di
Gaia Piccardi
Con l’arcirivale spagnolo fermo ai box, Jannik (impegnato oggi a Madrid) mette nel mirino il back to back Foro Italico-Roland Garros, come l’antenato nel ’76, per scavare il solco in classifica
Come si dice pervicacia in spagnolo? In fondo, la differenza tra i due predestinati sta nell’impegno con cui Jannik Sinner cerca di non commettere due volte lo stesso errore, mentre Carlos Alcaraz insiste, e il naufragar gli è dolce in questo mare.
Dalla Spagna, ora che ha rinunciato ufficialmente a Roma e a Parigi per un’infiammazione della guaina del tendine (intatto) del polso, descrivono Carlitos sereno. L’obiettivo diventa la stagione sull’erba: rientro in gara al Queen’s, per arrivare a Wimbledon rodato. Un ritorno con Juan Carlos Ferrero, al momento, non è nemmeno da prendere in considerazione: Alcaraz è disposto a sacrificare qualche sconfitta alla libertà ritrovata («Adesso posso avere opinioni, prendere decisioni e comunicare al team cosa mi serve»), certo un infortunio che lo costringesse a saltare tre quarti della stagione sul rosso non l’aveva previsto. E qui torniamo alla pervicacia. Sono anni, con o senza Ferrero, che lo spagnolo programma l’intero arco costituzionale dei tornei su terra, senza riuscire a percorrerlo tutto: nel 2022 si è ritirato da Roma, nel 2023 da Montecarlo, nel 2024 da Montecarlo, Barcellona e Roma, nel 2025 da Madrid, quest’anno la decisione triste, solitaria y final. E invece in questo tennis sempre più violento ed esasperato a qualcosa bisogna avere la forza di rinunciare, a costo di scontentare amici, tifosi e conto in banca. Sapersi programmare è importante quanto sapersi allenare, come Sinner insegna.

La palla adesso è nel campo di Jannik, tornato n.1 del ranking a Montecarlo, e padrone del suo destino. Gli hanno chiesto se vincere sulla polvere di mattone in contumacia dell’arcirivale varrebbe di meno, se si sente super favorito da qui al Roland Garros. «Resto focalizzato su me stesso però Carlos mi mancherà molto» ha risposto lui con il solito pragmatismo. Ma, poi, che domanda è? Gli assenti, anche per infortunio, hanno sempre torto.
L’asticella si alza, la riscrittura di qualche altra pagina di letteratura è a portata di racchetta. La doppietta Roma-Parigi, che a un italiano non riesce da cinquant’anni, è la sfida che l’esistenza offre a Jannik in questo momento storico a lui favorevole: Adriano Panatta, che nell’annus mirabilis ‘76 centrò anche la Davis in Cile, si augura che Sinner vinca tutto, così smettiamo di chiedergli interviste (a Adriano). Panatta realizzò l’impresa nell’arco di due settimane: Vilas a Roma il 30 maggio, Solomon a Parigi il 13 giugno; allora Foro Italico e Roland Garros erano contigui, senza tregua e senza fiato. Sinner di settimane ne ha tre.
Oggi, intanto, torna in campo a Madrid contro il danese Elmer Moller, n.129 Atp, coetaneo di Rune (che ha chiesto una wild card per Amburgo, al via il 18 maggio), uscito dalle qualificazioni senza perdere un set e convincente anche nel salto di qualità in tabellone, con Cinà e Diallo. Jannik, che con Bonzi ha avuto problemi di adattamento all’altura di Madrid, gioca sul centrale dopo Musetti-Griekspoor per migliorare le statistiche del primo turno: solo 3 palle break su 13 convertite, 27 errori gratuiti. «Un game gioco bene, l’altro no!» si è lamentato con Cahill, tornato al suo fianco nello swing europeo, terra più erba. Moller deve servire a stabilizzare il tennis del migliore anche ai 650-670 metri sul livello del mare della capitale più alta d’Europa, in vista del gol più immediato: infilare il quinto Master 1000 consecutivo e allungare in classifica su Alcaraz fermo ai box. Poiché prevenire è meglio che curare, venerdì dopo il match Sinner è andato a vedere in azione, insieme a coach Vagnozzi, il nuovo fenomeno della fabbrica spagnola di campioni: Rafael Jodar, classe 2006, già alto 191 centimetri, formazione all’Università della Virginia ma madrileno doc e tifoso del Real, vincitore dell’Atp 250 di Marrakech e semifinalista a Barcellona nel torneo del ritiro di Alcaraz. Jodar-Fonseca, 38 anni in due, oggi è la sorpresa dentro la scatola magica di Madrid: chi vince può ambire a un quarto di finale con Jannik.
Dalle porte scorrevoli del circuito, per un mese esce Alcaraz. Djokovic rinvigorito dalla finale in Australia (con vittoria su Sinner) conserva l’asso nella manica per il Roland Garros, ancora convinto di potersi annettere l’agognato 25º titolo Slam. «Attenti, perché ci arriverà senza essersi spolmonato come gli altri top players» fa notare Riccardo Piatti, il maestro dei maestri. Ma Belzebù va per i 39 anni, ancora dobbiamo capire se userà Roma come playground per ritrovare il ritmo partita (non gioca da Indian Wells). L’unica certezza è Jannik Sinner, il totem piantato al centro del villaggio. Il catamarano Sunreef da 9 milioni di dollari è in costruzione a Danzica: Alcaraz avrà tempo per divano e tv. Ah, pervicacia in spagnolo si dice obstinaciòn.
26 aprile 2026
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