di
Elena Meli
A volte il male è causato da un danno a questo «snodo» della spalla oppure da altre cause come traumi, artrosi, infiammazioni o cattiva postura. Non è sempre facile la diagnosi
Se avete più di 40 anni e vi siete sottoposti a una risonanza magnetica alla spalla è quasi certo che vi siano state trovate anomalie della cuffia dei rotatori, una struttura muscolare e tendinea indispensabile per la rotazione del braccio.
Mal di spalla
È un problema «universale» ma non per questo è sempre la causa principale del mal di spalla, che è uno dei motivi più frequenti di ricorso al medico: le anomalie della cuffia dei rotatori si trovano in ugual misura in chi ha dolore e chi non ce l’ha, stando a una ricerca pubblicata di recente su Jama Internal Medicine che sottolinea come gli esami per immagini quindi non debbano essere usati come unico elemento per scegliere se e come intervenire sulla cuffia dei rotatori. «Il dolore alla spalla è comune anche perché questa articolazione, la più mobile del nostro organismo, è molto trascurata, soprattutto da chi è sedentario», spiega Cesare Faldini, direttore I Clinica Ortopedica dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna.
«Quando non deriva da un trauma, il dolore può dipendere dalla cuffia dei rotatori, ma anche da un’artrosi dell’articolazione o da un’infiammazione acuta (si veda sotto, ndr). La cuffia è composta da un gruppo di muscoli che diventano tendini e che vengono a trovarsi fra una parte della scapola, l’acromion, e l’omero, l’osso del braccio. Lo spazio fra queste due ossa può restringersi col tempo, portando a una sofferenza e una degenerazione del tendine».

La meccanica e l’età
La contrazione dei muscoli della cuffia dei rotatori serve a ruotare il braccio, un movimento frequente che per esempio è necessario per muovere il mouse del computer. Il movimento però favorisce l’attrito del tendine con le ossa vicine: per questo come spiega Riccardo Accetta, responsabile dell’Unità di Traumatologia dell’Irccs Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano: «Il tendine della cuffia dei rotatori è destinato a consumarsi in particolare se si usa molto l’articolazione per lavoro come accade per esempio agli imbianchini, o se ci sono anomalie anatomiche che restringono lo spazio; le donne poi sono più soggette al problema, perché tendono di più alla cifosi (ovvero a piegare in avanti la parte alta della schiena, ndr), specialmente se hanno un seno prosperoso, e hanno spalle più “chiuse” in cui il conflitto fra testa dell’omero e scapola è maggiore. Inoltre con la menopausa e il calo degli estrogeni l’elasticità dei tendini diminuisce, rendendoli ancora più fragili».
I traumi
Anche la cuffia dei rotatori può essere danneggiata per un trauma, per esempio se si cade e ci si ripara con le braccia «schiacciandola» fra le due ossa, con una possibile rottura o lesione che dà dolore acuto; tuttavia, come sottolinea Faldini, «più spesso la lesione avviene lentamente, con dolore sporadico o ricorrente che si accentua ruotando il braccio verso l’esterno. La diagnosi si fa con un’ecografia ma occorre sottolineare che talvolta i sintomi sono legati a una concomitante periatrite e non dipendono dalla cuffia dei rotatori, inoltre tendinopatie lievi sono “compagne di viaggio” con uno scarso significato clinico». «Non c’è una corrispondenza esatta fra il dolore e il danno che vediamo con le immagini», conferma Accetta.
Riscaldamento e stretching se si fa sport
Oltre ai traumi, la postura sbagliata e l’età, anche il fumo e la sindrome metabolica possono aumentare il rischio di ritrovarsi con una cuffia dei rotatori malandata: lo hanno segnalato gli esperti della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia, specificando che anche la familiarità è un fattore di rischio. Sono tutti elementi che rendono più fragili i tendini della cuffia dei rotatori, favorendo le lesioni e le recidive; inoltre, questi fattori influenzano negativamente anche il recupero post intervento.
I consigli per mantenere la cuffia sana? Gli esperti raccomandano di non trascurare i sintomi, mantenere una postura corretta e gestire i fattori di rischio, ma anche non sovraccaricare le spalle con borse pesanti e zaini sbilanciati, limitare i movimenti ripetuti. Se si pratica uno sport, meglio fare sempre riscaldamento, defatigamento e stretching e, nelle donne, indossare reggiseni con spalline ampie o sportivi durante l’attività fisica.
Le altre cause
Non solo cuffia dei rotatori: la spalla può far male anche per altri motivi. «È necessario capire come è comparso il dolore», osserva Faldini. «Se c’è stato un trauma serve una radiografia per escludere una frattura; se si è manifestato dopo uno sforzo o senza sforzo, al primo episodio può non essere indispensabile un’indagine strumentale ma può bastare una cura antinfiammatoria con prodotti da banco, come un cerotto transdermico, una crema o una schiuma per lenire il fastidio e guarire un’infiammazione che può dipendere anche da una posizione scorretta, per esempio aver dormito col braccio alzato sotto al cuscino, o da un movimento inusuale».
Gli esami utili a inquadrare la situazione
Se però il dolore resta, è acuto o impedisce di muovere la spalla è bene indagare con un’ecografia e una visita. «L’ecografia non “vede” bene osso e cartilagini, perciò può essere affiancata da una radiografia; la risonanza magnetica è un esame completo, ma da riservare a casi dubbi», dice Faldini. «L’ecografia aiuta a capire per esempio se c’è una borsite, ovvero un’infiammazione del cuscinetto che sta fra testa dell’omero, acromion della scapola e cuffia dei rotatori ed è causa frequente di dolore alla spalla, e di valutare lo stato della cuffia o la presenza di calcificazioni. Questi piccoli depositi di calcio, frequenti negli over 50, sono racchiusi in una membrana che può rompersi producendo un effetto “sale sulla ferita”, con dolore acuto, a volte notturno, e incapacità di muovere la spalla. Un dolore simile è indicativo della periartrite, da curare con infiltrazioni di anfintiammatori/anestetici talvolta con lavaggi sotto guida ecografica per rimuovere le calcificazioni e soprattutto con la fisioterapia, per riacquistare la capacità di movimento».
Oltre all’ecografia, anche la valutazione del dolore può far capire la causa del mal di spalla perché come conclude Faldini «Il dolore ha caratteristiche diverse se dipende da una periatrite, dalla cuffia dei rotatori o dall’artrosi della spalla: il primo è acuto, il secondo è sporadico o ricorrente, l’ultimo è correlato all’uso, perciò si sente poco a riposo e peggiora con il movimento».
Le terapie
«Il primo passo, a parte utilizzare antidolorifici antinfiammatori per bocca che possano gestire il sintomo in acuto, è una riabilitazione posturale della schiena: una buona fisioterapia non deve solo stabilizzare le spalle, ma anche rinforzare i muscoli della schiena e insegnare per esempio come stare seduti senza piegarsi in avanti con le spalle. Tanti vorrebbero risultati subito, ma serve tempo per stare meglio: la rieducazione posturale è efficace, invece non esistono prove scientifiche solide di benefici reali per le tante terapie fisiche proposte per la cuffia dei rotatori. Le infiltrazioni di cortisone tolgono l’infiammazione ma danneggiano i tessuti e quindi non sono l’ideale; possono invece aiutare a stabilizzare i tessuti e il tendine le infiltrazioni a base di Prp (plasma ricco di piastrine, ndr)».
Gli interventi
Se però il dolore non passa e c’è un danno consistente al tendine che ne aumenta il rischio di rottura può essere opportuno intervenire, specie se il paziente è giovane o fa un lavoro per cui usa molto la spalla. «Occorre valutare le condizioni ma anche le esigenze della persona: dobbiamo operare il paziente, non la sua risonanza magnetica», sottolinea Accetta. «In alcuni casi il dolore deriva da un “callo da sfregamento” che si crea sul tendine che impatta sull’acromion (la parte più alta e laterale della scapola, ndr), e quindi si può fare una sorta di lavaggio dell’articolazione per rimuoverlo; in altri si deve intervenire chirurgicamente in artroscopia per ricucire il tendine consumato. Se si è provato di tutto e a ogni gesto si sente male l’operazione può essere la soluzione, anche se non è né facile né rapida come tanti pensano: oltre a 3 settimane di immobilità, servono in media 4 mesi per il recupero».
L’intervento è necessario poi, come conclude Faldini, «se il tendine è rotto e si è persa la possibilità di ruotare il braccio: la cuffia va reinserita e il tendine suturato, per evitare che la lesione progredisca e diventi più difficile da trattare, oltre ad aumentare il rischio di artrosi».
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25 aprile 2026
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