictus. Abbiamo avuto tanti privilegi e doni dalla musica, ci sembra giusto restituire».



















































Lei è nato nella musica. Quali sono i ricordi di papà Ennio?
«Mio papà faceva un lavoro atipico, non come quello dei genitori dei miei compagni di scuola, che al mattino andavano in ufficio e rientravano la sera. Lui stava a casa, scriveva la musica; usciva solo per montare, registrare e mixare. Per noi la musica in casa era bandita. Potevamo litigare, fare chiasso, ma non ascoltare quello che volevamo perché lo avrebbe condizionato. E dire che, crescendo, la musica è stata una compagna di avventure. E ho dovuto prendere una rincorsa per cercare di crearmi una cultura musicale, recuperare tempo perduto».

E lei Andrea?
«Ricordo che papà aveva un piano Steinway che ha suonato fino alla fine e un organo elettronico Thomas; da piccolo, provai il suo piano. Mi mise sulle ginocchia e mi insegnò ad armonizzare al meglio. Per tutta la vita ho studiato in modo assiduo e cercato di trovare la mia strada, anche allontanandomi geograficamente da lui».

Cosa avrebbe pensato Ennio della musica di oggi?
(risponde Andrea) «Avrebbe detto che qualcosa di buono ci sarebbe comunque stato nei miliardi di tentativi. Non sarebbe di certo andato a sentire il Festival di Sanremo, però, al di là dei gusti, aveva rispetto per la qualità a prescindere dal genere. Non esitava a dire che un’opera in un museo era brutta e un cantautore bravo. Non aveva chiusure».

Cosa vi ha trasmesso?
(Marco) «L’etica, il rispetto per il lavoro, lo studio. Il primo distinguo era: “Hai studiato al conservatorio sì o no?” Se era no, allora dovevi andare a studiare, quello era il primo comandamento».
(Andrea) «L’interrogarsi se qualcosa poteva essere fatta meglio, il cercare una soluzione migliore, meno seguita. L’incentivo costante a voler fare meglio».

L’evento si tiene alle 20 e vedrà, tra gli ospiti Pierdante Piccioni, il medico a cui si ispira la serie Rai «Doc, nelle tue mani». Interverranno anche Massimiliano Baggio e Giovanni Fosti, rispettivamente direttore e presidente del Conservatorio; Guido Bertolaso, assessore regionale al Welfare; Arnoldo Mosca Mondadori, editore e saggista, presidente della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti; Alfredo Raglio, ricercatore degli Istituti clinici scientifici Maugeri IRCCS. A seguire, un momento musicale con Carlo Bavetta al contrabbasso, Antonio Fusco alla batteria, Alberto Mandarini alla tromba, Antonio Zambrini al pianoforte.


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24 aprile 2026 ( modifica il 24 aprile 2026 | 15:00)