Alla Milano Design Week 2026, nel fitto calendario di mostre e installazioni, One Earth – House of the Heart si distingue per la capacità di riportare i linguaggi del progetto ad una dimensione essenziale. Ospitata negli spazi di Superstudio Design in Tortona e organizzata da Design Association, l’esposizione presenta gli esiti dell’International Children’s Architectural Model Workshop, ideato da Toyo Ito, rimettendo al centro del dibattito contemporaneo una domanda apparentemente elementare: che cos’è, oggi, una casa?

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Alice Consonni

La risposta non arriva dalle consuete logiche disciplinari: a formularla sono cento bambini tra i 10 e i 12 anni che, affiancati da studenti e professori di architettura provenienti da istituzioni accademiche di Giappone, Italia, Portogallo, Finlandia e Svezia – University of Tokyo, Politecnico di Milano, Aalto University, Umeå University ed ESAD College of Art and Design – sono stati invitati a immaginare la propria “casa del cuore”. Dal disegno al modello, il processo trasforma intuizioni in forme tridimensionali, dando origine ad una serie di interpretazioni non convenzionali sul tema dell’abitare.

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Ne abbiamo parlato con Toyo Ito – architetto di fama internazionale e fondatore del Children’s Architecture Workshop a Ebisu nel 2012 – che nei progetti dei bambini riconosce una condizione primordiale: “in essi possiamo intravedere un paesaggio del cuore”, in cui la dimensione emotiva e quella spaziale ancora coincidono. L’allestimento traduce questa intuizione in una distribuzione spaziale precisa: i modelli sono disposti su cinque grandi basamenti organizzati in modo radiale – ciascuno dedicato ai Paesi partecipanti – che richiamano l’immagine di un’isola condivisa, in cui le diverse visioni si confrontano senza gerarchie. Il risultato è un paesaggio eterogeneo e sorprendente, in cui le proposte progettuali non rispondono a parametri di efficienza o mercato, ma restituiscono bisogni più profondi, dalla protezione alla condivisione, fino alla costruzione di un’identità.

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I modelli restituiscono un repertorio articolato di soluzioni. Alcuni presentano forme riconoscibili, come case su palafitte immerse nel verde o piccoli rifugi sospesi costituiti da semplici piani orizzontali e passerelle; altri si sviluppano come aggregazioni più complesse, con volumi sovrapposti, strutture attraversate da percorsi interni e insediamenti diffusi che suggeriscono un’idea di abitare collettivo.

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In diversi casi, elementi naturali entrano a far parte dello spazio domestico, fino a rendere incerto il confine tra interno ed esterno, mentre altrove la casa si concentra in forme avvolgenti, più vicine all’idea di rifugio che a quella di edificio. Dal punto di vista materico, cartone, carta colorata, tessuti, spugne e materiali di recupero danno luogo a composizioni in cui il valore risiede nella capacità evocativa più che nella finitura. La presenza di figure in miniatura contribuisce a suggerire usi e situazioni, trasformando ogni modello in una scena abitata, costruita attorno a gesti quotidiani come salire, sostare, incontrarsi. Accanto a questa produzione, architetti di rilievo internazionale – tra cui lo stesso Toyo Ito, Kazuyo Sejima, Sou Fujimoto, Manabu Chiba, Klein Dytham architecture e lo studio o+h – partecipano all’esposizione contribuendo a costruire un dialogo intergenerazionale.

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Le loro proposte interpretano la “casa del cuore” secondo prospettive differenti: Toyo Ito, con Nature Whithin Architecture, suggerisce di reintrodurre nell’architettura qualità proprie del mondo naturale – come luce e aria – per costruire un rapporto intimo con l’ambiente e sottrarsi all’omogeneizzazione attuale. In One Ground, Kazuyo Sejima immagina uno spazio continuo e condiviso, in cui la Terra stessa diventa un unico ambiente abitabile. Con Resonatia 2025, Sou Fujimoto propone una città del futuro che, pur attraversata da tecnologie avanzate, si configura come un sistema organico in cui il valore dell’incontro viene rimesso al centro. Manabu Chiba, in A Home for Self, a Home for Others, riflette sulla casa come equilibrio instabile tra protezione e apertura, mentre, partendo da un’esperienza autobiografica Klein Dytham architecture, con Shimmering Memories, costruisce un paesaggio riflessivo in cui la casa prende forma attraverso la memoria e il rapporto con il luogo. Lo studio o+h, in House of the Womb, riporta l’idea di abitare a una dimensione primordiale, immaginando un ambiente ispirato al grembo materno. Comunque anche quando il linguaggio diventa più controllato, resta una continuità con le visioni dei bambini: la casa è un luogo che mette in scena esperienze e relazioni.

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In un momento storico caratterizzato da abitazioni sempre più standardizzate e da una crescente frammentazione della vita familiare,One Earth – House of the Heart si configura come un invito a interrogarsi su come la casa possa tornare a essere il centro emotivo dell’esistenza umana, e a ripensare per chi – e a partire da quali valori – continuiamo a costruire.

One Earth – House of the Heart
SuperNova | Superstudio Più, Via Tortona 27
20-25 aprile h. 11.00 – h. 21.00
26 aprile h. 11.00 – h. 18.00

Headshot of Chiara Tassano

Architetto, è attualmente dottoranda in design presso l’Università di Genova. La sua ricerca si colloca all’incrocio tra design e strategie d’impresa, indagando l’evoluzione dei processi creativi e produttivi delle aziende del settore dell’arredo Made in Italy. Dal 2023 affianca docenti nei corsi universitari di progettazione architettonica e urbana, design degli interni e architettura di interni.