di
Rinaldo Frignani
Parla il padre del 16enne romano rimasto ferito nell’incendio della discoteca: «Assurdo che si parli di soldi e rimborsi mentre tanti ragazzi sono ancora ricoverati in ospedale»
Allo sgomento dell’ambasciatore italiano a Berna Gian Lorenzo Cornado per la richiesta di rimborso che la Svizzera presenterà all’Italia per le spese mediche finora di quattro ragazzi italiani feriti nell’incendio della discoteca di Crans Montana a Capodanno – oltre 100mila euro -, si aggiunge quello di Umberto Marcucci, il padre di Manfredi, il 16enne romano ustionato nel rogo de «Le Constellation».
Cosa prova in questo momento?
«È tutto molto spiacevole e inopportuno. Per prima cosa penso che non è tanto la Svizzera con il suo servizio sanitario – il Lamal – che deve chiedere all’Italia il rimborso, quanto piuttosto chi ha provocato tutto questo che deve risarcire le spese delle cure dei nostri feriti al Niguarda. I Moretti certo, che sono responsabili di questa tragedia, ma anche tutte le autorità comunali che non hanno fatto i controlli, a cominciare dal sindaco di Crans che è tuttora in carica. È vero che il processo non è nemmeno cominciato, ma se c’è un sindaco che ammette che i controlli obbligatori ogni anno non sono stati fatti per sei anni, allora dovrebbe essere sospeso dal mandato».
Pensa che qualcuno stia sbagliando ancora oggi?
«Sicuramente. Questa vicenda dei rimborsi mette un’immensa tristezza. Abbiamo ancora ragazzi ricoverati in ospedale dove purtroppo dovranno rimanere a lungo. Invece di parlare di loro, siamo costretti a disquisire sui soldi con la Svizzera. La trovo una cosa veramente inopportuna».
Crede che ci sia un problema di far comprendere le istanze italiane?
«Purtroppo penso che ci sia proprio un rifiuto di comprenderle, non tanto dal punto di vista pratico, ma proprio morale. Mi sembra che le autorità svizzere affrontino questa storia con una sorta di accettazione passiva di tutto quello che è successo e bisogna fare, al punto che noi sembriamo dei marziani. E invece stiamo solo chiedendo cose legittime. Direi anche banali»
Secondo lei è il frutto di una scarsa empatia con la controparte?
«Scarsa empatia c’è sempre stata, fin dall’inizio. Lo hanno provato i parenti delle vittime sulla loro pelle. Ma anche gli stessi svizzeri, le famiglie dico, sono frastornati. Pensate che sono tutti sconvolti perché sui giornali svizzeri è comparsa la notizia che i vertici del Cantone Voud hanno affermato che i ragazzi feriti a Crans dovranno ripetere l’anno scolastico perché non hanno frequentato la scuola. Ma stavano in ospedale, mica è stata colpa loro! E peggio sono stati i commenti sui social di alcuni che hanno scritto bene così altrimenti non era giusto per gli altri studenti che invece hanno frequentato. Tutto assurdo».
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25 aprile 2026 ( modifica il 25 aprile 2026 | 13:23)
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