«La foto che racchiude la nostra filosofia? Mio papà Gianfranco che bacia la Coppa Cev, la consegna a Simon e festeggia nel gruppo entusiasta di giovani ventenni. Generazioni unite dalla gioia che lo sport riesce a regalare».
Elisabetta Curti nelle ultime due notti ha dormito poco o niente. Oltre all’organizzazione dei tantissimi impegni e delle celebrazioni arrivate dopo la vittoria in Europa, c’è l’adrenalina post successo che ancora non è completamente smaltita. «Ce l’ho ancora addosso, ma è bello risvegliarsi con il sorriso». Fa fatica a sognare, ma forse perché uno dei suoi sogni si è realizzato, quello di portare la Gas Sales Bluenergy a trionfare a livello continentale.
Nello sport il risultato è sempre fondamentale, ma al di là della vittoria quest’anno siete riusciti a raggiungere tutti i vostri obiettivi: avevate chiesto entusiasmo, divertimento e un palazzetto pieno. Siete riusciti a tagliare tutti i traguardi.
«Assolutamente sì. A parte i tanti infortuni con cui abbiamo dovuto fare i conti, tutto il resto è andato alla perfezione. Faccio una considerazione: tutti gli anni c’è sempre stato un momento in cui era necessario parlare alla squadra per risolvere qualche problema. In questa stagione non è mai successo, avevamo un gruppo disciplinato e determinato, una squadra così unita, compatta e capace di vivere in armonia l’avevamo avuta forse solo il primo anno in A2».
Siete partiti con un nuovo progetto e tante incognite. C’è stato un momento in cui hai avuto il timore di non farcela?
«Direi di no, perché siamo sempre stati molto convinti. Vedevo che il nostro diesse De Nicolo non dubitava mai e noi non abbiamo avuto incertezze. Anche perché quelle estive sono state tutte scelte consapevoli, non le abbiamo mai viste come un azzardo».
In una stagione così positiva c’è stato un momento difficile?
«La partita con la Lube, arrivata subito dopo l’annuncio di Galassi della sua malattia. C’è stato un po’ di smarrimento in tutti, era assolutamente comprensibile. E non è stato semplice vivere al suo fianco una strada che non sapevi se potesse essere in discesa, anche se Gianluca è una forza della natura e non si è mai abbattuto. Al di là dell’aspetto umano però come società ci siamo trovati a fare delle scelte, non potevamo restare con soli due centrali. E anche in quel caso fra acquistare un giocatore navigato e puntare su un giovane abbiamo scelto il giovane. Una decisione presa per non alterare equilibri perfetti all’interno del gruppo».
E poi Iyegbekedo, classe 2007, si è rivelato molto utile in campo.
«Dico solo questo: durante la premiazione della Coppa Cev mi è venuto vicino e mi ha detto: “Lo sai che mi hai cambiato la vita?” Quattro mesi fa giocava in A2 francese, adesso ha in bacheca un successo europeo».
Avete cambiato la vita a molti. Pochissimi giocatori della rosa avevano nel curriculum una vittoria importante.
«Vero, ma lo ripeto: questi sono ragazzi eccezionali, non abbiamo mai avuto dubbi. Sarei curiosa di capire dove saremmo potuti arrivare senza infortuni, più che altro per far riposare qualcuno e avere una rosa meno logorata nel finale di stagione. Fermo restando che, come ho già detto, giocare tre gare di semifinale in sei giorni, da lunedì 6 a domenica 12, lo trovo sbagliato per i giocatori e per lo spettacolo».
La Coppa Cev cosa rappresenta?
«Un traguardo raggiunto, uno dei più importanti a cui puntassimo. Ma adesso ancora non mi rendo conto bene di cosa siamo riusciti a fare, lo capirò fra qualche giorno quando mi fermerò un attimo a guardare le foto e a leggere tutti gli articoli. E comunque vincere ti fa venire voglia di riprovarci; non è facile, ma dopo un successo sei già proiettato verso nuovi obiettivi. Soprattutto questo trionfo ci fa capire che il talento da solo può fare poco, ci vogliono sacrificio e tanto lavoro per raggiungere risultati».
Il prossimo obiettivo quale può essere?
«Vogliamo alzare l’asticella. Io credo che già quest’anno avremmo meritato di qualificarci per la Champions, non ci siamo riusciti e ci riproveremo la prossima stagione».
Sai che dopo aver vinto la Coppa Cev alla Piacenza del volley manca solamente un trofeo, la Champions League?
«A chi non piacerebbe vincerla – ride – per l’anno prossimo non si può, vedremo di provarci il prima possibile».
Inevitabile chiedere a chi dedichi questa vittoria.
«A tutta la mia famiglia, i miei genitori, mia sorella, mio marito. Bisogna essere uniti per investire tanto tempo e tanto denaro in un obiettivo. Noi lo siamo sempre».
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