di
Giuliana Ferraino
Ai dipendenti italiani di EssilorLuxottica fino a 4.095 euro se convertiti in welfare, UniCredit sale a 2.770 e Intesa a 3.140. Ma Wall Street resta un altro pianeta
Non è solo una questione di cifre, ma di segnali al mercato del lavoro. L’accordo di EssilorLuxottica, che riconoscerà ai dipendenti italiani un premio di risultato fino a oltre 4 mila euro, riporta al centro il tema della redistribuzione dei risultati aziendali: quanto torna ai lavoratori quando utili, produttività e margini crescono?
Nel caso del gruppo guidato da Francesco Milleri, il premio sarà erogato entro giugno e coinvolgerà oltre 13 mila dipendenti in Italia. La base è di 3.090 euro lordi, che può salire con le componenti aggiuntive e arrivare fino a 4.095 euro lordi nel caso di conversione in beni e servizi di welfare. È proprio questa la leva che distingue il modello italiano: non solo denaro in busta paga, ma anche strumenti fiscalmente agevolati che possono aumentare il valore netto percepito dal lavoratore.
La mappa dei premi aziendali mostra però differenze profonde. Ferrari resta il caso più rilevante dell’industria italiana: dopo un 2025 chiuso con ricavi in crescita del 7%, il premio di competitività per circa 5 mila dipendenti italiani ha raggiunto il massimo storico di 14.900 euro. Una cifra che riflette la forza del marchio, la redditività del gruppo e un modello industriale difficilmente replicabile.
Nel settore bancario, UniCredit ha fissato per i dipendenti italiani un premio di produttività fino a 2.770 euro, in aumento dell’11% rispetto all’anno precedente, con accredito sul conto welfare ad aprile o erogazione monetaria a giugno. Intesa Sanpaolo, nel 2025, ha previsto per circa 70 mila persone un premio variabile di risultato compreso tra 1.275 e 3.140 euro, all’interno di un plafond complessivo da 170 milioni.
Tra le altre grandi imprese, Ferrero ha stabilito per l’esercizio 2024/2025 un premio legato agli obiettivi fino a 2.580 euro lordi per oltre 6 mila lavoratori degli stabilimenti italiani, con importi differenziati in base ai risultati delle singole sedi. Lamborghini resta un altro riferimento alto nel manifatturiero: l’integrativo firmato nel 2023 prevede un premio di risultato pari a 4 mila euro e un premio annuale di continuità destinato a salire fino a 2.200 euro nel 2026.
Non tutti, però, partecipano alla stessa corsa. Stellantis ha comunicato ai sindacati che, per i lavoratori italiani ed europei, non sarà erogato il premio annuale legato ai risultati 2025, a causa del mancato raggiungimento dei parametri necessari su consegne, fatturato, redditività e flusso di cassa. Il caso segnala l’altra faccia della geografia dei bonus: dove i risultati industriali rallentano, la redistribuzione si ferma.
Il confronto europeo resta relativamente omogeneo. In Germania, ad esempio, Mercedes-Benz ha annunciato per i dipendenti aventi diritto un profit-sharing fino a 3.139 euro, in pagamento con la retribuzione di aprile. Una cifra significativa, ma sotto il tetto previsto da EssilorLuxottica se il premio viene convertito in welfare, che probabilmente riflette le difficoltà del settore automotive in Europa e, in particolare, tra le case tedesche.
Se però si allarga lo sguardo Oltroceano, il quadro cambia radicalmente. Negli Stati Uniti, secondo il Comptroller dello Stato di New York, il bonus medio di Wall Street per il 2025 è salito a 246.900 dollari, con un monte bonus complessivo record da 49,2 miliardi. È un sistema diverso, dove la componente variabile pesa molto di più sulla remunerazione complessiva e riflette una cultura salariale lontana dal premio di risultato negoziato nell’industria europea.
La partita, dunque, non riguarda soltanto il valore assoluto dei bonus. Riguarda il modo in cui le imprese usano i premi per trattenere competenze, rafforzare il consenso interno e segnalare al mercato la propria solidità. Nei gruppi più redditizi il premio non è più un accessorio: diventa parte della strategia industriale. Ma proprio per questo racconta anche le diseguaglianze crescenti tra settori, aziende e Paesi.
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25 aprile 2026
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