di
Alessandro Fulloni
La risposta di Berna alle proteste dell’Italia dopo che è stato chiesto il pagamento delle spese mediche per i ragazzi rimasti feriti nel rogo del Costellation, a Crans-Montana. L’ambasciatore: burocrazia senza etica
Dicono gli svizzeri: «Come noi chiediamo a voi di pagare, voi potete chiedere di pagare a noi». Parole, quasi testuali, che paiono liquidare l’incendio a Crans, i suoi 41 morti e i 115 feriti, come «un banale infortunio», per usare la sintesi, ancora sgomenta, del nostro ambasciatore a Berna Gian Lorenzo Cornado. Di sicuro, vista dal lato elvetico, tutta la spinosissima vicenda adesso sale pesantemente di livello. Ma considerato questo loro approccio «burocratico e non etico», per stare ancora a quel che puntualizza il nostro diplomatico, un accordo tra i due Paesi non sembra proprio profilarsi all’orizzonte.
La novità di sabato è, infatti, che la richiesta all’Italia di pagare le spese per il ricovero — parliamo di una manciata di ore — dei nostri ragazzi rimasti ustionati all’indomani dell’incendio al Constellation non viene solo dal Cantone Vallese, come si pensava sinora. A ribadire la volontà di incassare quei 108 mila euro — cifra destinata a ingrossarsi quando i conteggi comprenderanno tutti i ricoveri e non solo i quattro di cui si è a conoscenza per adesso — è pure una nota ufficiale dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (Ufas), che fa capo al Dipartimento federale dell’Interno rossocrociato. Il governo nazionale, insomma.
«Le disposizioni sull’assistenza reciproca internazionale in materia di prestazioni — si legge — si applicano anche alle vittime del rogo» di Capodanno.
Cosa significhi esattamente questa frase lo ha chiarito in serata Doris Bianchi, direttrice dello stesso ufficio federale, durante un confronto su Rsi (la tv della Svizzera italiana) con Cornado. Serafica, a un certo punto ha ripetuto le stesse sconcertanti parole — quelle bollate dalla premier Meloni come «una richiesta ignobile» — scandite venerdì dal presidente del Cantone Mathias Reynard. Ovvero queste: «Sì, mi spiace per le fatture mandate per sbaglio alle famiglie italiane, ma gli accordi europei vanno rispettati: mi attendo che il ministero della Salute italiano paghi le spese dei ragazzi ricoverati negli ospedali svizzeri». Poi però — come se fosse la cosa più normale del mondo — ha aggiunto: «Mi aspetto che il vostro ministero della Salute mandi a LAMal — la mutua elvetica, una fondazione privata, ndr — le spese di ricovero dei pazienti svizzeri in Italia», quelli salvati al Niguarda.
L’ambasciatore ha ovviamente scosso la testa. E al Corriere poi ha ribadito: «Se questi sono gli accordi, allora l’Italia rinuncia ad avvalersene: non fattureremo le spese dei due ragazzi svizzeri ricoverati da noi e ci aspettiamo che Berna faccia lo stesso».
L’eco della polemica è arrivata naturalmente anche alle famiglie delle vittime d’oltre confine. «Ma è uno scandalo — sbotta Michel Pidoux, il papà di Trystan, diciassettenne perito nel rogo — . La Svizzera non ha ancora capito che questo non è un fatto locale, ma un dramma europeo. Quel conto presentato dal nostro Stato è solo fredda burocrazia senza dignità». Michel, che opera nel settore delle pubbliche relazioni, è l’uomo che all’indomani della strage improvvisò una conferenza stampa, indossando la maglia azzurra, in cui ringraziò il governo italiano per quanto stava facendo. A Losanna ha organizzato un concerto di beneficenza a favore delle vittime che si è tenuto giovedì. In platea, centinaia di persone, comprese Cornado e moglie. Sul palco, Riccardo Cocciante. «Mi ha commosso quando ha detto di essersi esibito — racconta l’imprenditore — per ricordare chi non c’è più».
Furioso, Pidoux parla di «un circolo di persone influenti nel Vallese che sta sostenendo economicamente Jacques e Jessica Moretti — i proprietari del Constellation e tra gli 11 indagati per omicidio, incendio e lesioni colpose — adoperandosi per far riaprire il loro ristorante a Lens, ora chiuso. Sarebbe una beffa». Quanto al Corso, sarà di nuovo interrogato il 5 giugno. Per evitare le domande dei pm previste lo scorso 10 aprile, mandò un certificato medico accampando «problemi di salute». Ma quel giorno le telecamere di Porta a Porta lo inquadrarono mentre svolgeva lavori di muratura proprio al Vieux Chalet.
26 aprile 2026
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