Gli è bastato un quadro, uno solo. Ed è diventato un mito battezzando anche il nome a uno dei movimenti artistici più amati e rivoluzionari della storia. Il quadro è «Impression, soleil levant» che rappresenta, appunto l’impressione del sole che sorge nel porto di Le Havre. L’autore, quasi inutile dirlo, è Claude Monet. E il movimento, come suggerisce il titolo dell’opera, è appunto l’Impressionismo.

Ecco, quel capolavoro – che ora si trova al museo Marmottan di Parigi (parisjetaime.com/ita)- può essere lo spunto giusto per un viaggio da vivere in questa primavera e in quest’anno visto che il 2026 è l’anno in cui la Normandia (it.normandietourisme.fr) celebra questo pittore fondamentale. Che proprio in questa regione della Francia (www.france.fr/it) visse e, soprattutto, dipinse per oltre quarant’anni.

Il 5 dicembre 1926, un secolo fa quindi, a Giverny, in Normandia, si spense l’artista e quindi si è scelto di celebrare la luce, il colore e la creatività dei suoi dipinti: da quello citato all’inizio alla celeberrima serie delle Ninfee. Oltre 100 eventi e mostre sono in programma da adesso fino a dicembre in tutta la regione, con momenti salienti a Giverny, Vernon, Rouen, Honfleur, Le Havre e lungo la Senna. E questo sarà un modo per (ri)scoprire i luoghi che hanno ispirato Monet, le sue case, i suoi leggendari giardini e i paesaggi della Normandia che hanno profondamente influenzato la sua arte.

Il punto di partenza, quasi obbligato è il paese di Giverny – a una settantina di km da Parigi e a un’ora circa dall’aeroporto di Beauvais – celebre nel mondo per essere il luogo dove il padre dell’Impressionismo abitava e dove sono rimaste la sua casa con gli arredi e le stampe orientali originali. Di fronte alla casa e allo studio, il giardino recintato di Clos Normand offre una tavolozza di fiori e colori con il giardino acquatico, il ponte giapponese, le ninfee, i glicini che richiamano immediatamente alla mente le sue opere. Ma non solo questa casa-museo: seguendo le indicazioni del percorso che attraversa il paese si possono vedere scorci che abbiamo già scoperto in tanti quadri di maestri che spesso vengono esposti nel vicino Museo dell’Impressionismo.

Ma volete fare un vero viaggio nel tempo? Seguite rue Rue Claude Monet e arrivate sino all’ex Hôtel Baudy. Qui, allora, arrivavano gli altri artisti come Cézanne e Rodin per incontrare il maestro e si fermavano in questa pensione dove fino a tarda notte si discuteva d’arte e bellezza. Ancora oggi è un ristorante: e mangiare qui è una vera emozione.
Ma abbiamo detto che questa celebrazione abbraccia l’intera regione: ecco quindi che vale la pena di proseguire e arrivare ad una città che fonde in maniera incredibile la magia impressionista e la voglia di rinascere dopo le distruzioni. Stiamo parlando di Le Havre che fu una delle culle dell’arte prima di essere rasa al suolo dai bombardamenti nel 1944. Il suo centro fu completamente distrutto, i morti migliaia ma risorse grazie al visionario architetto Auguste Perret che ricostruì la città, creando un capolavoro razionalista in cemento armato, con viali, abitazioni geometriche e grande luminosità.

Strano? Forse. Ma tanto da diventare Patrimonio dell’Umanità UNESCO nell 2005. Tutto questo senza dimenticare l’eredità Impressionista: se «Impression, soleil levant» è stato realizzato qui il magnetismo del porto aveva attirato altri artisti: Boudin, uno dei precursori dell’Impressionismo, dipinse qui uno dei suoi capolavori così come Pissarro che produsse una serie di opere ambientate all’Hôtel Continental, di fronte al molo. Ma soprattutto ora qui si erge imponente il Museo d’Arte Moderna (MuMa), che ospita una delle più ricche collezioni impressioniste di Francia. Boudin, Monet, Renoir, Pissarro, Degas e Sisley regnano sovrani ma voi dirigetevi verso la spiaggia. Vi troverete immersi in un Monet.
Infine, ultima sosta, al borgo marinaro di Honfleur, sull’estuario della Senna. Il suo Porto Vecchio sono protagonisti di tante tele di Eugène Boudin o Claude Monet ma è imperdibile camminare tra le sue case a graticcio, i vecchi bastioni e i vicoli che un tempo vedevano reti e pescatori.
Oggi, arrivano i turisti che camminano tra rue de l’Homme de Bois, rue du Puits e rue des Capucins. I ristoranti offrono gamberi e capesante, le case hanno colori pastello. E l’impressione, anche senza il sole che sorge, è quella di una vera meraviglia.

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