di
Fabrizio Caccia
Sulle spese: «Bisogna spendere un po’ di più, d’accordo. Ma soprattutto bisogna spendere meglio»
Generale Vincenzo Camporini, 79 anni, ex capo di Stato maggiore della Difesa, la inquietano le ultime parole di Donald Trump sulla Nato?
«Quali, scusi? Perché, in realtà, ciò che mi preoccupa di Trump è che non si sa cosa penserà tra 2 minuti».
Ci riferiamo alla mail segreta del Pentagono in cui si ipotizza la sospensione di Madrid dalla Nato perché la Spagna non ha concesso le basi per l’operazione Epic Fury contro l’Iran…
«L’ossessione di Trump contro la Nato è senza logica: a parte che nel Trattato dell’Alleanza non è prevista alcuna procedura di espulsione per un Paese membro, perciò si sta discutendo del nulla. Ma poi da sempre, dai tempi della Guerra Fredda, la Nato è strategica per gli Usa come per l’Europa. Trump continua pure ad accusare gli europei di essere free rider, giusto? Di non pagare abbastanza, di fare i “portoghesi”. Se ne parlava già negli anni Sessanta-Settanta, è un vecchio dibattito sterile».
Perché?
«Perché gli Usa, oggi come allora, hanno interessi globali, i Paesi europei invece li hanno regionali, perciò bisogna che Trump tenga conto di questo quando solleva la questione del burden-sharing, la condivisione dell’onere. E poi volete sapere quanto contribuiscono gli Usa alla manutenzione dello Shape, il complesso sistema di comando e controllo della Nato con sede in Belgio? Loro contribuiscono per il 15 per cento, appena il doppio dell’Italia. Cioè, loro soli finanzierebbero la Nato? Beh, la finanziamo anche noi».
E se Trump abbandonasse la Nato?
«Un’opzione che non esiste: secondo la legge americana il presidente per decidere questa cosa deve avere i due terzi del Senato a favore e lui questa maggioranza non ce l’ha. Poi, se volesse davvero forzare le norme, noi potremmo sempre farci trovare preparati e occupare le posizioni lasciate dagli Usa, per esempio al comando di Shape. Non è impossibile».
Come?
«Oggi al comando del centro di controllo supremo c’è un generale americano (Alexus G. Grynkewich, ndr), ma voi pensate davvero che sia insostituibile? Io ho quasi 80 anni (ride, ndr) ma ci sono fior di profili, penso a generali italiani, francesi, super qualificati. Voglio dire: se Trump fa la voce grossa ma noi ci prepariamo bene, un giorno potremmo sorridere di certe sue affermazioni».
Ma lui intanto potrebbe decidere di chiudere le sue basi in Spagna, in Italia…
«La potenza degli Stati Uniti si esplica attraverso la dislocazione delle loro basi. Chiuderle sarebbe un’opera di autocastrazione a cui non credo».
Potrebbe dislocare le sue truppe, ipotesi, dall’Italia al fianco est dell’Europa.
«Sì sulla carta potrebbe fare tutto, ma non è che le truppe si spostano su Booking, come quando cerchi un albergo. E poi non credo che l’Ungheria, anche dopo Orbán, sarebbe contenta di vedersi arrivare 50 mila soldati americani. Non decide Trump: i Paesi della Nato possono sempre dire di no».
E se decidesse di vendere i materiali per la difesa solo agli alleati «buoni» a discapito di quelli «cattivi»?
«Se lo facesse con noi? Meglio, sarebbe uno stimolo in più per sviluppare le nostre tecnologie».
Ha fatto bene il governo italiano a non concedere la base di Sigonella ai bombardieri americani?
«Certo, la guerra con l’Iran non è la nostra guerra, noi ne siamo solo vittime».
A luglio, ad Ankara, si terra il vertice Nato. Lei è ottimista?
«I militari non sono mai ottimisti, il futuro dell’Alleanza non lo vedo roseo. Ma il segretario Rutte ha ragione quando dice che i Paesi dovrebbero integrare meglio le loro politiche di industria bellica e di Difesa».
Trump ha preteso anche dall’Italia di salire dal 2 al 5% del Pil per le spese militari.
«Bisogna spendere un po’ di più, d’accordo. Ma soprattutto bisogna spendere meglio».
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25 aprile 2026
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