di
Andrea Pasqualetto
Chiara Petrolini è stata condannata a 24 anni per aver ucciso il secondo figlio, assolta per il primo caso. I neonati furono trovati seplti nel giardino della casa in cui viveva con i genitori. La difesa: «Verdetto duro»
Dal nostro inviato
Parma – Gli occhiali scuri che mette e toglie, la sguardo fisso, la giacca nera, Chiara Petrolini ha ascoltato la lettura della sentenza in silenzio. E, dopo la dura condanna a 24 anni e tre mesi, impassibile come sempre, ha lasciato l’aula fra due carabinieri.
Ci vorrebbe Dio per capire cosa c’è davvero nella sua mente. Al momento, sulla terra, i giudici della Corte d’Assise di Parma hanno deciso che era consapevole quando uccise il bimbo (uno dei due per i quali è finita a processo) che aveva appena messo alla luce. Delitto premeditato, hanno concluso, commesso il 7 agosto del 2024 nella tavernetta di casa, a Traversetolo, dove abita con i genitori, per poi seppellirlo nel giardino sotto la finestra della sua stanza.
Mentre per il primogenito, partorito oltre un anno prima e ritrovato sotto un cumulo di terra nello stesso angolo di casa, le prove non sarebbero sufficienti per poter dire che è nato vivo. Ma secondo i giudici aveva comunque soppresso il corpicino.
La condanna è giunta al termine di un processo che è stato un viaggio nella psiche di Chiara, l’insospettabile studentessa universitaria che si divideva fra studio, parrocchia dove faceva la catechista, fidanzato e pure un lavoretto da baby sitter. Una ragazza modello capace di scavare a mani nude le tombe dei suoi figli, sotto la finestra della cameretta. «Li volevo accanto a me entrambi», disse agli inquirenti, negando sempre il coinvolgimento di altre persone: «Ho fatto tutto da sola».
Nessuno si era accorto delle sue gravidanze. Né i genitori con i quali viveva, né il fidanzato, Samuel Granelli, il padre dei bambini, che pure vedeva tutti i giorni. Coetanei e compaesani, Samuel e Chiara erano cresciuti insieme nel piccolo centro sull’Appennino emiliano a una ventina di chilometri da Parma.
La domanda è quella: com’è possibile che non abbia visto la pancia di una ragazza che sta per partorire? Gli inquirenti allargano le braccia: è possibile. C’è un’intercettazione ambientale illuminante in tal senso. Dopo aver scoperto il corpo del secondogenito, Chiara e i suoi genitori vengono convocati dai carabinieri in caserma e, nella sala d’attesa, chiacchierano. Parla mamma Elisa: «Chiara tu lo sapevi? Chiara dimmi la verità, Chiara l’hai buttato tu?». Lei: «Ma no». «Chiara qua andiamo in prigione… Chiara dimmi tutto per l’amor del cielo. Chi è ‘sto bambino? Chiara c’entri tu? Ma cosa hai fatto?». Dopo qualche esitazione, lei confessa: «Ho fatto tutto da sola». Papà Roberto le chiede cos’è successo. «Niente papà, era mio», dice lei. «Ma come facevi che non avevi nemmeno la pancia?… non ci credo, fammi vedere il test». «Non l’ho fatto». «Ma sei normale?».
Ai consulenti della difesa, che hanno sondato i suoi percorsi mentali, ha ripetuto: «Ero debole e sola e avevo paura… la pancia un po’ ce l’avevo ma nessuno l’ha vista, come speravo». L’avvocato Nicola Tria, che ha sostenuto la mancanza di premeditazione e l’incapacità di intendere e di volere di Chiara al momento del fatto per una patologia di cui soffriva, sperava in una pena più mite: «Chiara se l’aspettava meno pesante ma noi non desisteremo».
Faranno appello non appena verranno depositate le motivazioni. In aula c’erano anche i genitori. Al riparo dall’assalto dei giornalisti, i suoi genitori hanno pianto e pare che poi, in una saletta, Chiara li abbia abbracciati scoppiando in lacrime pure lei. E Samuel, il fidanzato? Se n’è andato senza proferir parola. È turbato, ha vissuto una vicenda più grande di lui — spiega l’avvocata Monica Moschioni che lo assiste —. Si è visto negato il diritto di essere padre e ritiene di non avere avuto le risposte che cercava da questo processo: come sono andate davvero le cose e perché l’ha fatto?». Vita stravolta, la sua.
«È una vicenda molto toccante — ha sospirato il procuratore Alfonso D’Avino, che aveva chiesto 26 anni — : due bambini morti, un dramma familiare senza precedenti. Valuteremo se impugnare l’assoluzione per l’omicidio del primo neonato». Intanto Chiara è tornata ai domiciliari, nella casa dove seppellì i bambini. «Il carcere mi fa paura». È tutto così triste.
25 aprile 2026 ( modifica il 25 aprile 2026 | 08:32)
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