di
Valerio Cappelli

Lo spot, Sanremo, la politica. «Chiamatemi direttore»

Le critiche Beatrice Venezi le attirò già quando faceva la pubblicità in tv di uno shampoo, la chioma fluente che andava di qua e di là, immagini poco congrue con l’austerità dell’opera. Fu l’inizio di questa storia. Lei d’istinto rispose: «Mi criticano perché sono giovane e donna».

Al primo bagno di popolarità, ospite nel 2021 al festival di Sanremo, destò curiosità e un po’ di sospetto quando disse: «Chiamatemi direttore e non direttrice». A chi la guardava perplesso, spiegò che «maestra ricorda la scuola, direttrice rimanda a una figura non troppo simpatica».



















































Di aspetto gradevole, sempre puntuta e definitiva, quattro anni fa esternò: «Non mi sono mai vista come la più giovane, spero di essere riconosciuta per quello che faccio». Rinnovare era il suo tormentone. Prese di petto perfino il pubblico della Fenice: «Gli abbonati sono over 80». Il vero conflitto è nato mostrando disprezzo per l’orchestra che avrebbe dovuto dirigere.

Come in un romanzo d’appendice, ogni giorno una puntata. Venezi esondò dopo le contestazioni: «All’estero si domandano come mai una fondazione teatrale gestita con soldi pubblici, dello Stato, possa essere in mano ai sindacati, gestita in un contesto totalmente anarchico». E poi: «Hanno paura del cambiamento».

Già nominata consulente per la musica dall’ex ministro Sangiuliano, forte della sua amicizia con Giorgia Meloni, di polemica in polemica ha sempre gettato fuoco sul fuoco: «C’è un danno d’immagine che La Fenice ha ricevuto da questa vicenda». I dipendenti del teatro: «Ma se è stata lei a provocarlo: ha buttato tutto in politica, familismo e amichettismo».

La questione nel corso dei mesi ha assunto una dimensione sbagliata, ideologica: difesa a destra, attaccata da sinistra. Al concerto di Capodanno l’orchestra appuntò sul frac la spilletta di protesta, coinvolgendo il direttore Michele Mariotti e il pubblico. E lei con protervia: «Almeno potevano mettersi uno Swarowski». All’Opera di Nizza fu accusata d’essere fascista. E lei: «Il gruppetto che mi ha contestato? Sono quattro sfigati».

Fabio Luisi (l’unico direttore che ha avuto il coraggio di esporsi) ci disse che la Fenice è un tempio della musica «e non una palestra dove imparare il mestiere, il suo gesto è scolastico, per il suo bene dovrebbe rinunciare all’incarico». Invece lei è andata per la sua strada, ma non sarà più una calle di Venezia.

Affermò di essere la prima donna ad aver lavorato all’opera in Georgia e in Azerbaigian: «In Armenia addirittura sono stata la prima donna in assoluto a salire sul podio». Il lato gradevole e spensierato lo ha affidato ai social, dove si mostra sorridente mentre va a cavallo in Argentina.

Virginia Raffaele la imitò muovendo le braccia un po’ a casaccio, la bacchetta lunga come una scopa. Venezi rispose sardonica: «L’imitazione è una forma di consacrazione, quindi grazie a Virginia. Se poi piace o no lo deciderà il pubblico».

Il sovrintendente Colabianchi fino a ieri l’ha difesa in ogni modo, disse che una giovane musicista avrebbe attratto pubblico giovane e che alla Fenice avrebbero continuato a dirigere artisti di fama internazionale.

Ora l’ha scaricata dopo che Venezi ha detto che alla Fenice di Venezia «i posti sono tramandati di padre in figlio». Così si è resa indifendibile anche per chi l’ha sostenuta. Non tanto per il curriculum, ma perché ha mostrato di ignorare come avvengono i concorsi nelle orchestre italiane. Si suona dietro un paravento, ignorando l’identità dello strumentista.

«Non sa l’Abc di come funzionano le cose, è fuori da questo mondo, si vede che non ha mai fatto parte dei concorsi musicali, non conosce i meccanismi più elementari del sistema musicale», dicono ora i leader sindacali del teatro. L’orchestra protestò fin dall’inizio per una nomina calata dall’alto, senza che avesse mai diretto alla Fenice.

A un certo punto Beatrice Venezi cercò di minimizzare la crisi, sempre con la bacchetta nell’acido: «È successo qualcosa? Io non mi sono accorta di niente». Forse ora ha cambiato idea.

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26 aprile 2026 ( modifica il 26 aprile 2026 | 21:43)