Icona riconoscibile del paesaggio urbano milanese, la Torre Velasca continua a essere uno degli edifici più amati ma anche discussi del dopoguerra. Progettata dallo studio BBPR, si inserisce nel dibattito modernista per poi deviare, opponendo alla neutralità del linguaggio internazionale un’architettura che reintegra memoria, materia e identità locale. È proprio questa tensione, più che una piena adesione al modernismo ortodosso, a renderla oggi un dispositivo critico particolarmente efficace, capace non solo di ospitare ma di amplificare il progetto espositivo di Visteria Foundation durante la Milan Design Week 2026. Al sedicesimo piano, due mostre, “Modernismo polacco. Una lotta per la bellezza” e “Warsaw-Sao Paulo -Milan”, restituiscono il racconto sfaccettato di un modernismo laterale, nato ai margini del canone occidentale e profondamente segnato dalle condizioni storiche e materiali della Polonia del Novecento.
Courtesy of Visteria Foundation
Curata da Federica Sala e Anna Maga, la prima mostra evita la lettura cronologica in favore di un transito trasversale nel modernismo polacco, il cui stesso titolo — tratto da un testo del 1948 di Irena Krzywicka — introduce l’idea di una “lotta per la bellezza”, intesa come forma di resistenza culturale, prima ancora che come questione estetica. Il percorso accosta opere storiche provenienti dal Museo Nazionale di Varsavia a produzioni contemporanee, puntando su una continuità non tanto stilistica quanto concettuale: dagli arredi funzionalisti di Bohdan Lachert, tra cui la sdraio che sintetizza l’idea di forma come risposta a necessità concrete, alle sperimentazioni più libere di Teresa Kruszewska, fino alle ricerche materiche di artisti come Monika Patuszyńska e Małgorzata Markiewicz. A questi si affiancano nuove produzioni, commissionate a designer contemporanei come Tomek Rygalik e Maja Ganszyniec, chiamati a confrontarsi direttamente con questa eredità. Non per replicarla ma per riattivarne i principi.

Courtesy of Visteria Foundation
Cubo collection – design Jorge Zalszupin

Courtesy of Visteria Foundation
Dinamarquesa armchair – design Jorge Zalszupin
Un ruolo centrale è svolto anche dal progetto dell’Istituto Polacco di Design Industriale, che rilegge (senza alcun intento nostalgico) icone dell’abitare come la parete attrezzata (meblościanka) o la poltrona trasformabile (amerykanka) attraverso prototipi sperimentali, per restituirle come strumenti critici capaci di interrogare il presente, tra standardizzazione, sostenibilità e qualità progettuale. Il progetto, è “supportato” anche dalla presenza di importanti artisti come Władysław Strzemiński, Edward Krasiński e (soprattutto) Katarzyna Kobro, a cui è riservato un ruolo di particolare rilievo: è sua la scultura che segna simbolicamente l’ingresso all’esposizione.
La seconda mostra, “Warsaw-Sao Paulo -Milan”, curata dall’architetta berlinese Maria Murawsky insieme a Lissa Carmona, CEO di Etel, è dedicata alla figura di Jorge Zalszupin, e racconta una particolare forma di modernismo, che potremmo definire della diaspora. Nato a Varsavia e influenzato precocemente da Le Corbusier, Zalszupin è costretto a lasciare l’Europa durante la guerra, e a rifondare in Brasile il contesto in cui rielaborare i principi modernisti “venendo a patti” con nuovi materiali e una diversa cultura progettuale.

Courtesy of Visteria Foundation
Tea Trolley – design Jorge Zalszupin

Courtesy of Visteria Foundation
Petalas coffee table – design Jorge Zalszupin
A San Paolo fonda il proprio studio e laboratorio di mobili, L’Atelier, e sviluppa un linguaggio raffinato basato sulla lavorazione del legno, contribuendo alla definizione dell’identità del design brasiliano e partecipando, insieme a Oscar Niemeyer, alla costruzione dell’immaginario di Brasília. La mostra, realizzata in collaborazione con il brand brasiliano Etel, presenta una selezione di arredi esemplari — dalla poltrona Dinamarquesa ai tavoli Pétalas, fino al Tea Trolley — insieme a schizzi, fotografie e materiali d’archivio che restituiscono la complessità del suo percorso.
Nel confronto tra le due esposizioni emerge un’idea di modernismo pluralista, che nasce dalla scarsità di mezzi e materiali, che si adatta ai contesti, che (ri)negozia continuamente il rapporto tra funzione e forma e trova nella dimensione quotidiana il proprio campo di applicazione. Alla fine, al 16° piano della Torre Velasca, quello che veramente emerge è il racconto non di uno stile ma di un desiderio mai (veramente) esaudito e mai sopito: far parte del cuore dell’arte e dell’architettura europea. La ‘lotta per la bellezza’ è in fondo (anche) una lotta per un posto alla tavola comune.

Courtesy of Visteria Foundation
Presidencial sofa – design Jorge Zalszupin

Courtesy of Visteria Foundation
Androrinha coffee table – design Jorge Zalszupin
Torre Velasca, 16th Floor
Piazza Velasca 3/5, Milano
20–26 April 2026

Architetto romano animato da una innata vocazione cosmopolita e da una sfrenata curiosità, considera il design la sua personale lente di ingrandimento per interpretare il flusso di cambiamenti sociali e culturali che attraversa il nuovo millennio. Alterna l’amore per la progettazione alla passione per il racconto, nella convinzione che la parola possa contribuire a sciogliere le intricate dinamiche del processo creativo. Interessato da sempre all’interior design e alle connessioni tra comunicazione e architettura, si occupa delle relazioni tra spazio e immagine, lavorando sull’intersezione tra moda, food, arte e interni.
