di
Federica Nannetti
La diagnosi di tumore esteso con metastasi, nel Regno Unito, non gli dava scampo. Dopo varie ricerche, ha contattato il Sant’Orsola dove sono riusciti a trovare un protocollo adatto alla sua condizione e il tumore è stato rimosso.
Il giorno della diagnosi rimarrà sempre lì, dentro di lui. Ma ora che è tornato a casa dai suoi due bimbi è certo anche di un’altra cosa: rimarrà per sempre dentro di lui pure il giorno in cui è stato dimesso, curato a duemila chilometri di distanza dalla sua città, e con una prospettiva sul futuro che sembrava impossibile da dare.
La storia di Tom Gunkel, dal Regno Unito a Bologna
La storia è quella di Tom Gunkel, 44 anni, residente insieme alla sua famiglia nel Regno Unito, nello Yorkshire per la precisione, arrivato a Bologna, al policlinico Sant’Orsola, con una diagnosi di adenocarcinoma metastatico esteso.
Diversi specialisti del suo Paese non gli avevano dato prospettive e possibilità di cura, eppure il suo non volersi dare per vinto l’ha portato fin sotto le Due Torri e a un intervento salvavita.
E fino qui, almeno inizialmente, ci è arrivato grazie alle sue ricerche autonome di terapie avanzate in giro per il mondo, ai suoi approfondimenti per un’alternativa agli esiti di più di un consulto: un tumore al colon con prognosi severa, impossibile da operare perché molto grande e diffuso, con metastasi al fegato e ai linfonodi.
«Non mi avevano dato prospettive»
Alla fine, un protocollo all’avanguardia legato al trapianto di fegato in pazienti con metastasi dell’Irccs policlinico Sant’Orsola l’ha convinto a contattare la struttura e i suoi professionisti: non è stato tutto immediato, ci sono volute terapie in patria e un intervento qui, che ha permesso davvero di asportare la massa tumorale.
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La medicina e la scienza sono state determinanti ovviamente, ma lo è stata anche la macchina burocratica che ha funzionato, così come lo è stato un Paese, il Regno Unito, che ha sostenuto tutte le spese di Tom.
Un caso molto complesso
«Quando Tom ci ha contattato abbiamo studiato attentamente il suo caso — spiega il prof Matteo Cescon, direttore Unità operativa di Chirurgia epatobiliare e dei Trapianti —: il tumore era effettivamente molto esteso e coinvolgeva i linfonodi, un particolare che lo escludeva da quel protocollo» di trapianto inizialmente individuato da Tom.
Ma un’alternativa si è trovata: «Gli abbiamo suggerito di effettuare un ciclo di terapia standard in pazienti che poi devono effettuare l’intervento, tutto in accordo con il suo oncologo inglese — continua Cescon —. Quando abbiamo rivisto le immagini abbiamo notato una significativa riduzione del tumore e abbiamo confermato a Tom la nostra intenzione di operarlo».
È tornata la speranza
Alla terapia, infatti, aveva risposto benissimo e così si è organizzato il trasferimento per l’intervento: «Abbiamo asportato tutta la massa nella parte sinistra del colon, linfonodi e 70% del fegato — aggiunge Matteo Rottoli, direttore Unità operativa di Chirurgia del tratto alimentare, presente in tandem in sala insieme al direttore Cescon —. Adesso Tom potrà affrontare le cure con una prospettiva molto diversa».
Da pochi giorni, in virtù di un decorso post operatorio senza complicanze, Tom è stato dimesso dal Sant’Orsola ed è tornato dai suoi bimbi e dalla sua famiglia, non prima di ringraziare «chirurghi brillanti e personale di reparto così premuroso e gentile — le sue parole —: sempre in buone mani».
«Per noi è una grande soddisfazione aver potuto garantire un’alternativa a un paziente a cui non erano state date speranze — conclude Cescon —. È un’ulteriore dimostrazione di come il nostro sistema sanitario nazionale, pubblico e universalistico, sia un’eccellenza riconosciuta in tutto il mondo. In Italia a questo tipo di prestazioni i cittadini accedono gratuitamente a prescindere da ogni condizione sociale ed economica». Tutto questo è da preservare.
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26 aprile 2026 ( modifica il 26 aprile 2026 | 15:58)
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