di
Enrica Roddolo
Il presidente non nasconde l’ammirazione per Carlo III. E risponde alle parole di Harry dall’Ucraina. Mentre il principe oggi da Bucha ribadisce: «Farò sempre parte della Royal family»
«Il principe Harry non parla per conto del Regno Unito, questo è sicuro ed è una cosa che so», la risposta di Donald Trump all’appello che il figlio di re Carlo, e duca di Sussex, gli ha rivolto ieri da Kiev, dal palco della conferenza per la sicurezza non si è fatto attendere.
Incalzato dalla stampa che gli ha chiesto cosa risponda all’invito del principe a fare di più per una pace in Ucraina, il presidente americano è stato netto, come sempre. Pur aggiungendo sul finale «Ma mi fa piacere prendere atto del suo consiglio».
«Sono contento di essere di nuovo in Ucraina», ha detto ieri il principe all’arrivo alla stazione di Kiev. E oggi da Bucha, Harry ha ribadito: «Farò sempre parte della Royal family e sono qui per lavorare, fare le cose per le quali sono nato». Come a ribadire la dimensione semi-Royal dei suoi ultimi impegni in questo 2026.
Il principe ieri ha parlato alla Kyiv Security Conference, il summit di diplomazia internazionale organizzato dalla Arseniy Yatsenyuk Open Ukraine Foundation. E ha parlato con le parole usate dalla madre, la Principessa Diana, quando in Angola, nel 1997 poche settimane prima dell’incidente mortale, chiese lo stop alle mine-antiuomo. «Non sono qui come politico», ha detto Harry come parlò Diana. Per continuare: «Sono qui come un soldato che comprende il senso di servizio reso al proprio Paese e come un operatore umanitario che vede il costo umano del conflitto, e come un amico dell’Ucraina convinto che il mondo deve abituarsi a questa guerra o patirne le conseguenze».
Poi il figlio cadetto di re Carlo, si è rivolto direttamente al Presidente russo: «Presidente Putin, nessun Paese trae beneficio dal continuare con le perdite umane alle quali assistiamo. C’è ancora tempo per mettere fine a questa guerra».
Harry si è appellato anche agli Usa, direttamente a Trump: «E’ il momento per l’America di dimostrare il suo ruolo di lungo tempo per sicurezza mondiale», auspicando un impegno attivo di Washington nella mediazione nonostante l’altro fronte caldo in Medio Oriente.
Ma Harry non è l’unico Windsor sul quale si è pronunciato in queste ore il presidente Trump. La First Lady Melania ha postato intanto sui social immagini degli ultimi preparativi alla Casa Bianca per accogliere il Re, lunedì prossimo 27 aprile, per il via a quattro giorni di visita di Stato in cui i Reali prenderanno il tè e poi siederanno al banchetto in loro onore alla Casa Bianca. Re Carlo parlerà anche al Congresso.
E Trump non ha fatto nulla per nascondere l’attesa, l’emozione, per la visita di Stato dei Reali britannici a Washington, New York e Virginia. «Lo conosco bene (il Re) lo conosco da molti anni. E’ un uomo coraggioso ed è un grande uomo». E alla domanda della Bbc più diretta se il viaggio in un contesto così delicato come quello delle incrinate relazioni di Londra e Washington possa servire a ricucire, a rinsaldare quella «special relationship», oggi evidentemente logorata dal contrasto sulla guerra in Iran (e altro), Trump ha ammesso per primo che «sì, assolutamente» la visita di Stato negli Usa servirà a riparare le relazioni. Aggiungendo altri elogi all’indirizzo del sovrano britannico: «E’ fantastico, un uomo straordinario e la risposta è assolutamente si».
Ed è innegabile che il governo britannico punti molto su questa visita confermata settimane fa dopo non pochi pensieri sull’opportunità in un contesto geopolitico così complesso anche per la relazione tra Londra e Washington.
Come dimenticare che il banchetto di Stato al castello di Windsor, nel settembre scorso, aiutò a riportare la distensione tra il governo laburista britannico e Donald Trump. Un lavoro di ricucitura legato al «miracolo diplomatico» della lettera del re sfoderata da Sir Keir Starmer al suo incontro mesi prima alla Casa Bianca con il presidente americano, con la quale invitava ufficialmente Trump per una seconda visita di Stato a Londra.
Adesso – dopo le stoccate di Trump all’indirizzo di Starmer l’indomani degli attacchi sull’Iran – serve più che mai una nuova ricucitura. Perché Trump non ha risparmiato velenose stoccate all’indirizzo dell’inquilino del numero 10 di Downing Street «non certo Winston Churchill», a dire del presidente Usa (che prima non aveva digerito la scelta di Lord Mandelson come ambasciatore a Washington) e poi non ha apprezzato la cautela britannica nell’attacco all’Iran.
Adesso le dichiarazioni di Trump sembrano confermare il forte ascendente del sovrano sul presidente Usa, e a ciò si aggiunge che il presidente è sempre stato un grande ammiratore della regina Elisabetta.
24 aprile 2026 ( modifica il 24 aprile 2026 | 17:14)
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