di
Renato Franco
Senhit e il cantante britannico in gara all’Eurovision per San Marino
Non solo Sal Da Vinci. All’Eurovision Song Contest in programma a Vienna (12-16 maggio) c’è un altro pezzo d’Italia grazie a San Marino, che porta in gara una coppia inedita: Senhit (pseudonimo di Senhit Zadik Zadik) — la cantante nata a Bologna da genitori eritrei 46 anni fa — e Boy George, l’artista britannico (64 anni) che con i Culture Club ha scritto un pezzo di storia della musica.
«Mi era uscito un beat anni 80 — racconta lei — e prima ancora di pensare alle parole, mi è venuta l’idea di coinvolgere Boy George. È una figura iconica, l’ho cercato io e lui è stato talmente pazzo da rispondermi: perché no?». Lui gioca sempre con l’ironia: «Quando mi ha detto che era per San Marino, ho subito chiesto: “Oh, ma è legale?”. Così ho fatto una piccola ricerca per vedere se fosse permesso. E poi ho pensato: è pazzesco, volevo partecipare all’Eurovision da anni, dopo aver visto che ci era andata anche Madonna. Finalmente ce l’ho fatta».
Saranno sul palco insieme, ma l’esibizione è soprattutto sulle spalle di Senhit: «È lei che fa tutto il lavoro — scherza lui, ma non troppo —. La mia coreografia consiste nello stare seduto, così posso guardarla mentre viene portata in giro. Io invece mi limito a respirare e a fare la mia parte: sarà favoloso». Il brano in gara si intitola «Superstar», un inno alla trasformazione delle fragilità in forza e un invito a uscire dall’ombra, «perché — spiega Senhit — ognuno ha una personalità unica, distinta dalle altre, irripetibile: tutti siamo delle superstar, tutti abbiamo una superstar dentro».
Boy George ai tempi del Culture Club si sentiva una superstar? «Mi sento più superstar oggi. Rispetto a quando ero giovane ho accettato la fama e me la godo davvero. Ed è un’esperienza molto diversa perché un tempo avevo molte insicurezze anche se le nascondevo dietro a una maschera». Le manca qualcosa di quel successo incredibile? «Ho ancora successo! Quindi no, non direi. So che molti pensano che io appartenga al passato, ma sono vivo e vegeto e mi sto divertendo da morire… Altrimenti, perché mi avrebbero chiesto di partecipare all’Eurovision?».
Icona gay, canzoni che tutti conoscono («Karma Chameleon» e «Do You Really Want to Hurt Me»), Boy George ha attraversato tanti eccessi, a partire dalle droghe (aveva ammesso di aver passato anni in una «nube chimica»). Oggi è diverso. «La gente si aspetta che io sia odioso, perché anni fa forse lo ero. Ma quello che sono oggi si sposa con la metafora della canzone: tutti sono delle superstar se scelgono di credere in se stessi e di irradiare positività». Da giovane invece in qualche modo si sentiva inadeguato: «C’è stato un tempo in cui ero l’unico strano, mentre oggi è un aspetto molto più diffuso. Rimane il fatto che rimango il re degli strambi!».
La cosa più stupida che avete fatto? Senhit: «Io sono molto noiosa, è lui quello pazzo». E infatti non si smentisce: «Andavo nei negozi e compravo 25 pezzi della stessa cosa, ma in colori diversi. E poi li ritrovavo nel mio armadio con le etichette ancora attaccate. Ho avuto un periodo un po’ folle in cui, quando finalmente avevo soldi, compravo solo vestiti stravaganti, ma ora non più. Oggi mi piace creare i miei vestiti e mi piacciono i negozi dell’usato: sono diventato molto parsimonioso».
Senhit è una veterana di Eurovision, ci ha già partecipato due volte, che sarebbero state tre con l’edizione saltata per il Covid: «Non ho alcuna aspettativa. Voglio solo divertirmi, vivere il momento e condividere questa bellissima esperienza con George, che in realtà può spronarmi e aiutarmi a godermela ancora di più». Lui non ci sta: «Noi vogliamo vincere». Molti Paesi però boicotteranno Eurovision per la partecipazione di Israele. Loro invece ci saranno, prendendo di fatto le distanze da qualsiasi tipo di boicottaggio culturale. Per Boy George del resto musica e arte non dovrebbero trasformarsi in strumenti di esclusione. Una posizione ribadita su X: «È molto trendy odiare Israele, ma ho sempre sostenuto che “la moda è per i fragili, lo stile per i coraggiosi”». L’Italia è rappresentata da Sal Da Vinci. Lei: «Adoro la canzone di Sal, la sua vittoria a Sanremo è stata una sorpresa davvero fantastica». Lui ancora spiazza: «Devo essere davvero onesto: non l’ho mai sentita».
26 aprile 2026
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